17 Ott 2022

Donne rurali: ecco perché è così importante fare di più per le contadine

Scritto da: Davide Artusi

Cosa si festeggia in occasione della Giornata internazionale delle donne rurali? Perché è così importante il 15 ottobre? E che ruolo svolgono le contadine nel mondo? Grazie alle testimonianze di tre donne legate al mondo dell’agricoltura e della terra proviamo a rispondere a queste domande e a comprendere come il ruolo delle donna nei campi sia di primaria importanza per il nostro pianeta.

Si chiudono oggi le tre giornate istituite dalle Nazioni Unite e dedicate al tema dell’alimentazione, dell’agricoltura e della povertà. Lunedì 17 ottobre si festeggia la Giornata internazionale per lo sradicamento della povertà, il 16 è stata la Giornata mondiale dell’alimentazione e il 15 la Giornata internazionale delle donne rurali.

La Giornata internazionale delle donne rurali è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con lo scopo di riconoscere il ruolo chiave alle donne rurali e contadine nel promuovere lo sviluppo del mondo rurale e agricolo, contribuendo alla sicurezza alimentare e allo sradicamento della povertà rurale, come spiegato nel dettaglio sulle pagine di ONUITALIA.

Le donne rurali rappresentano oltre un quarto della popolazione mondiale e una grande quantità di loro dipende dall’agricoltura e dalle risorse naturali per il proprio sostentamento. Il loro contributo nello sviluppo sociale, economico e ambientale sostenibile all’intero pianeta è enorme.

Le donne rurali nei paesi in via di sviluppo rappresentano all’incirca il 43% della forza lavoro e producono la maggior parte del cibo disponibile. Molte di loro vivono però in condizioni precarie, di estrema povertà, subiscono abusi e discriminazioni e a tante viene negato l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e al controllo delle terre.

Federica

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito nel 2010 UN Women, per promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, con l’impegno di garantire alle donne rurali l’accesso ai servizi di base e al controllo delle terre. Nonostante questi sforzi e i risultati che passo dopo passo, riforma dopo riforma, sono stati raggiunti, la strada per la piena tutela delle donne rurali è ancora lunga.

Il ruolo delle donne rurali ha dunque bisogno di essere riconsiderato, sia nella sua dimensione più umana sia in quella sociale. È proprio qui che ci vengono in aiuto tre storie di donne, Federica, Laura e Roberta, immerse nel mondo dell’agricoltura e che con passione hanno dedicato la loro vita alla terra. Si tratta di tre contadine che fanno parte di Coltivatori di Emozioni, la prima piattaforma italiana di Social Farming, della quale abbiamo già parlato in precedenti articoli, vi lasciamo alle loro testimonianze.

Dopo la laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica, Federica è partita per l’Australia: «Doveva essere solo un viaggio premio, ma poi sono rimasta sei anni. Il primo anno ho girato il continente, volevo rendermi conto della sua vastità e bellezza, poi ho cominciato a lavorare: cameriera, lavapiatti, aiuto cuoco», racconta.

Laura

«A Hobart, in Tasmania, ho lavorato per due anni come pasticciera, ma tre anni fa il desiderio di rientrare in Italia si è riacceso: avevo bisogno della mia lingua, della mia famiglia, della cultura italiana e così sono rientrata. Ho iniziato ad affiancare mio padre nella parte amministrativa dell’impresa agricola. Ci sono voluti ben due anni per rendermi conto della burocrazia che c’è dietro un’azienda e ottenere la qualifica di IAP (imprenditore agricolo professionale)».

Durante la quarantena Federica ha iniziato a coltivare l’orto e a vendere i prodotti con consegne a domicilio. «Mi piacciono i lavori pesanti e nell’orto mi occupo di tutte le attività necessarie. Voglio che i miei prodotti siano al 100% naturali e questo per me vuol dire autoprodurre anche i macerati che utilizzo come antiparassitari, a base di aglio e ortica.  È un lavoro in più, ma ci tengo a portare avanti l’idea di un’agricoltura che rispetti la natura». Oggi la masseria accoglie anche un piccolo punto vendita in cui trovare broccoletti, cavolfiori, verze, il cavolo nero toscano dell’orto di Federica, insieme ai prodotti a km0 del territorio locale.

Thanit nasce nel 2015. Fino a quel momento Laura, la protagonista della seconda storia, faceva tutt’altro lavoro: si occupava di marketing in un ufficio vendite a Milano, mentre il suo compagno Gianni faceva lo chef in giro per il mondo. Gianni aveva già in possesso dei terreni di famiglia e questo ha contribuito a far fiorire la sua passione per il lavoro della terra.

Il ruolo delle donne rurali ha bisogno di essere riconsiderato, sia nella sua dimensione più umana sia in quella sociale

«Nel 2015, insieme, abbiamo dato vita a Thanit – ci racconta Laura – la nostra piccola azienda agricola che produce olio extravergine di oliva e zafferano. Abbiamo unito le forze, sfruttando le nostre competenze: io quelle della vendita e del marketing, mentre lui quelle inerenti al lavoro della terra».

«Nei nostri sogni c’è quello di aprire anche una sorta di agriturismo oppure una piccola locanda o bruschetteria, qualcosa dove si possa anche far conoscere il nostro prodotto e farlo assaggiare, vista l’esperienza di Gianni come chef, e sperimentare abbinamenti per far degustare il nostro olio. Il prossimo prodotto su cui vorrei puntare? La lavorazione della terra con la produzione del pistacchio».

L’azienda agricola Insula Magna nasce invece nel 2020, grazie alla volontà di Roberta, terza protagonista, e suo marito Ernesto di ricongiungere la tradizione familiare di entrambi, cresciuti con dei genitori che hanno trasmesso loro l’amore per la terra e per la coltivazione. Entrambi già da piccoli partecipavamo ai lavori nel vigneto o alla produzione del vino, alla raccolta delle olive, e così via.

«La mia azienda – ci racconta Roberta – nasce rivalutando un territorio agricolo in prossimità del bosco di Santo Pietro, facente parte del Comune di Caltagirone in provincia di Catania. Abbiamo scelto di impegnarci per un terreno appartenuto a mio suocero e lasciato per anni abbandonato, perché volevamo farlo ritornare a splendere e a produrre».

Roberta

«In Sicilia il clima è particolarmente mite e favorevole e anche la fertilità e la buona composizione chimica naturale della terra consentono da decenni questo rigoglioso sviluppo di vigneti e uliveti. Ovviamente è stata predominante la scelta di riprendere dal passato la coltivazione e la commercializzazione di un’uva da tavola. Abbiamo scelto due varietà: il Black Magic, un particolare tipo di uva nera, e l’uva Vittoria, una tipologia di uva bianca».

Il metodo di coltivazione dell’azienda Insula Magna è tradizionale e Roberta ed Ernesto tengono tantissimo a questo aspetto. Da quest’anno hanno aggiunto la produzione d’oliva extravergine poiché nella loro azienda è presente anche l’uliveto. L’occasione di raccolta del frutto (uva o olive) implica che tutta la famiglia sia festosamente impegnata nella raccolta e nelle sistemazioni, quindi, per i due agricoltori diventa anche un momento d’incontro.

Terminate queste brevi storie inerenti a tre donne legate al mondo della terra, non possiamo che sottolineare nuovamente l’importanza della Giornata del 15 ottobre, che si presenta come un’occasione per dare attenzione alla voce delle donne rurali di tutto il mondo. Agire in promozione della loro emancipazione è un obiettivo fondamentale per il progresso della nostra società.

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