21 Mag 2021

Riforestiamo Italia: “Piantiamo 10 milioni di alberi a Roma”

Riforestiamo Italia è una rete che coinvolge cittadini, associazioni, privati ed enti pubblici per effettuare l'azione più efficace di tutte nel contrasto ai cambiamenti climatici: piantare alberi. A Roma è partito un percorso partecipato che vuole raggiungere un obiettivo molto ambizioso: piantare 10 milioni di alberi nella Capitale.

Roma, Lazio - Non è un mistero che le foreste siano fra i migliori alleati degli esseri umani nel contrasto ai cambiamenti climatici. La capacità di assorbimento di anidride carbonica di una foresta in salute supera di gran lunga qualsiasi tecnologia di cattura e stoccaggio di carbonio attualmente conosciuta. Così, mentre in alcune parti del mondo prosegue una deforestazione selvaggia, stimolata dalla crescente domanda di beni di consumo delle società più opulente, altrove nascono – e con frequenza sempre maggiore – interessanti progetti di riforestazione. 

Tuttavia, se piantare un albero è relativamente semplice, riforestare non lo è per niente. Una foresta è molto di più di un semplice insieme di alberi: è uno scrigno di biodiversità, un ecosistema che svolge migliaia di funzioni, che ha i suoi metabolismi e necessita di equilibri specifici per crescere in salute. Da qualche anno nel nostro paese è attivo il progetto Riforestiamo Italia, che insegna alle comunità locali a coltivare e piantare alberi per rimboschire i propri territori, soprattutto nelle aree urbane molto antropizzate. 

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Roberto Salustri di Reseda Onlus, fondatore di Riforestiamo Roma

Dato che si è da poco avviato Riforestiamo Roma, la versione romana del progetto, ne abbiamo approfittato per intervistare Roberto Salustri, fondatore e direttore tecnico scientifico di Reseda Onlus, la cooperativa che porta avanti l’iniziativa.

Partiamo dalla Capitale. È davvero possibile riforestare Roma?

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Sì e ti dirò di più: lo vogliamo fare sul serio. Non ci interessa piantare mille alberi o fare greenwashing per “compensare” le emissioni di qualche azienda. Vogliamo davvero riforestare Roma. Il nostro obiettivo è piantare dieci milioni di alberi.

Sono un bel po’…

Sì, ma non è un numero a caso. Abbiamo mappato il territorio e visto che ci sono sufficienti spazi per farlo. Piuttosto, mancano gli spazi nei vivai. Per questo abbiamo pensato a dei vivai di comunità… 

Va bene, partiamo dal principio. In cosa consiste il progetto Riforestiamo Italia?

L’idea di base è semplice. Entriamo in contatto con gruppi locali e li formiamo innanzitutto a mappare le aree riforestabili presenti nel proprio territorio, poi a raccogliere i semi di alberi autoctoni, quindi a realizzare dei vivai individuali o collettivi e infine a piantare questi alberi in aree urbane o extraurbane. Poi i volontari si dividono in gruppi,a seconda di dove vivono e mettono in pratica quello che hanno appreso.

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Date indicazioni specifiche sulla scelta degli alberi da piantare?

Abbiamo scelto di piantare solo specie autoctone perché sono le uniche che ci danno una sicurezza sulla resilienza del progetto, oltre al fatto che così andiamo a preservare la biodiversità naturale che sta scomparendo. Il consumo del suolo, un problema legato anche ai cambiamenti climatici, sta distruggendo le foreste primarie e con esse gli alberi autoctoni stanno scomparendo. Quasi tutte le foreste del Lazio – e lo stesso vale per il resto d’Italia – sono foreste coltivate, non originarie, e i loro alberi sono specie non autoctone. Ma per creare una foresta che sia un ecosistema realmente autoconsistente devi andare a pescare nei pochi boschi residuali che sono rimasti. Quindi quello che facciamo è studiare questi boschi con i volontari e far loro vedere come si raccolgono i semi in loco, per poi replicare questi boschi nelle aree che ci sono messe a disposizione.

