16 Mag 2024

Attentato a Robert Fico, grave il premier slovacco: cosa sappiamo – #932

Scritto da: Andrea Degl'Innocenti
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La giornata di ieri è stata dominata dalla notizia dell’attentato al premier slovacco Robert Fico, che adesso è in gravissime condizioni in ospedale, anche se pare non sia più a rischio di vita. Parliamo anche della sentenza a sorpresa che ha concesso gli arresti domiciliari (a Bucarest) a Ilaria Salis, dell’espandersi dei patti educativi di comunità e delle inondazioni a Milano.

Ieri è stata una giornata dominata dalle cosiddette hard news, dalle notizie improvvise che irrompono nelle redazioni dei giornali e che in breve tempo conquistano le prime pagine. La prima, forse la principale, è l’aggressione con una pistola al premier slovacco Robert Fico, che adesso è ricoverato in ospedale e rischia la vita. Un fatto ancora poco chiaro, e in costante aggiornamento, di cui si cercano di capire anche i possibili collegamenti con le vicende di attualità politica e geopolitica. Ma ci arriviamo.

Partiamo dai fatti. Ieri il primo ministro della Slovacchia è stato colpito da cinque colpi di arma da fuoco mentre si trovava nella città di Handlová, e aveva appena terminato un incontro con i membri del suo governo. 

Leggo dal Post che Fico era da poco uscito dal palazzo dove si era svolto l’incontro, la Casa della Cultura, un teatro e centro congressi nel centro della città, e stava salutando i suoi sostenitori quando uno dei presenti lo ha chiamato a sé gridandogli “Robo, vieni qui!” e quando Fico gli si è avvicinato per stringergli la mano gli ha sparato. Alcuni testimoni sentiti dai media slovacchi hanno detto di aver sentito «tre o quattro» colpi, e che Fico è caduto a terra ferito, prima di essere immediatamente caricato in auto. 

In un video girato immediatamente dopo l’attacco e diffuso dai media slovacchi, si vede Fico caricato su un’auto della scorta, mentre il presunto assalitore viene fermato.

Immediatamente dopo l’attacco Fico è stato portato via, dall’auto è stati trasferito in elicottero e trasportato all’ospedale Banská Bystrica, una città non lontana da Handlová, perché la gravità delle sue condizioni richiedeva un intervento d’urgenza e non c’era tempo di andare a Bratislava.

In serata, mentre Fico veniva messo sotto i ferri d’urgenza, in una lunga e rischiosa operazione, i media slovacchi hanno diffuso alcune informazioni sull’uomo sospettato di aver sparato.

Si tratterebbe di Juraj Cintula, un pensionato di 71 anni di cui si sanno poche cose e piuttosto curiose: tutto quello che i media dicono di lui è che ha la passione per la poesia, è il fondatore di un club letterario e autore di numerose raccolte, membro dell’Associazione degli scrittori slovacchi. L’uomo sarebbe noto anche per essere un sostenitore del partito d’opposizione “Slovacchia progressista” e in passato avrebbe lavorato anche come agente di sicurezza. Aveva un regolare porto d’armi. Al momento non sono note le motivazioni del suo gesto, l’unica cosa che è che sembrerebbe che le sue prime dichiarazioni a chi lo ha interrogato siano state: ho sparato perché sono in disaccordo con le politiche del governo.

In tarda serata, infine, verso le 23 di ieri, è arrivata la Notizia che Fico era stato operato con successo e non sarebbe più in pericolo di vita. Come ha dichiarato alla tv slovacca il suo vice Tomas Taraba, Robert Fico “dovrebbe sopravvivere”.

Ha detto: “Fortunatamente, per quanto ne so, l’operazione è andata bene e credo che alla fine sopravviverà. Non è in pericolo di vita in questo momento”. E ha aggiunto: “È stato ferito pesantemente – un proiettile ha pensato allo stomaco e il secondo ha colpito l’articolazione”.

