27 Apr 2021

Pistoletto: “Gli esseri umani non possono esimersi dall’essere responsabili”

Scritto da: Luca Deias

Il 22 aprile si è tenuto l'Earth Day, la più grande manifestazione ambientale globale celebrata annualmente dalle Nazioni Unite. Vi proponiamo un'intervista a Michelangelo Pistoletto sui temi legati alla Giornata della Terra, tra sostenibilità, arte, Terzo Paradiso, nuove generazioni e futuro.

Un mercoledì di aprile. Sono le 11, entro nello studio di Michelangelo. Lo incontro per realizzare l’articolo che desidero proporre per la Giornata Mondiale della Terra, celebrata dalle Nazioni Unite ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, per porre sotto i riflettori globali la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del nostro pianeta. Prima di procedere con l’intervista ci confrontiamo informalmente sulle tematiche associate a questa ricorrenza. Le sue reazioni, quando affrontiamo questi argomenti, mi stupiscono: addentrandoci nella conversazione lascia intravedere un percepibile coinvolgimento. Le sue riflessioni, colorate di fervore, sono accompagnate da un’energia magnetica.

Anche la comunicazione non verbale non lascia dubbi: stiamo affrontando questioni che lo toccano. Verrebbe da pensare che non può che essere così. D’altronde ha dedicato la sua vita e la sua arte al cambiamento responsabile della società ed è quindi intuibile che i topic associati all’Earth Day gli siano congeniali. Ma un conto è evincerlo informandosi sui libri o leggendo la sua cronistoria, un altro è accorgersene e avvertirlo parlandosi faccia a faccia, guardandosi negli occhi. Così, in una mattinata ventosa di aprile, ho capito, ancor meglio di prima, quanto Michelangelo Pistoletto desideri cambiare il mondo.

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Quali prospettive attendono la Terra e i suoi abitanti? Se volgi lo sguardo al futuro, come vedi il nostro pianeta fra un secolo?

Può darsi che fra 100 anni l’umanità sia scomparsa o esista sotto forma di robotica, ma questo non si può sapere. So soltanto che in questo momento sono molto arrabbiato, perché nessuno mette in luce il problema fondamentale dell’eccessiva moltiplicazione degli esseri umani sul pianeta. Noi abbiamo oggi una possibilità, attraverso la tecnologia, di lavorare fino a tarda età senza aver bisogno di usare i muscoli, quindi si possono limitare ai giovani le attività fisiche, ma nello stesso tempo pensare che non è più così grave invecchiare. Non è necessario morire presto per lasciare posto ai giovani. In realtà, basterebbe che nascessero meno persone per lasciar posto all’umanità. Questo è di basilare rilevanza: bisogna che si smetta di pensare che noi bianchi rischiamo di essere in meno dei neri, i neri in meno dei gialli, i gialli in meno dei blu… possiamo essere tutti bianchi, neri, verdi, gialli, blu, marroni, non conta! Possiamo essere di una tonalità cromatica che non è ancora nata, data dalla mescolanza dei vari colori. E se per caso un colore predominasse sull’altro, cosa mi importa? È sempre l’essere umano, a prescindere dal colore, ad avere la responsabilità del suo pianeta.

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Che cos’è la Terra per Michelangelo Pistoletto? Come identifichi il rapporto tra esseri umani e pianeta?

La Terra è la nostra sopravvivenza. Come esseri umani siamo diversi da ogni altro essere esistente perché sappiamo pensare. Il pensiero ci consente di capire cosa stiamo facendo, ma esso è diventato anche molto pericoloso, perché ci ha portati a creare un mondo artificiale spinto ormai alle estreme conseguenze. Basta guardare alla speculazione finanziaria che ha assunto proporzioni abnormi: ha trasformato la realtà del lavoro in una vana chimera. Stiamo già usando i profitti di ipotetiche attività produttive delle prossime generazioni. Contemporaneamente si incassa con le guerre distruggendo interi paesi per poi far guadagno sulla ricostruzione. Questa è una mostruosità creata dal genere umano. L’economia dovrebbe invece imitare la natura nella quale tutto nasce, muore e rinasce continuamente, con un equilibrio dinamico tra conservazione e rinnovamento. Un bosco è apparentemente sempre uguale, ma dentro tutto cambia. L’essere umano, invece, taglia il bosco e crea il deserto. E ancora, crea deserto e alluvioni con l’estrazione e l’uso di materiale fossile, che alterano la biosfera. Per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare un equilibrio tra le attività umane e la natura. Il progetto mondiale dell’ONU sulla sostenibilità deve esserci da guida. Attualmente, a livello globale, si sta lavorando molto bene in questa direzione con la produzione di energia elettrica solare, nonostante alcuni paesi siano ancora restii a seguire questa via dell’utilizzo di energia pulita e continuino con quella fossile.

