10 Nov 2022

Elezioni Usa midterm 2022: come sono andate – #617

Negli Usa si è votato per le elezioni di Midterm e per eleggere diversi governatori, vediamo assieme come sono andate e quali nuovi scenari politici si aprono. Intanto un nuovo terremoto ha scosso le marche, e mentre sui social si diffondevano teorie apparentemente infondate sul legame con le trivellazioni nell’Adriatico il governo dava il via libera a nuove trivelle, ancora più vicine alla costa, che magari non causano i terremoti ma comunque bene non fanno. Parliamo anche di migranti, navi e porti, di COP 27 e delle vicissitudini di Twitter e Meta.

Allora, qui come al solito sta succedendo di tutto, uno non si può influenzare un attimo. Un po’ invidio gli uomini del paleolitico che vivevano in un mondo dove per migliaia di anni non succedeva nulla. Migliaia, decine di migliaia di anni. Qui basta fermarsi due giorni… vabbè prima o poi dovremmo tirare il fiato e mettere un freno a tutto ciò eh. Lo dico per me, più che altro.

E per fortuna che ho degli splendidi colleghi che prima di cominciare ci tengo a ringraziare per avermi sostituito egregiamente in questi due giorni di assenza e non avermi fatto pesare il mio star male. È bello, e molto rilassante, sentirsi sostituibili.

LE ELEZIONI DI MIDTERM NEGLI USA

Ma ciancio alle bande, come direbbe Luca Giurato, e cominciamo. Martedì ci sono state le elezioni di midterm, ovvero di metà mandato, negli Usa e ieri sono iniziati ad arrivare, un po’ a rate, stato dopo stato, i risultati.

Prima cosa: che roba sono le elezioni di metà mandato? Sono le elezioni con cui si rinnovano le due camere del Congresso statunitense. Sono considerate particolarmente importanti anche perché arrivano appunto a metà mandato presidenziale e quindi sono considerate una sorta di referendum sull’operato del Presidente. 

Altro dettaglio importante: le camere del Congresso negli Usa, Camera  Senato, funzionano in maniera un po’ diversa che da noi soprattutto per come vengono elette. Spiega su Wired Kevin Carboni: “Negli Stati Uniti il mandato dei membri della Camera dei deputati dura solo due anni, mentre quello dei senatori ne dura sei, anche se non tutti i senatori vengono eletti nello stesso momento, per assicurare che la camera alta [il Senato, appunto] continui a riflettere gli equilibri politici del paese ogni elezione. In base alla Costituzione degli Stati Uniti, infatti, solo un terzo del Senato deve ricandidarsi a metà del mandato presidenziale, mentre i deputati si cambiano tutti nello stesso momento. Cittadine e cittadini dovranno quindi eleggere, con un sistema maggioritario, tutti i 435 membri della Camera dei deputati e 35 senatori su 100”.

Quindi, insomma, abbiamo la camera che rinnova completamente ogni due anni, e il senato che si rinnova di un terzo ogni due anni, quindi ci mette sei anni per un rinnovamento completo. 

Detto ciò, come sono andate? I sondaggi davano Biden in crisi e prevedevano la cosiddetta onda rossa, lo tsunami rosso (negli Usa i colori sono invertiti rispetto a noi, il rosso è il colore dei repubblicani mentre il blu quello dei democratici) che avrebbe permesso ai repubblicani di ottenere facilmente la maggioranza alla Camera e strappare anche quella al Senato. Ora, una vera e propria onda non c’è stata, forse un’ondina. 

Il fatto è che lo spoglio come spesso avviene negli Usa è lentissimo, e nel momento in cui registro i risultati non sono ancora al 100% definitivi. E se la Camera è andata sicuramente a maggioranza repubblicana, il senato sembra decisamente in bilico. Comunque vada a finire, nessuno potrà cantare vittoria. Non potrà farlo Biden, che esce comunque sconfitto, anche se dignitosamente, non potrà farlo Trump, che aveva promesso di stravincere e invece, forse, ha vinto, ma di un pelo, e di certo non può dirsi soddisfatto. 

Questa sorta di doppia sconfitta potrebbe avvantaggiare altri attori della politica americana, ad esempio il governatore appena rieletto della Florida.