Attualmente Fico sarebbe tenuto in coma farmacologico, ovvero un coma indotto artificialmente attraverso dei farmaci, che è una tecnica che si usa quando una persona subisce traumi molto molto gravi, per cui si vuole ridurre al minimo il metabolismo, per proteggere da traumi l’encefalo (insomma, il cervello per intenderci). 

Ecco, fine degli aggiornamenti, fin qui. Contestualmente alla notizia, molti giornali pubblicano da un lato il lungo elenco di reazioni del mondo politico istituzionale sia slovacco che europeo e mondiale, dall’altro articoli che spiegano chi è Robert Fico, perché Fico è una figura considerata piuttosto controversa, e ancora di più dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sia per via di alcuni scandali che hanno caratterizzato la sua carriera di politico, sia per la sua vicinanza ideologica al premier ungherese Orban e allo stesso Vladimir Putin.  

Robert Fico ha 59 anni ed è primo ministro della Slovacchia da ottobre scorso, quando il suo partito ha vinto le ultime elezioni legislative. Il suo partito è considerato un partito populista di sinistra, con posizioni che molti giornali definiscono filorusse. Quello attuale è il quarto governo guidato da Fico, che era già stato primo ministro dal 2006 al 2010 e in due governi dal 2012 al 2018. 

Aldilà della sua vicinanza con la Russia di Putin, sia lui che il suo partito negli scorsi anni sono stati coinvolti in diversi scandali e sono stati accusati ripetutamente di corruzione.

Come racconta il NYT, “Fico è tornato al potere dopo le elezioni generali di settembre, rilanciando una carriera politica che molti avevano considerato conclusa quando si era dimesso in mezzo a grandi proteste di piazza dopo l’uccisione di un giornalista investigativo che stava indagando sulle ruberie del governo.

Da quando è entrato in carica, Fico ha cercato di minare l’indipendenza dei media, secondo una lettera aperta scritta da Reporter Senza Frontiere e da altri gruppi per la libertà di stampa, mentre il suo partito Smer, nominalmente di sinistra, si è spostato sempre più a destra su questioni culturali e di immigrazione.

A ottobre, Fico ha dichiarato di voler interrompere tutti gli aiuti militari all’Ucraina, pur volendo continuare a fornire aiuti non militari, rendendo la Slovacchia il primo Paese tra quelli che hanno inviato armi a Kiev dallo scoppio della guerra a dichiarare che avrebbe smesso”. Ecco. Insomma, certamente un personaggio che fa discutere, e divide un po’ fra ammiratori e detrattori. 

Oltre a tutto ciò, come forse immaginerete, e lo immagino anche io, visto che nessuno ne parla esplicitamente, c’è una grande domanda che aleggia in sottofondo. Una domanda che nessun giornale sembra voler affrontare direttamente, fin qui, per via della mancanza di evidenze. Ovvero: c’entra qualcosa con questo omicidio la vicenda russo-ucraina? Esiste un qualche tipo di collegamento? Dalla risposta a questa domanda dipendono molte cose e molte possibili ripercussioni di questa scioccante vicenda.

Altra notizia molto importante di ieri, riguarda Ilaria Salis, la donna italiana di 39 anni incarcerata in Ungheria da più di un anno e tre mesi con l’accusa di aver aggredito alcuni manifestanti neonazisti. 

La novità è che Salis potrà essere messa agli arresti domiciliari. La donna era diventata un po’ un caso internazionale per via di come la giustizia ungherese la stava trattando. Era stata arrestata durante la giornata dell’orgoglio, una ricorrenza in cui in Ungheria vengono ricordati i soldati ungheresi e tedeschi uccisi durante l’assedio di Budapest nella Seconda guerra mondiale, che con il beneplacito del governo ungherese è diventata una sorta di ritrovo annuale di neonazisti un po’ da tutta europa. E di conseguenza è diventata anche il ritrovo di vari movimento antagonisti di sinistra o anarchici che si danno appuntamento lì per contestare l’evento.

