2 Gen 2024

Habari we dorm, l’ostello sociale dove nessuno è straniero

Scritto da: Angela Giannandrea

Frutto della sintesi di numerose esperienze di viaggio di due ragazze pugliesi, Habari we dorm è un ostello sociale che incarna la filosofia dell'accoglienza. Non solo verso i turisti "normali", ma anche a beneficio dei numerosi pellegrini che soggiornano qui – grazie a una sinergia con la rete dei cammini – e delle persone con fragilità che in questo ostello trovano uno spazio lavorativo e un'occasione di riscatto.

Salva nei preferiti

Bari, Puglia - Il turismo rappresenta uno dei cavalli di battaglia dell’Italia e fra le nicchie che tanno prendendo piede c’è quella dedicata a chi intende il viaggio come parte integrante della propria esperienza di vita e non solo come sinonimo di divertimento e relax. Non è raro che alcune delle strutture che seguono questa filosofia abbiano, tra le loro finalità, non solo quella di garantire ospitalità accessibile a tutti, ma anche l’inserimento lavorativo per soggetti svantaggiati come richiedenti asilo, donne vittime di tratta e tanti altri.

A Bari ci hanno pensato Silvia De Facendis e Claudia Vizioli dando vita a Habari we dorm, un ostello etico e responsabile. La struttura, ricavata da un appartamento ereditato da una di loro e appartenuto ai suoi nonni, nasce nel quartiere Libertà, a pochi passi dal centro storico e tra le realtà più multiculturali e in fermento della città. Scopriamo come funziona attraverso le loro parole.

habari we dorm
Come definireste Habari we dorm?

Soprattutto, un sogno. Un’idea nata da due amiche che avevano l’intenzione di narrare i loro incontri, gli scambi multiculturali, i loro viaggi, i profumi di terre lontane e vicine. Questo ostello nasce da un progetto che aveva lo scopo di evidenziare come a Bari nessuno sia straniero e che voleva diffondere un’ idea un po’ folle per quella che era questa città al tempo, cioè un luogo dove la gente potesse approdare e magari anche ritornare.

E con una mission anche un po’ diversa rispetto a quella delle altre strutture ricettive che si trovavano già a Bari: l’impiego di ragazzi italiani o stranieri con vulnerabilità, perché il nostro obiettivo è proprio quello di coniugare l’ospitalità turistica con la social responsability.

Cosa vi ha ispirato nella scelta del nome?

Habari we dorm è nato come un sogno, pensando alle esperienze di viaggio e di vita, in particolare di Silvia, che ha vissuto e lavorato in Africa. A un certo punto, lei ha avuto proprio questa ispirazione da una parola in lingua swahili – habari appunto – che vuol dire “come stai”. È una sorta di saluto che contiene al suo interno il nome della nostra città e che possiede le nostre due anime, quella verace barese e quella viaggiatrice e aperta verso gli altri. Due anime coniugate perfettamente in questo nome, che unito a We dorm, che si può leggere sia in inglese che in dialetto ed è la massima espressione della Bari rivolta verso il mare, l’oriente, verso altri mondi.

habari we dorm2
Cosa vuol dire essere un ostello etico e responsabile?

Il nostro ostello nasce già in un quartiere in rinascita, in trasformazione, che ha una grande attenzione verso quelli che sono i progetti etici. Abbiamo innanzitutto riqualificato un immobile vuoto da anni con una grande attenzione per quello che era il mobilio già presente. E tutto ciò che abbiamo potuto riutilizzare lo abbiamo tenuto.

Ha anche a che fare con la nostra mission in quanto per noi è importantissima l’offerta specifica al visitatore, orientata a un’accoglienza sostenibile e consapevole, ma anche l’inclusione sociale di giovani stranieri o italiani vulnerabili, in un’ottica interculturale e finalizzata alla loro crescita professionale, civile e umana affinché il lavoro possa diventare uno strumento di integrazione e di scambio. Per molti il viaggio non è una promessa di vacanza o divertimento, ma vuol dire abbandonare la propria casa, la propria terra, alla ricerca di un futuro che sia migliore davvero.

Da chi è composto lo staff?

