8 Feb 2023

Alla chiusura della stagione di caccia il WWF lancia l’allarme su morti e feriti

Scritto da: WWF

La stagione venatoria 2022/23 si è chiusa con numeri preoccupanti riguardo alle vittime della caccia. Lo denuncia il WWF in questa analisi, accompagnata da un invito alla politica – che ha già dimostrato di appoggiare senza mezzi termini le lobbies venatorie – ad assumersi le proprie responsabilità.

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Il 31 gennaio scorso, dopo oltre quattro mesi di caccia, si è chiusa finalmente la stagione venatoria 2022/23. Purtroppo in molte regioni le doppiette non si fermeranno perché una serie di deroghe e prolungamenti dei periodi di caccia consentiranno di continuare ad abbattere determinate specie anche nelle prossime settimane.

Oltre ai milioni di animali uccisi, la stagione di caccia è stata segnata da un numero alto e inaccettabile di morti e feriti. Emblematico il caso dell’Umbria, la regione a più alta densità di cacciatori, dove solo nel mese di gennaio 2023, sono morte due persone durante lo svolgimento delle attività di caccia (in un caso le autorità stanno indagando per un presunto omicidio volontario).

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«Non si tratta di fatalità – dichiara il WWF – ma di episodi gravi che vengono spesso sottovalutati nonostante il loro ripetersi. Il settore della caccia rappresenta un centro di potere e la politica, a livello regionale e nazionale, continua a farsi dettare l’agenda dalle associazioni venatorie, finanziate con soldi pubblici e supportate dalla potente lobby delle armi».

I rappresentanti del mondo venatorio eletti nelle istituzioni operano secondo precise direttive sposando totalmente le richieste delle associazioni venatorie che pretendono e ottengono, ogni anno, sempre maggiori favori, da ultima la possibilità di intervenire con le doppiette anche nelle aree protette e nei centri urbani grazie a un emendamento votato nell’ultima Legge di bilancio. In altri termini: più caccia meno controlli.

Oltre ad avere impatti devastanti per la natura e a provocare il proliferare incontrollato dei cinghiali, la “braccata” è la causa della gran parte dei cosiddetti incidenti di caccia

Tutto questo a scapito della biodiversità, sempre più minacciata, e della sicurezza dei cittadini privati della libertà di frequentare aree verdi e addirittura i terreni di loro proprietà, senza rischiare di essere impallinati. Ma questa deregulation è un problema anche per gli stessi cacciatori che, attraverso un sistema fondato sull’autogestione e consapevoli della scarsità di controlli presenti sul territorio, esercitano la caccia in maniera sempre meno prudente e rispettosa delle regole.

Questo accade soprattutto per la caccia al cinghiale che prevede l’utilizzo di armi molto potenti e che nella maggior parte dei casi viene esercitata con la tecnica della “braccata”, una modalità di caccia collettiva che, oltre ad avere impatti devastanti per la natura e a provocare il proliferare incontrollato dei cinghiali, è la causa della gran parte dei cosiddetti incidenti di caccia.

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«In questo quadro – conclude il WWF – l’atteggiamento del Governo è ingiustificabile perché antepone la sicurezza di tutti alle richieste di una minoranza – oggi si calcola che in Italia esercitano la caccia circa 500.000 persone, sempre meno e sempre più anziane. Eppure quotidianamente esponenti della maggioranza che sostiene il Governo continuano a usare toni allarmistici quando trattano argomenti come la presenza del lupo, indicato come una minaccia e un pericolo. Tacciono invece sulle decine di morti e feriti – nella precedente stagione 2021/22 sono stati 90 secondo l’Associazione Vittime della Caccia – e l’illegalità diffusa che annualmente la caccia porta con sé».

In conclusione, il WWF chiede al Governo, e in particolare al Ministro dell’Interno Piantedosi, di intervenire aumentando la vigilanza venatoria, oggi quasi del tutto assente, promuovendo l’aumento delle sanzioni, oggi ridicole e prive di efficacia deterrente, e abolendo la caccia in braccata.

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