20 Ott 2022

Riccardo e Adeline, dalla Francia alle Cinque Terre per cambiare vita e rigenerare il territorio – Io Faccio Così #343

Scritto da: Valentina D'Amora

Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di un cambio di vita che ha portato Riccardo e la sua compagna Adeline a lasciare la Francia per trasferirsi alle Cinque Terre e coronare un sogno: recuperare vigneti secolari e produrre un vino diverso, con sapori antichi e ormai dimenticati. Il tutto coltivando anche una rete di relazioni con gli altri coltivatori della zona.

La Spezia - È un enologo, viticoltore e produttore delle Cinque Terre. Si occupa non solo di quella trasformazione che ha un qualcosa di magico, dal grappolo alla bottiglia, ma anche del recupero di vigneti antichi in stato di abbandono. L’azienda agricola Ciàn du Giorgi è nata proprio dalla volontà di fare qualcosa di concreto per questa regione, «in primis, per non perdere un patrimonio viticolo di fama mondiale che è quello delle Cinque Terre», spiega Riccardo Giorgi, il titolare, che io e Paolo Cignini abbiamo incontrato nella sua cantina a San Bernardino, sulle alture di Vernazza.

LA STORIA

Nel 2018 lui e la compagna Adeline acquistano due terreni, entrambi sospesi sul mare, a un’altezza di circa 500 metri, uno a Riomaggiore, in una fascia costiera molto calda, e uno nella vallata di Vernazza. «La mia famiglia ha sempre lavorato nell’agricoltura, ecco perché la mia passione per il vino è nata in vigna e negli oliveti», racconta nell’intervista che trovate nel video qui sotto. Sempre con le mani nella terra e gli occhi all’insù, a scrutare il cielo e la luna.

«Di formazione sono un cuoco – sottolinea – ma spinto da una forte curiosità mi sono iscritto al corso di enologia all’Università di Pisa». Dopo la laurea, Riccardo ha lavorato per circa otto anni a Bordeaux: «Lì ho avuto occasione di collaborare con diversi château, le aziende viticole di quel territorio, lavorando sia in ambito enologico che viticolo, occupandomi della produzione di vari vini». E proprio in Francia conosce Adeline: lavoravano entrambi per la stessa azienda, lei nell’ufficio vendite, lui in vigna. «E così è nato il nostro amore».

È stato poi un trekking alle Cinque Terre nell’estate del 2017 a far scoccare la scintilla: «In quei giorni abbiamo letteralmente perso la testa, abbiamo lasciato il cuore in questa zona». Da lì l’idea di trasferirsi in Italia. «Abbiamo cercato di capire innanzitutto come acquistare i terreni, poi abbiamo pianificato cosa ne avremmo fatto… e ci siamo decisi». Così, nel giro di qualche mese, rinunciando a due posti di lavoro importanti, lasciano Bordeaux per inseguire il loro sogno.

Nel 2018 è stato avviato il recupero di questi vigneti secolari che nelle loro mani stanno letteralmente resuscitando: «Coltivare qui significa anche ripristinare le fasce e ristrutturare tutti i muretti a secco che delimitano i terreni, in questo senso il viticoltore lavora in stretto rapporto con l’ambiente che lo circonda». Sì, perché alle Cinque Terre la viticoltura e l’agricoltura non hanno in comune solo la tenacia e la determinazione: oggi il filo conduttore è soprattutto la capacità di fare qualcosa di concreto per la propria terra.

Coltivando si affrontano ogni giorno difficoltà e ostacoli tutti legati alla pendenza e alla conformazione del territorio. E gli smottamenti e le frane, dovuti al dissesto idrogeologico e all’abbandono dei terreni da parte degli agricoltori durante il secolo scorso, oggi si combattono proprio così, tornando a coltivare: «Una cosa che ci rende fieri del nostro lavoro è proprio il ripristino dei terrazzamenti e dei muri a secco», piccoli manufatti che fanno però parte di una muraglia lunga alcune migliaia di chilometri.

adeline riccardo
Adeline e Riccardo nei loro vigneti

Quella di Riccardo è una viticoltura rispettosa, che amplifica la connessione tra territorio e produttore: «Questo lavoro di “restauro” occupa una percentuale enorme del nostro tempo, sono tanti gli sforzi sia fisici che economici che richiede, ma pensiamo sia il fulcro dell’agricoltura delle Cinque Terre», oltre che uno strumento essenziale per la prevenzione dell’erosione del territorio. «I signori anziani per anni ci hanno preso in giro, ci dicevano che avevamo comprato solo delle frane e in un certo senso è vero. Abbiamo recuperato vigneti molto rovinati, ma non torneremmo mai indietro».

LA VINIFICAZIONE

«Dentro a ogni bottiglia c’è una viticoltura eroica, estenuante, ma molto appagante». Riccardo sta portando avanti una vinificazione naturale a tutti gli effetti: chi interagisce con le uve lascia spazio alla natura, che farà il suo corso e trasformerà i mosti in vini. «Il nostro compito è semplicemente fare da tramite, cercando di intrometterci il meno possibile per far esprimere al massimo ogni varietà delle nostre uve». Anche i materiali usati contribuiscono a far emergere la parte qualitativa di ogni grappolo: «Lavoriamo molto con legno, anfore in terracotta e damigiane in vetro».

«Con l’aiuto di alcune università a breve verrà dato il via al censimento, allo studio e alla mappatura delle varietà che fanno parte del nostro vigneto, per conoscere, riconoscere e iscrivere al catasto viticolo eventuali nuove varietà», sottolinea Riccardo. L’intento è proprio quello di non disperdere i sapori antichi: «Riproporremo vini con gusti che avevamo dimenticato: sarà qualcosa di unico».

I signori anziani per anni ci hanno preso in giro, ci dicevano che avevamo comprato solo delle frane

IL LAVORO DI RETE

In questi quattro anni di attività, Ciàn du Giorgi ha cercato di integrarsi nel territorio: «Il nostro è un progetto che si rivolge soprattutto alla piccola e preziosa comunità locale. Abbiamo contatto diretto con i vari produttori, cerchiamo di conoscere tutti gli agricoltori e viticoltori che lavorano qui intorno per relazionarci con gli anziani ma anche con i giovani». Parliamo anche dei ragazzi di Wild Farm Cürnigia e di tutte le nuove leve che si affacciano a questa dimensione rurale: «Una piccola nicchia si sta attivando per recuperare orti, vigneti, agrumeti e tutte le coltivazioni tipiche delle Cinque Terre. Una comunità che sta crescendo e di cui siamo molto fieri».

Dopo quasi cinque anni dal loro cambio vita, Riccardo e Adeline si svegliano la mattina sempre più motivati: «Non faremmo mai marcia indietro: le nostre ambizioni ci spronano per iniziare bene le giornate, in cui mettiamo tutte le nostre energie». E in cui coltivano la grande virtù della pazienza: «Ristrutturare un vigneto antico vuol dire prendere coscienza che non si può e non si deve avere fretta», per questo, quando Riccardo, porgendomi un calice del suo bianco, mi racconta ogni grappolo che nasce è un regalo, mi commuovo.

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