Habari we dorm è nato anche grazie a una rete di partner. Alcuni sono cooperative che si occupano di accoglienza migranti, per cui la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze del nostro staff arriva da un percorso intrapreso con queste cooperative. Avevano necessità di trovare un lavoro sia per uscire dal centro ed essere integrate in un tessuto sociale, sia per poter mirare all’indipendenza. Nella nostra breve storia quindi abbiamo avuto ragazzi richiedenti asilo politico e donne vittime di tratta. Insieme a noi sono cresciute varie figure, sia umane che professionali.

habari we dorm3
Il viaggio per voi è un valore?

Habari we dorm nasce con l’idea della valorizzazione di un turismo lento e responsabile. Nasce anche grazie al partenariato con la rete dei cammini che incrociano la città di Bari come il Cammino materano e la via Francigena per cui molti dei nostri ospiti sono pellegrini, viandanti. Di conseguenza l’accoglienza dà molto risalto alle storie che durante il cammino si intrecciano e vengono raccontate.

In generale, il nostro progetto pone al centro l’accoglienza e la familiarità e il nostro ambiente rispecchia tutto ciò. È un ostello ma è anche un posto dove incontrarsi e sentirsi assolutamente al sicuro. Quello che noi speriamo di dare come valore aggiunto è proprio questo: il calore, l’accoglienza umana della casa del nonno e una grande apertura mentale.

Chi sono i vostri ospiti?

Abbiamo tantissime donne che viaggiano da sole, che arrivano in un luogo sicuro dove incontrano altre donne in viaggio. Sono pellegrini, viandanti, gente giovane che sa che cosa vuol dire viaggiare. Spesso abbiamo anche famiglie e coppie con animali.

Questo ostello nasce da un progetto che aveva lo scopo di evidenziare come a Bari nessuno sia straniero

Cosa vuol dire per voi viaggiare?

Viaggiare è stato per noi uno stile di vita. Ci ha insegnato a vivere. Ci ha dato a volte un lavoro, altre volte la possibilità di confrontarci con quelli che sono i nostri limiti: siamo donne che hanno viaggiato da sole e vissuto in diverse parti del mondo dovendosi costruire la propria realtà e la propria autonomia. Per noi il viaggio è assolutamente una possibilità e speriamo che lo sia per tutti: di arricchirsi culturalmente, spiritualmente ma anche di creare la propria identità lavorativa, personale, emotiva e spirituale.

Propositi per il futuro?

Speriamo di poterci ingrandire, non solo con una struttura più ampia ma anche con tante altre sparse nel mondo. Miriamo a creare una vera e propria rete di ostelli sociali che garantiscano sia l’accoglienza turistica che quella umana di persone che hanno bisogno di essere accolte. Un’accoglienza sempre nel rispetto e nell’attenzione per la sostenibilità ambientale e culturale.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Cristofero Costanzo: “Tra mandorle e ulivi ho scommesso sull’agricampeggio in Sicilia”
Cristofero Costanzo: “Tra mandorle e ulivi ho scommesso sull’agricampeggio in Sicilia”

Parchi italiani, 15 giorni di cammino per attraversarli e conoscerli
Parchi italiani, 15 giorni di cammino per attraversarli e conoscerli

Tempo di turismo, tra narrazioni, stereotipi e realtà: intervista a Federica Marrocu
Tempo di turismo, tra narrazioni, stereotipi e realtà: intervista a Federica Marrocu

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

A Gaza è l’intelligenza artificiale a scegliere chi sarà ucciso – #918

|

Arte e ricerca al femminile: a Cagliari un stanza tutta per loro, artiste del nostro tempo

|

MAG4, la mutua autogestione piemontese, si schiera contro il mercato delle armi

|

Percorsi Spericolati, continua la formazione per sviluppare progetti innovativi per le aree interne

|

Cosa faresti se finissi su un’isola deserta? Esperimento di filosofia a scuola

|

Val Pennavaire in rete: la nuova e inaspettata zuppa di sasso

|

Gaetano, terapista forestale dei Monti Lattari: “La foresta mi ha guarito”

|

Cuscini Bio, la moda etica e quel giocattolo dentro a una fornitura tessile

string(9) "nazionale"