Salis faceva parte di questo secondo schieramento ed è accusata di aver picchiato due uomini, causandole e traumi di lieve entità. Per cui ha fatto molto scalpore l’entità della pena che le è stata affibbiata (la procura ungherese chiede 11 anni di carcere) così come le condizioni in cui si è svolto il processo, con Salis portata in aula incatenata, insomma robe brutte.

Di ieri però la notizia, che ho preso dal Post ma che è riportata da tutti i giornali, che un tribunale d’appello ungherese ha accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati dopo che il 28 marzo scorso la richiesta di arresti domiciliari era stata rifiutata. Salis quindi potrà uscire finalmente dal carcere di Budapest dove è detenuta da 15 mesi e potrà andare ai domiciliari ma restando sempre in Ungheria (gli avvocati infatti inizialmente avevano fatto richiesta anche per i domiciliari in Italia, richiesta respinta).

Per poter effettivamente uscire dal carcere Salis dovrà pagare una cauzione: secondo l’agenzia di stampa AGI, che ha parlato con uno dei suoi avvocati, dovrebbe essere di 40mila euro. Gli avvocati hanno anche riferito che nel concedere la detenzione domiciliare il tribunale ha disposto che Salis indossi un braccialetto elettronico, cioè un dispositivo che viene messo alle persone in libertà vigilata per verificare che non violino le imposizioni. Secondo alcuni giornali la concessione degli arresti domiciliari potrebbe essere un primo passo verso il ritorno in Italia della donna. Vedremo.

In tutto ciò Salis, se ricordate, è anche candidata alle europee con Alleanza Verdi-Sinistra. Si tratta di una candidatura diciamo strategica, che ha l’obiettivo principale di tirarla fuori dal carcere. Oggi la sua candidatura, per via di questa (bella) novità, perde sicuramente di forza, e mi viene da chiedermi se questo non abbia avuto un peso nella decisione (che è stata abbastanza sorprendente) del tribunale ungherese. 

Mi spiego: Salis in carcere rischiava di essere un assist per la sinistra italiana in vista delle europee, Salis ai domiciliari depotenzia quella candidatura e quindi anche il suo partito. Visto che se fosse stata eletta probabilmente dal carcere sarebbe uscita comunque, chissà che il governo ungherese non abbia giocato d’anticipo, dando così anche una mano al governo italiano, con cui è in rapporti discretamente buoni.

Non so, mi rendo conto che è una ricostruzione  un po’ complottista e non ho nessuna prova che le cose siano andate così per cui prendetela per quel che vale, giornalisticamente poco o niente.

Facciamo una breve pausa dalle cosiddette hard news per parlare di una cosa forse altrettanto importante, ma che di certo non troverete nelle homepage dei giornali. Sapete cosa sono i patti educativi di comunità?

Se seguite ICC da un po’ ne avrete di certo sentito parlare, probabilmente dal nostro amico nonché punto di riferimento supremo per quanto riguarda tutto ciò che ha a che fare con il mondo dell’educazione, nonché grande innovatore in ambito educativo Danilo Casertano.

Comunque, sono uno strumento introdotto ufficialmente durante la pandemia dal Ministero dell’istruzione, me ideato prima, che consiste – ve la faccio breve – in un accordo, un patto appunto, fra vari attori di un territorio, che possono essere il comune, le associazioni, le imprese che si mettono insieme per contribuire all’educazione dei bambini e dei ragazzi. 

L’idea che c’è dietro è quella della comunità educante, ovvero che l’educazione dei giovani coinvolga tutta la comunità, che non abbia senso delegarla totalmente all’istituzione scuola, chiudere i ragazzi dentro 4 mura per 15 anni e sperare che ne escano belli e pronti per affrontare il mondo. 

E quindi i patti di comunità sono questi accordi per cui si considera tutto il territorio come una sorta di aula espansa, con parchi, officine mercati, insomma si mappano tutti i luoghi dove può avvenire l’educazione e si mappano anche gli attori che in varie forme possono contribuire ad essa. 