E i vivai che ruolo hanno in questo processo?

Per massimizzare le possibilità di riuscita i semi non vanno piantati direttamente a terra, ma all’interno di un vivaio. Ma, come ti accennavo, il problema è che piantare tutti gli alberi che servirebbero per contrastare i cambiamenti cimatici non bastano i vivai che ci sono a Roma, né in Italia, né in tutto il mondo. Perciò per creare abbastanza alberi l’unica maniera è quella di creare dei vivai comunitari a partire dai cittadini. Puoi farlo a casa tua o in luoghi collettivi, è necessario che questi vivai siano dappertutto. Ogni vivaio può arrivare a produrre anche 20.000 alberi l’anno, ma per arrivare ai 10 milioni di alberi che programmiamo di piantare a Roma significa che ogni quartiere, ogni associazione, deve averne uno. E noi siamo qui per insegnare a farli.

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Servono delle autorizzazioni per piantare gli alberi?

Ovviamente servono autorizzazioni e permessi se si tratta di terreni pubblici o accordi con i proprietari se si tratta di terreni privati. E devo dire che fin qui le iniziative con i privati sono state più rapide ed efficaci, c’è meno burocrazia, si parte subito. Comunque forniamo anche le informazioni su come mettersi in contatto con le amministrazioni per chiedere i permessi. 

Quali sono i primi progetti partiti?

Il primo gruppo di volontariato è stato ai Castelli Romani, poi è partito questo di Roma, attualmente abbiamo richieste anche di farlo a Milano, a Senigallia, a Napoli. Insomma, ce ne sono diversi. Ovviamente ci sono delle differenze, a seconda dei contesti, sia nel tipo di piante coltivate, sia nell’organizzazione. Ad esempio, ai Castelli i volontari si sono divisi in gruppi a seconda del Comune di appartenenza, mentre a Roma si stanno dividendo in base al Municipio. Una cosa comune è che in ogni luogo il percorso parte con la collaborazione e su richiesta delle associazioni del territorio. Ad esempio a Roma lo abbiamo organizzato assieme a Community Organizing, ma hanno partecipato anche Alberi in periferia, Driade, Brigate Verdi e l’ente regionale Roma Natura; a Milano lo stiamo organizzando con i Difensori della Natura. Partiamo dove si può e con chi c’è, non ci interessa esserci noi fisicamente, l’idea è piuttosto di creare una sorta di “rete neurale naturale” composta dalle persone più varie che però seguono determinati principi etici.

Quindi oltre all’aspetto pratico, fate anche un lavoro culturale…

Sì, certamente. C’è anche tutta una cornice filosofica e di senso all’interno della quale si inseriscono le attività. Ad esempio parliamo di bioregionalismo, così come vediamo i principi del movimento della transizione.

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Quali effetti pratici state ottenendo?

Beh, ci sono gli aspetti più strettamente legati all’attività che facciamo: a Roma ad esempio abbiamo costruito una serra con i volontari, all’interno della quale hanno già iniziato a coltivare gli alberi. Poi ci sono aspetti che potremmo definire indiretti. Ad esempio le persone che iniziano a occuparsi della riforestazione, man mano si prendono sempre più cura anche di tanti altri aspetti ambientali e sociali legati al territorio, diventano più sensibili a questioni come i cambiamenti climatici. Un altro aspetto interessante è che le varie realtà e associazioni del territorio, pur mantenendo ciascuna una sua identità, grazie a questa iniziativa si mettono in rete e lavorano assieme. 

Fin qui abbiamo parlato dell’Italia, ma Reseda Onlus si occupa di progetti simili anche in altre parti del mondo, giusto?

Già, soprattutto nel Sahara occidentale, assieme al popolo saharawi. Una zona martoriata, estremamente povera, parzialmente occupata dal Marocco in maniera abusiva. Lì abbiamo recentemente avviato il progetto “Un albero per ogni mina”. È una storia lunga…

Una storia lunga che racconteremo prossimamente, sempre su Italia che Cambia.

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