12 Lug 2022

The Heart of Sicily, alla scoperta di una Sicilia sconosciuta e autentica

Esiste una Sicilia sconosciuta, lontana dal mare, che merita di essere scoperta attraverso viaggi ed esperienze che esaltano l’autenticità dei luoghi e delle persone che vivono questi territori. Fabrizia Lanza ha ideato The Heart of Sicily, un progetto di turismo relazionale che unisce a questo scopo 15 esperienze agricole e artigianali, 12 itinerari turistici, 12 borghi, 20 partner tra agricoltori, mugnai, artigiani, pastori e custodi del territorio, 6 host.

Palermo - The Heart of Sicily è un libro pubblicato nel 1993 da Anna Tasca Lanza, fondatrice della scuola di cucina omonima, con cui ha comunicato al grande pubblico internazionale il valore della cucina siciliana dell’entroterra e delle sue filiere agricole, ma è anche il nome del progetto che la figlia di Anna Tasca Lanza, Fabrizia Lanza, ha creato per dare risalto a una parte di Sicilia sconosciuta.

Un progetto di turismo relazionale che punta a far conoscere una Sicilia insolita e poco nota, che sostiene le comunità locali, i saperi agricoli,  gastronomici e artigianali, che sostiene la vita nei borghi e nelle aree interne. Fabrizia ha coinvolto un gruppo di amici impegnati in progetti di lavoro e di vita di questa parte di Sicilia. 

Il territorio delle Madonie, una dorsale di monti e colline nella provincia di Palermo, dalle cime innevate ai verdi boschi, fino ad arrivare alle distese dorate di grano, è un parco riconosciuto riconosciuto dall’Unesco, ma è soprattutto un caleidoscopio di paesaggi, colori e profumi dalla forte identità culturale che le comunità tramandano con vanto. Un territorio affascinante e incontaminato, anche se molto isolato, lontano dal mare, spesso mal collegato, impervio dal punto di vista logistico, ma anche ricco di tante perle che ne accrescono ancora di più il fascino e la suggestione.

madonie

Molta gente è andata via, qualcuno è rimasto, qualcun altro è tornato. È il caso di Fabrizia, storica dell’arte che ha lavorato per 28 anni in ambito museale all’estero e in Italia. È tornata nei suoi luoghi d’origine nel 2006 e ha preso in mano la gestione della scuola di cucina che aveva in principio avviato la madre. Attraverso la cucina e il cibo ha avuto modo in questi anni di raccontare i suoi luoghi a tutti coloro che hanno frequentato i corsi, esaltandone soprattutto l’autenticità. Il desiderio di far crescere il territorio, durante la pandemia del 2020, l’ha portata a partorire The Heart of Sicily.

«Durante il Covid, quando tutto si è fermato e non avevo corsi nella mia scuola di cucina, mi sono interrogata sul tema della restituzione. Cosa ne faccio della mia competenza in un territorio molto bello, ma anche impervio? Noi abbiamo una cantina e una scuola di cucina, intorno a me ci sono tanti piccoli produttori e operatori, conosciuti in questi vent’anni, veri eroi che credono in ciò che fanno. Ho deciso di riunirli tutti sotto un’unica rete. Nasce così The Hearth of Sicily, con lo scopo di far conoscere, attraverso differenti percorsi e diversi tipi di esperienze, i protagonisti di questi luoghi, la natura, le tradizioni e la cultura siciliana», racconta Fabrizia. 

Dieci anni fa non mi sarei mai imbarcata in un progetto del genere, avrei avuto paura e nessuna voglia di “avere a che fare con chissà chi”

15 esperienze agricole e artigianali, 12 itinerari turistici, 12 borghi, 20 partner tra agricoltori, mugnai, artigiani, pastori e custodi del territorio, 6 host. Escursioni alla scoperta del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, relax, animali e tante occasioni per immergersi nella Sicilia più agricola attraverso i borghi di Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Alia, Caltavuturo, Sclafani Bagni, Geraci Siculo, Gangi, Castellana Sicula, Valledolmo, Isnello e Scillato. L’idea è di aggiungerne sempre di più. Ma anche storie di olio, formaggio, vino, pomodoro, grano raccontate dalla gente dei luoghi attraverso le loro storie di vita e lavoro. Un viaggio tra le esperienze umane.

«Quest’anno sarà un rodaggio, il progetto ha appena sei mesi di vita, siamo ancora alla fase iniziale. Abbiamo vinto un bando, la stampa comincia a parlare di noi, abbiamo già diverse prenotazioni. La nostra speranza è che dal terzo anno in poi, quando non saremo più coperti economicamente, il progetto posso reggersi da solo. Non sarà facile, ci vorrà del tempo, ma intanto stiamo portando avanti un modello pensato in modo molto strutturale e con una modalità diversa rispetto a quanto avviene, di solito, al sud. L’obiettivo è anche aggiungere sempre più realtà alla rete che abbiamo creato», continua Fabrizia. 

C’è tanta voglia di autenticità, di vivere esperienze, viaggiare in modo consapevole. Non più luoghi perfetti come le immagini di tante cartoline patinate, ma territori reali in cui incontrare il pastore e osservarlo mentre fa il formaggio, cambiare programma per l’arrivo della pioggia, perdersi tra uliveti. Esperienze imperfette che diventano uniche e irripetibili perché a contatto con la vita reale di questi luoghi. 

Fab Scuola di Cucina

«Sempre più persone hanno voglia di vedere le cose con occhi diversi, me ne accorgo anche nella scuola di cucina. Quando cominciò mia madre i frequentatori erano signori americani, pensionati, mentre adesso molti giovani vengono perché vogliono capire di più, si fanno delle domande interessanti sul cibo. Con The Heart of Sicily si va oltre, per liberare la nostra creatività e condividere la bellezza e l’autenticità della nostra terra». 

‘Mpidimento per giovamento, come si dice in Sicilia: un impedimento che ha portato un beneficio, non tanto a Fabrizia, quanto al territorio che vive. Il Covid ha generato in lei un’idea su cui in passato non avrebbe mai lavorato. «Dieci anni fa non mi sarei mai imbarcata in un progetto del genere, avrei avuto paura e nessuna voglia di “avere a che fare con chissà chi”».

«Le farraginosità sono tante, così come la burocrazia, ma oggi le affronto con uno spirito diverso, non l’avrei mai detto. Tutto evolve, anche se lentamente. Il Covid è stato portatore di qualcosa di buono, c’è stato il tempo di pensare, di dare priorità a nuove cose che non pensavamo fossero così importanti. Abbiamo avuto il respiro di poterci guardare intorno», conclude Fabrizia. 

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