4 Gen 2023

Una famiglia artigiana apre le porte di casa per condividere il suo presepe con la comunità

Scritto da: Lorena Di Maria

Quello della famiglia Mazza-D'Amato è un presepe diverso da tutti gli altri: da quindici anni, nel periodo natalizio, viene allestito con cura e passione nel giardino di casa, nel quartiere San Paolo di Torino. Qui Fernando, Giuseppe e Francesco ogni anno si dedicano a un lavoro manuale che racconta la tradizione di una famiglia artigiana. Copre 27 metri quadrati e chiunque è invitato a fargli visita per farsi raccontare un pezzetto di storia, immersi in un’ambientazione magica. Basta suonare il campanello di casa!

Torino - A Torino, nello stabile di via Rubiana 41 bis, è custodito un piccolo tesoro nascosto. Uno di quelli che “se non lo sapessi, non lo scopriresti mai”. Sì, perché questo tesoro insolito si nasconde realmente dietro al cancello di un’abitazione e tra le siepi del cortile, pronto per essere scovato soltanto in un periodo dell’anno: quello natalizio. Parliamo del Presepe Mazza-D’Amato, un’opera a cielo aperto e un lavoro di fine artigianato realizzato a mano da una famiglia che con passione e dedizione da anni espone la sua opera a chiunque decida di farvi visita.

Protagonista di questa storia è per l’appunto la famiglia Mazza-D’Amato, oggi residente nel quartiere San Paolo. In questi anni il giardino della loro abitazione si è trasformato in un via vai di visitatori cuiriosi, accolti con entusiasmo da Francesco Mazza, giovane studente di ingegneria, dal padre Giuseppe e dallo zio Fernando D’Amato. La loro è un’opera preziosa che unisce le tradizioni e la storia di Basilicata, Piemonte, Campania e Calabria, regioni a cui la famiglia è particolarmente legata.

DA PRESEPE DI FAMIGLIA A PRESEPE DI COMUNITÀ

Ad accoglierci all’ingresso del giardino è Francesco Mazza, che ha ereditato dal nonno la passione della costruzione del presepe. Come ci racconta, «fare il presepe è qualcosa che ci è sempre piaciuto: mio nonno lo realizzava quando io ero piccolo e crescendo, con mio padre abbiamo sempre portato avanti questa tradizione. Poi quando ci siamo trasferiti a Torino ci siano detti: “Perchè non proviamo a realizzarlo in giardino?”».

Nei primi anni il presepe di via Rubiana 41 bis non era differente da molti altri. Poi è successo qualcosa di speciale: «Lo zio Fernando è un ex poliziotto e nella vita non si è mai dedicato all’artigianato. Nove anni fa però è andato in pensione e da quel momento ha iniziato ad aiutarci a realizzare il nostro presepe. La grande sorpresa è stata la sua capacità inaspettata di progettare e costruire pezzo per pezzo ogni dettaglio: a dare forma alle casette, a organizzare gli spazi e ad ampliarlo progressivamente».

Insomma, quella di zio Fernando si è dimostrata essere un’abilità innata e insieme all’impegno di Giuseppe e Francesco il presepe è cresciuto di anno in anno. Noi rimaniamo meravigliati alla vista di piccoli dettagli come l’orto con le sue verdure, il vigneto e la botte che vanno a comporre un’opera grande 27 metri quadrati. Ogni anno da quindici anni i tre inaugurano il presepe l’8 dicembre, per poi smantellarlo verso metà gennaio e ridargli vita l’anno successivo, dopo un lavoro di allestimento che dura circa un mese.

Presepe1
UNA FAMIGLIA CHE FA DELL’ARTIGIANATO UN VEICOLO DI INCLUSIONE

Nel periodo natalizio chiunque può fare loro visita: tra le mura della proprietà della famiglia Mazza-D’Amato l’accoglienza è infatti di casa. «In media, visto il successo di quest’anno, sono 300 le persone che ogni giorno sono passate a farci visita, nei momenti più disparati della giornata. Basta che ci suonino il campanello e noi gli apriamo. Quando non abbiamo altri impegni, io e mio papà siamo felici di accoglierle e rispondere a tutte le loro domande e curiosità». Dal 2015 infatti le porte di casa sono sempre aperte ai visitatori curiosi che giungono di anno in anno sempre più numerosi e che si immergono in questo mondo magico.