Già, perché non si è votato solo per il rinnovo del Congresso, ma anche per i nuovi governatori di ben 36 Stati. Non vi sto qui a dire tutti i risultati, ma uno considerato particolarmente degno di nota è appunto la vittoria del governatore uscente Ron DeSantis, repubblicano.

Ne parla il Post. La vittoria repubblicana in Florida non è mai stata in dubbio, ma la dimensione di questa vittoria è stata imponente, anche on contee tradizionalmente a maggioranza democratica, e questo aumenta di molto le quotazioni del governatore che in molti vedono come l’astro nascente del partito repubblicano che potrebbe sfidare Trump alle prossime primarie oppure avere la strada spianata se Donald decidesse di non presentarsi proprio. Personalmente lo conosco poco, ma da quello che leggo mi pare di capire che sia un repubblicano molto repubblicano, ex sostenitore di Trump, apertamente contrario a qualsiasi cosa riguardi le tematiche LGBT+ e così via. Insomma, niente di particolarmente nuovo nei temi e nella visione politica. Tutto tristemente già sentito. 

Sempre il Post dedica un articolo alle tante prime volte di questa elezione. Ad esempio hanno sancito l’elezione del primo governatore nero del Maryland, e uno dei primi governatori afroamerivcani in assoluto, Wes Moore, che ha condotto una campagna incentrata sulla giustizia razziale, la lotta alla povertà infantile e il diritto all’aborto. 

E della prima governatrice apertamente lesbica, la Democratica Maura Healey, del Massachusetts, o di James Roesener, il primo uomo trans a ricoprire il ruolo di legislatore in tutta la storia degli Stati Uniti, eletto nel parlamento del New Hampshire.

L’Alabama ha eletto la sua prima senatrice, la Repubblicana Katie Britt. Il Vermont, che era rimasto l’ultimo stato a non aver mai eletto una donna né alla Camera dei deputati né al Senato, ha eletto una donna al Congresso: è la Democratica Becca Balint.

La Repubblicana Sarah Huckabee Sanders, nota per aver lavorato come portavoce della Casa Bianca durante la presidenza Trump, è diventata la prima governatrice della storia dell’Arkansas, uno stato del sud molto conservatore appartenente alla cosiddetta “Bible belt” (la “cintura della Bibbia” dove sono molto forti i conservatori cristiani). 

Infine il primo membro della generazione Z al Congresso, il Democratico Maxwell Frost, classe 1997, attivista per la giustizia sociale ispirato al movimento anticapitalista Occupy Wall Street e da quello antirazzista Black Lives Matter, nonché dai movimenti contro le grandi sparatorie.

UN NUOVO TERREMOTO NELLE MARCHE

La giornata di ieri è stata segnata anche da una violenta scossa di terremoto, al mattino presto, nelle Marche, le martoriate Marche, in particolare nella provincia di Ancona. L’epicentro per fortuna è stato nel mezzo al mare, a circa 30 chilometri dalla costa, il che ha evitato quella che potrebbe essere stata una tragedia ben peggiore.

In realtà non si è trattato nemmeno di una singola scossa ma di una serie di un centinaio di scosse susseguitesi una dopo l’altra per tutta la giornata di ieri, di cui la principale appunto è stata quella delle sette di mattina, che ha avuto una magnitudo di 5,7 gradi, che sono tanti, un decimo in più del terremoto di Amatrice. 

In diverse città delle Marche sono state precauzionalmente sospese le lezioni scolastiche e universitarie. In particolare a Fano, Pesaro, Senigallia e Ancona scuole chiuse le scuole di ogni ordine e grado. Anche l’Università resta chiusa. Per fortuna però non sembrano esserci vittime, né feriti gravi, né danni particolarmente significativi.

Un aspetto che sta facendo discutere è l’eventuale correlazione del sisma con le trivellazioni nell’adriatico alla ricerca di gas. In realtà più che facendo discutere, diciamo che è stata una delle prime voci che si sono diffuse sui social, che però è stata prontamente smentita dal presidente dell’Ordine dei geologi delle Marche Piero Farabollini in conferenza stampa.