Vabbé non so quanto ci avrete capito, ma se volete approfondire vi lascio qualche articolo sotto fonti e articoli.

Comunque la novità di oggi è che sono sempre più i comuni italiani che siglano dei patti di comunità. Non so darvi un numero preciso, ma già nel 2022 l’osservatorio messo su da Indire e Labsus ne censiva oltre 100, quindi ecco, parliamo di un’ordine di grandezza di centinaia. 

Qualche tempo fa vi abbiamo raccontato la storia di Valdobbiadene, ma ieri il solito Danilo Casertano mi ha contattato per dirmi che un altro comune da lui seguito aveva dato il via – firmato – un patto educativo di comunità. Il comune di Druento, in provincia di Torino. Ho chiesto a Danilo un commento a caldo su questa novità. 

Terza hard news della giornata di ieri, sono le esondazioni e alluvioni a Milano e in altre zone della Lombardia dovute alle piogge torrenziali iniziate nella notte fra martedì e mercoledì. Ieri è stata una giornata di allerta arancione su quasi tutta la regione, con  massima attenzione sui fiumi di Milano. 

Il Lambro è esondato già intorno alle 10.30 del mattino. I vigili del fuoco hanno fatto sapere che la situazione è «controllata e monitorata permanentemente», anche se sta causando allagamenti e disagi. 

Per quanto riguarda il Seveso invece, alle 6.30 della mattina di ieri (15 maggio) è entrata in funzione la vasca di laminazione che dovrebbe proteggere da eventuali esondazioni del fiume Seveso nei quartieri Niguarda, Pratocentario e Isola di Milano. È una specie di bacino di espansione, una sorta di conca, che fa sì che quando il fiume supera un certo livello inizi a riempirsi ed evita che il fiume trabocchi altrove.

Il meccanismo ha retto per un po’, ma già nel primo pomeriggio la vasca si è riempita completamente e anche il Seveso ha infine esondato attorno alle 17,30 di ieri. Questo è un fatto interessante da notare e sottolineare.

Come riporta il Corriere, “Pochi minuti prima dell’esondazione l’assessore milanese alla Sicurezza Marco Granelli aveva scritto sui social: «La vasca ormai è completamente piena e a breve il Seveso esonderà a Niguarda e per l’ennesima volta allagherà i quartieri. Questo perché come abbiamo sempre detto una vasca da sola non basta, servono tutte le vasche, quella di Senago, quella di Lentate, quella di Paderno-Varedo. Dobbiamo fare in fretta, fare tutte le vasche, per questo noi lo diciamo alla Regione, non dobbiamo perdere un minuto perché i quartieri di Milano devono vivere tranquilli. La vasca di Milano serve, ha protetto la giornata di oggi ma da sola non basta».

Questo è un tema decisamente centrale, di cui penso si continuerà a parlare nei prossimi giorni: avere sistemi – casse di espansione – in grado di assorbire l’acqua in eccesso che sempre di più caratterizza e caratterizzerà i nostri fiumi in un clima che cambia. Interessante che a Milano la cassa abbia funzionato molto bene, tant’è che l’esondazione è avvenuta nel tardo pomeriggio e non di prima mattina, ma che una sola non sia sufficiente, è importante costruire più strutture di questo genere.

Il Corriere parla di “Centinaia le telefonate ai vigili del fuoco a causa degli alberi caduti, delle cantine piene d’acqua, le macchine bloccate per strada e gli incidenti ai pedoni”. E ancora, sottopassi allagati, scuole e asili evacuati, scuole allagate, come nel caso dell’Istituto Bertarelli Ferraris, dove l’acqua passa dagli infissi troppo vecchi e gocciola anche dal soffitto in alcuni laboratori mettendo a rischio attrezzature da migliaia di euro, acquistate coi fondi Pnrr. 

In generale i giornali riportano svariate notizie di traffico in tilt, treni in ritardo, decine e decine di interventi dei vigili del fuoco, con le piogge intense che dovrebbero continuare anche per tutta la giornata di domani. Ci aggiorniamo.

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