13 Apr 2022

Ultima Generazione ieri mattina in azione contro le trivelle di Eni e di Draghi

Continuano le azioni della campagna Ultima Generazione promossa da Extinction Rebellion. Nella giornata di ieri a Roma è stato lanciato un attacco nonviolento alla sede di Eni per denunciare la politica energetica ecocida del colosso italiano, appoggiato dal Governo e dalla sua politica che rimane ancora ben lontana da una reale transizione ecologica.

Roma, Lazio - La coda dell’inverno 2021-22 è stata bollente, in tutti i sensi. Non solo perché parliamo di riscaldamento globale e, più in generale, di crisi ambientale – secondo Meteonetwork le temperature sono risultate 1,6°C superiori alla media climatica degli inverni del trentennio 1981-2010 –, ma anche perché l’attivismo ambientale ha fatto registrare azioni importanti ed eclatanti.

A guidare la protesta in Italia ci sono, fra gli altri, gli attivisti e le attiviste di Extinction Rebellion, la cui iniziativa targata Ultima Generazione abbiamo seguito da vicino e raccontato nel dettaglio, fino al culmine della campagna che ha coinciso con l’incontro con il Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani (ne abbiamo parlato qui).

Ma non è finita! Alle ore 10.00 di ieri, mercoledì 12 aprile, cinque persone coinvolte nelle azioni di disobbedienza civile nonviolenta promosse da Ultima Generazione, si sono recate alla sede legale di Eni, in Piazzale Enrico Mattei 1, a Roma, per un’azione di imbrattamento a danno del gigante italiano dell’energia.

ultima generazione

Oltre a dipingere l’ingresso del palazzo con la vernice, le persone coinvolte nell’azione hanno danneggiato le vetrate del cancello per simboleggiare le ultime trivellazioni dell’azienda autorizzate dal Governo Draghi. Tutte le persone presenti all’azione sono state portate in questura a forza. Ad ora non è ancora chiaro in quale commissariato della Capitale siano trattenuti.

«Rompere il vetro in caso di emergenza significa che, in questo momento, ogni atto di protesta che non ferisca o minacci persone è un dovere per fermare le emissioni. La scelta del Governo di aumentare il gas nazionale va contro ogni parere della comunità scientifica nazionale e avvantaggia soltanto aziende fossili come Eni», ha affermato Michele di Ultima Generazione, che ha ribadito che le azioni proseguiranno finché non verranno accolte dall’esecutivo le richieste della campagna.

Nello specifico si tratta di due obiettivi fondamentali: il primo è l’accoglimento della richiesta di interruzione immediata della riapertura delle centrali a carbone dismesse e di cancellazione del progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale. Il secondo è che si proceda proceda a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GW nell’anno corrente, e a creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile aiutando gli operai dell’industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili.

«Il ministro Cingolani – aggiunge il gruppo di Extinction Rebellion – nel 2021 ci aveva promesso di arrivare entro il 2030 a produrre il 72% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Meno di un terzo degli impianti promessi per generare energia rinnovabile sono stati costruiti e circa il 90% dei progetti è fermo al Ministero. Di quale emergenza climatica si sta occupando il Governo Draghi? Il collasso è adesso, non è nel 2050».

In questo momento, ogni atto di protesta che non ferisca o minacci persone è un dovere per fermare le emissioni

Laura, che ha preso parte all’azione, ha dichiarato: «Con serio impegno da parte dello Stato per una conversione ecologica reale, concreta ed efficace, possiamo garantire decine di migliaia di posti di lavoro. Non vogliamo lasciare nessuno indietro: chiediamo lo sblocco delle fonti rinnovabili ma anche sussidi per la popolazione affinché nessun lavoratore rimanga per strada. Abbiamo bisogno che tutti i lavoratori vengano in strada con noi. Lanciamo un appello a chi ci guarda di unirsi a Ultima Generazione per non essere davvero l’ultima generazione. Quando la legge è ingiusta la resistenza diventa un dovere etico e morale».

Prosegue dunque l’azione degli attivisti e delle attiviste, in continuità con i blocchi stradali attuati a dicembre dello scorso anno e con lo sciopero della fame che ha visto protagoniste alcune persone legate al movimento un paio di mesi fa. «Non c’è una presa di responsabilità del Governo italiano. Noi continueremo a fare pressione politica, con la disobbedienza civile», aveva promesso un’attivista dopo l’incontro con Cingolani. Alle parole stanno seguendo i fatti, che noi continueremo a raccontare giorno dopo giorno.

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