Ansa riporta le sue parole: “Il terremoto avvenuto in mare questa mattina a poco più di 30 chilometri da Fano e Pesaro è uno dei più forti avvenuti in quest’area dal Novecento. Ma è anche un evento che possiamo considerare normale per la nostra regione: la fascia costiera e marina è infatti una delle tre zone sismo-tettoniche delle Marche. L’ipotesi che il sisma sia stato causato dalle trivellazioni in mare alla ricerca di gas e idrocarburi è da escludere. La trivellazione, di per sé, non comporta alcuno scuotimento sismico”, mentre “sono semmai le attività di estrazione e stoccaggio che possono farlo. A ogni modo, i terremoti legati a queste attività sono di magnitudo più contenuta, generalmente mai oltre 4,5-5 e profondità massime di 3-4 chilometri”.

La sua opinione viene confermata da quella di altri esperti, quindi pare che per quanto ne sappiamo non ci sia nessuna relazione fra le trivelle e i terremoti di ieri. Giusto due cose al volo su questo punto: 

  • Comunque, en passant, il presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche ci dice che invece estrazione e stoccaggio invece possono provocare dei terremoti, cosa che va considerata.
  • Non è che se non causano terremoti allora le trivelle vadano bene, eh. Sono comunque una pessima idea. Perché gli idrocarburi che stanno sotto terra è bene che rimangano lì se vogliamo anche solo provare a scongiurare gli effetti peggiori della crisi climatica. 
IL GOVERNO DELLE TRIVELLE

Ciò non è chiarissimo al nuovo governo, che sembra essersi inserito molto bene sul solco tracciato da Cingolani e anzi abbia deciso persino di strafare. In peggio. Pressenza riporta un comunicato del Comitato No Triv, che mette nero su bianco le ultime mosse del governo. 

In pratica con un emendamento al DL Aiuti-Ter approvato venerdì scorso, il Governo Meloni ha rotto il cosiddetto “muro delle 12 miglia” approvando le esplorazioni nell’area al largo del Delta del Po, a sole 9 miglia dalla costa. Ciò apre la strada a nuove trivellazioni in Adriatico a partire dalle 9 miglia marina dalle linee di costa. 

L’emendamento approvato infatti estende la misura prevista per l’area marina al largo del Delta del Po a tutte le aree marine, consentendo quindi il rilascio di concessioni per la coltivazione di gas anche tra le 9 e le 12 miglia marine per giacimenti con un potenziale superiore ai 500 milioni di metri cubi; inoltre prevede attività di ricerca e di estrazione di gas in alcune aree interdette, ma non ancora individuate, dal PiTESAI (ovvero il famoso documento che individua le aree idonee).

Tutto ciò, fra l’altro, per una quantità di gas che è abbastanza risibile. “Le riserve di gas accertate dal MITE al 31/12/2021, tra certe, probabili e possibili, ammontano a 111.075 miliardi di metri cubi ma la concreta possibilità di sfruttamento riguarda soltanto 70/80 di essi. Premesso che, secondo dati ARERA, nel 2021 i consumi di gas naturale hanno toccato quota 74 miliardi di metri cubi, le riserve nazionali di gas concretamente disponibili potrebbero far fronte alla domanda interna per 12 mesi o poco più. Si tratta di quantità non disponibili tutte e subito e, comunque, non rinnovabili una volta esaurite”. 

“I freddi numeri – conclude l’articolo – ci dicono quindi che “sovranità energetica” e “nuove estrazioni di gas nazionale” sono un ossimoro”. Ultimo tassello: lo stesso giorno in cui dava il via libera alle trivelle il Governo ha deciso di non inserire nell’ordine del giorno della seduta l’approvazione delle norme attuative sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e le linee-guida per identificare le aree idonee su cui installare impianti fotovoltaici, misure attese da mesi e che potrebbero consentire la realizzazione di almeno 10 GW/anno di nuova generazione elettrica. Non benissimo.