É anche e soprattutto un lavoro di fino e un’occhiata più approfondita ci fa imbattere nei dettagli più svariati: nelle abitazioni illuminate del borgo, nelle piccole osterie; si può passare davanti al panettiere, accanto alla chiesa o ci si può fermare ad ammirare la ruota del mulino che gira. Non mancano poi gli abitanti del villaggio come il contadino, il verduriere, il pastore o il fabbro, intenti a svolgere le loro mansioni quotidiane. Insomma, quello della famiglia Mazza-D’Amato è un lavoro a regola d’arte, quasi interamente costruito e decorato a mano.

Presepe7

Nel villaggio del presepe tutto è realizzato con la minuzia e la precisione del vero lavoro artigianale. «Sono venuti a trovarci i presepisti di Cavallermaggiore, che in Piemonte è uno dei presepi storici, e siamo stati lieti di ricevere i loro complimenti, così come quelli delle persone che giungono da altre regioni e che in visita a Torino decidono di passare da noi». Francesco considera paradossale il clamore che ha generato un numero così significativo di visite, proprio perché il progetto nasce come una semplice passione di famiglia. Ma quello che i nostri protagonisti hanno realizzato è molto più che un semplice presepe: è un’opera apprezzata collettivamente e tappa ormai abituale nel periodo natalizio.

LA CURA DEI DETTAGLI

Sono poi molti gli elementi che in questo presepe, costruito in chiave novecentesca, ci ricordano le regioni di origine della famiglia e le tradizioni dei luoghi. Le si scopre non appena lo sguardo si imbatte nella cattedrale che riporta l’immagine del santo patrono di Marsico Nuovo, paese della Basilicata dove la mamma di Francesco è nata; le si scorge nei broccoli dell’orto che sono una specialità del paese dello zio, nelle viti che rimandano alle Langhe, nel Monviso che fa da sfondo e nel fiume Po, le cui acque scorrono tra i diversi livelli del paesaggio.

In media, visto il successo di quest’anno, sono 300 le persone che ogni giorno sono passate a farci visita

«Da parte nostra c’è una ricerca meticolosa e qui tutto, tranne le statuette, è realizzato dallo zio». Fernando, Giuseppe e Francesco ci tengono molto alla cura dei dettagli, che Fernando realizza con materiali come pasta di sale o DAS. C’è poi la grotta che è realizzata con legno e pietre mentre le casette sono costruite in poliestirene in modo che resistano a pioggia e neve proprio come è successo quest’inverno, poiché il presepe è collocato a cielo aperto. Sotto alla struttura si nascondono inoltre circa 300 metri di cavi elettrici, che permettono l’illuminazione di ogni casetta.

«Questa nasce per noi come una tradizione familiare, non c’è alcuno scopo di lucro. Non chiediamo soldi e non accettiamo offerte. L’unica cosa che abbiamo piacere di ricevere sono auguri o pensieri che i visitatori possono scrivere su un quaderno che abbiamo messo a loro disposizione». Capita talvolta che, tra commenti di bambini e genitori entusiasti, sul quaderno le persone scrivano consigli o suggerimenti con nuove idee utili a sviluppare il progetto. Così un semplice presepe allestito in un giardino si trasforma in qualcosa di molto più grande: l’esempio di una famiglia accogliente che ha saputo trasformare un’opera privata in un’opera creativa come regalo per tutti e tutte.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Hangar Piemonte e il percorso per accompagnare le organizzazioni verso il cambiamento
Hangar Piemonte e il percorso per accompagnare le organizzazioni verso il cambiamento

Nicolas De Jesus, l’artista che con le sue opere racconta le lotte e le sofferenze dei popoli nativi
Nicolas De Jesus, l’artista che con le sue opere racconta le lotte e le sofferenze dei popoli nativi

Theresa Van Cherry, l’artista lituana che illustra la vita attraverso gli occhi della Natura
Theresa Van Cherry, l’artista lituana che illustra la vita attraverso gli occhi della Natura

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Usa e Germania inviano i carri armati: cosa succede? – #660

|

Stato Bradipo: nell’era della fast fashion, un progetto di moda lenta, etica ed ecologica

|

Associazione vittime dell’uranio impoverito: “Con le esercitazioni Nato in Sardegna è in atto un massacro”

|

Dall’Australia a Mussomeli. Danny McCubbin con The Good Kitchen prepara pasti gratis per chi ne ha bisogno

|

L’endocrinologo Giovanni Frajese: i vaccini a mRNA influiscono sul sistema ormonale?

|

Wakhan, il corridoio che collega Cina e Afghanistan dove le minoranze vengono sacrificate

|

Veronica Saetti racconta Buy Nothing, il modello economico fondato sul dono e sulle relazioni

|

Kukì e il canto del fiume