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Il Coronavirus ha portato alcuni policymaker a mettere in secondo piano le questioni ambientali e il cambiamento climatico. Gli studenti di tutto il mondo, in quest’ottica, continuano ad alzare la voce sull’emergenza ambientale e alcuni movimenti stanno avendo eco globale, come quello dei Fridays for Future di Greta Thunberg. Quale consiglio rivolgeresti alle giovani generazioni per rendere più efficace questo processo?

È giusto che i giovani si ribellino e che comprendano la gravità della situazione riguardo al cambiamento climatico. Le nuove generazioni hanno ragione a protestare, anch’io sono dispiaciuto e adirato, ma allo stesso tempo insieme a tutti i collaboratori di Cittadellarte sto cercando di far sì che le proposte sostituiscano la protesta. Quest’ultima è sì utile, ma se non si lavora pragmaticamente per una proposta, la protesta lascia il tempo che trova, fa solo funzionare l’economia delle notizie fine a sé stessa. Adesso è importante lavorare su proposte pratiche tali per cui gli esseri umani non possano più esimersi dall’essere totalmente responsabili. Non ci sono più una responsabilità o un giudizio che vengano dall’alto: siamo giunti praticamente all’ora del giudizio e siamo noi che dobbiamo giudicare il nostro operato e poi agire con responsabilità per creare, qui sulla Terra, il Terzo Paradiso.

Con il simbolo trinamico rifletti e individui la possibile sintesi e relazione armoniosa tra natura e artificio. Quale percorso va intrapreso dalla società moderna per arrivare al Terzo Paradiso?

Terzo Paradiso significa l’unione equilibrata tra il paradiso naturale e il paradiso artificiale. Il primo simbolicamente rappresentato in un cerchio, il secondo nel cerchio opposto; insieme fanno due. La dualità, però, non è statica. Essi si uniscono nel cerchio al centro per creare un terzo elemento che prima non esisteva. Questo triplo cerchio infatti è il simbolo-formula della creazione e come tale non è una verità ipotetica, non è un dio finto, è una fenomenologia riguardante l’esistente, verificabile scientificamente. Tutto avviene attraverso una separazione e una connessione continue. Il nostro obiettivo deve essere quello di entrare finalmente nel terzo stadio dell’umanità, che ho chiamato Terzo Paradiso.

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L’essere umano, avvalendosi della tecnologia, sta intensificando la corsa allo spazio conducendo esplorazioni tese a conoscere maggiormente l’Universo. Sono note, a questo proposito, le ultime scoperte sul Pianeta Rosso, rese possibili grazie al rover Perseverance e al drone Ingenuity, impiegati per la missione Mars 2020 sviluppata dalla NASA, che prevede di studiare l’abitabilità di Marte, indagare sul suo passato e cercare eventuali tracce di vita biologica. Queste ricerche sono a tuo avviso rilevanti per il nostro pianeta?

In una delle ultime manifestazioni dei giovani sulla lotta contro il cambiamento climatico, ho notato un ragazzo con in mano un cartello in cui era scritto “andiamo a conquistare Marte e contemporaneamente perdiamo la Terra”. Questa è un’affermazione che sto facendo da anni e con gran forza. È significativo che il simbolo trinamico del Terzo Paradiso sia stato assunto dalla missione spaziale denominata VITA2* e portato dall’astronauta Paolo Nespoli, insieme a un equipaggio internazionale, in orbita per 139 giorni a bordo della ISS – Stazione Spaziale Internazionale. In quell’occasione mi è stato chiesto se pensavo che esistessero esseri come noi nell’Universo. Ho risposto che prima di scoprire abitanti di altri pianeti era venuta l’ora di scoprire gli abitanti della Terra. Occorre assumere una responsabilità tale che, oltre a eliminare le guerre su questo pianeta, ci impedisca di portare i conflitti anche a dimensione stellare.

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Nel 1994, nel Manifesto Progetto Arte, sottolineasti che era tempo che l’artista prendesse “la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana, dall’economia alla politica, dalla scienza alla religione, dall’educazione al comportamento, in breve tutte le istanze del tessuto sociale”. Nel 2021, a distanza di 27 anni, è cambiato il ruolo dell’arte nei confronti del nostro pianeta?

A Cittadellarte, negli anni ’90 del secolo scorso, è nata l’Università delle Idee. È una scuola che mette in connessione tutti i settori delle società, dalla politica all’economia, dalla religione all’educazione, dal comportamento all’architettura, dall’agricoltura all’urbanistica fino alla moda. A Cittadellarte questa scuola, mettendo a frutto le scoperte fatte nel tempo, prosegue nella continua ricerca. È una formazione che comprende tutte le età a partire dalla scuola dell’infanzia fino all’Accademia Unidee e porta ogni professione ad affrontare il mondo in maniera veramente nuova. Il ruolo dell’arte è quello di condurre la creazione al massimo grado di responsabilità in ogni campo dell’attività umana.

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte

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