LO SBARCO DEI MIGRANTI

Va bene, cambiamo argomento, ma restiamo in Italia e continuiamo a parlare delle mosse del governo su un altro tema molto dibattuto in questo giorni ovvero quello dei migranti. Ieri i giornali parlavano della resa di Meloni e del suo governo all’Europa che ha imposto lo sbarco di tutti i passeggeri delle navi Humanity 1 e Geo Barents di Medici senza frontiere nel porto di Catania. Tutte le persone che erano rimaste a bordo sono state fatte sbarcare martedì sera e portate in un impianto sportivo.

Meloni ha avuto comunque modo di cantare vittoria, almeno parziale, per essere riuscita ad evitare lo sbarco di una delle tre imbarcazioni, la Ocean Viking, che è infine sbarcata in Francia. Con tanto di polemiche annesse, con diversi portavoce del governo francese che hanno dichiarato inaccettabile il comportamento del governo italiano. 

Che è effettivamente inaccettabile, perché contrario al regolamento europeo che prevede (lo ha fatto presente la stessa Ue in questi giorni proprio all’Italia) il dovere di soccorso a chi richiede aiuto all’interno delle acque territoriali di un paese. 

Ora qual è il punto qui: il punto è che tutte queste cose sono dei bracci di ferro, il governo plausibilmente non avrebbe lasciato morire queste persone e tutti sapevano che alla fine le navi sarebbero sbarcate. Inoltre come spiegava nella puntata di ieri di Morning Francesco Costa le Ong sono responsabili solo del 10% degli sbarchi, che a loro volta sono una piccola parte di tutti gli arrivi. Quindi non si tratta di battaglie per “evitare nuovi” arrivi, ma di battaglie politiche con l’Europa.

Il problema, come dicevamo anche qualche giorno fa, è che sono battaglie combattute usando come strumento la sofferenza di poveracci. Il che non vuol dire che gli accordi europei sulla migrazione non vadano rivisti, migliorati, aggiornati, in vista anche dei milioni di migranti climatici che volenti o nolenti arriveranno. Ma che, ecco, magari ci sono modi più umani per farlo. 

AGGIORNAMENTI DA COP27

Oggi è il quarto giorno di summit sul clima a Sharm El Sheik, la COP 27. Siamo ancora nelle fasi iniziali, quelle di apertura della conferenza, in cui ci sono le dichiarazioni dei politici. C’è stato il discorso iniziale molto accorato di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, c’è stato il summit dei leader, ma ecco dobbiamo ancora un po’ entrare nel vivo delle negoziazioni. 

Comunque per darvi qualche aggiornamento prendo un estratto da un podcast che vi invito a seguire, realizzato da Agenzia di Stampa Giovanile per il T quotidiano, un quotidiano di Trento. Visto che si tratta della puntata di ieri, ovviamente quando parla di oggi, si riferisce a ieri per voi che la ascoltate il 10 novembre, e così via. 

GUARDA IL VIDEO O ASCOLTA IL PODCAST PER L’AUDIO SULLA COP27

Se volete seguire questi interessanti resoconti a cura dell’Agenzia di stampa giovanile trovate la versione integrale sul T Quotidiano, vi lascio come al solito il link sotto fonti e articoli.  

In realtà ci sarebbe da fare anche un aggiornamento sulla situazione in Ucraina, con il ritiro delle truppe russe da Kherson, ma ne parliamo domani.

SOCIAL POCO SOCIAL

Va bene, chiudiamo invece con un aggiornamento non dai social ma sui social. Twitter è al centro del polverone per una serie di questioni legate alla gestione del suo nuovo patron, Elon Musk, e Meta (la società di Facebook) sembra voler approfittare del polverone per approvare misure simili senza dare troppo nell’occhio. Ma vediamo meglio di cosa stiamo parlando.

L’ingresso di Musk in Twitter non è stato esattamente in punta di piedi. Avete presente l’elefante nella cristalleria? Ecco. Nel giro di pochi giorni Musk ha stravolto la strategia del social, ha fatto fuori tutti i dirigenti, ha introdotto la più grande novità dalla nascita di Twitter ovvero l’account a pagamento, ha licenziato metà dipendenti e ora ne sta richiamando alcuni.

Un gran casino. Partendo dall’ultimo fatto, riporta il Sole 24 Ore che “Dopo aver licenziato circa la metà del suo personale, Twitter sta ora contattando decine di dipendenti che hanno perso il lavoro chiedendo loro di tornare. Lo riferiscono fonti informate all’agenzia Bloomberg. Alcuni sono stati licenziati per errore. Altri, riferiscono le fonti, sono stati mandati via prima che la direzione si rendesse conto che il loro lavoro e la loro esperienza potrebbero essere necessari per costruire le nuove funzioni del social media immaginate dal nuovo proprietario Elon Musk”.

Anche la questione degli account premium hanno scatenato un bel caos, principalmente perché adesso la spunta blu passa da essere sinonimo di account verificato ad essere il simbolo che si acquisisce quando si è abbonati (l’abbonamento costa 8 euro al mese). Solo che questo ha visto da subito un fiorire di troll e account spuntati che si fingono personaggi famosi, e in molti temono che questo possa essere usato per truffe. 

Forse per correre ai ripari, Musk ha annunciato una stretta sugli account falsi del social network e sui furti d’identità. «Ogni cambio di nome provocherà temporaneamente la perdita della spunta blu senza preavviso». Ha anche detto che «qualsiasi impersonificazione dove non sia specificata la parola “parodia” sarà sospeso». Un metodo di verifica accurato «renderà più democratico il giornalismo e darà più potere alla voce della gente», sottolinea infine il nuovo azionista di Twitter. Non so, sono dichiarazioni d’intenti fin qui piuttosto vaghe, per cui restiamo in osservazione.

Sul tema licenziamenti invece, come vi dicevo, Mark Zuckerberg sembra aver tratto spunto da Musk, volendo fare però le cose più in grande. Se Musk ha licenziato circa 3250 dipendenti, Meta ne ha licenziati 11mila (che però in percentuale sono meno). 

Zuckerberg ha annunciato così la misura, riporta Federico Garau sul Giornale: “Oggi condivido alcuni dei cambiamenti più difficili che abbiamo fatto nella storia di Meta, ho deciso di ridurre le dimensioni del nostro team di circa il 13% e di separarmi da 11.000 dei nostri talentuosi dipendenti”. La motivazione alla base di una decisione del genere, ha poi spiegato il fondatore di Facebook, è da ricercare nella crisi economica ed energetica in atto, che ha contribuito a produrre un forte calo delle entrate, rilevabile peraltro nell’intero settore della tecnologia digitale.

Ma anche in una strategia sbagliata: ovvero adottare una tattica particolarmente “aggressiva” durante la pandemia per quanto concerne il numero straordinario di assunzioni allora effettuate. “Sfortunatamente le cose non sono andate come mi aspettavo. Non solo il commercio online è tornato ai trend precedenti, ma il declino macroeconomico, l’aumento della concorrenza e le perdite dell’industria pubblicitaria hanno ridotto le nostre entrate più di quanto mi aspettassi”, ha proseguito il proprietario di Meta.

Insomma, quella di Zuckerberg sembra più un’ammissione di crisi che altro, e forse ha a che fare anche col voler puntare su Instagram più che su Facebook. Non lo so. L’unica riflessione aggiuntiva che mi viene da fare è che dovremmo iniziare a pensare a dei paracaduti per queste robe. Io non vi nego che c’è una parte di me che è contenta se Facebook è in crisi, ma certo non sono contento per le persone che si trovano senza un lavoro. Tendenzialmente molte persone vorrebbero che le grandi società fallissero o diventassero meno rilevanti, ma poi si arrabbiano se licenziano personale. Ma le due cose sono legate, ovviamente. Io spero che chiuda l’Ilva e che chiudano tutte le compagnie petrolifere il prima possibile. Ma non mi auguro che le persone si trovino per strada. In un periodo di transizione servono strumento nuovi e innovativi di stato sociale. Tipo un reddito di base universale? Chissà magari…

FONTI E ARTICOLI

#elezioni midterm Usa 2022
Wired – Cosa sono le elezioni di midterm degli Stati Uniti
il Post – Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sono più combattute del previsto
il Post – Le molte prime volte delle elezioni americane
il Post – Bisognerà fare i conti con Ron DeSantis

#terremoto
Ansa – Terremoto nelle Marche, la scossa più forte di 5.7, poi 70 repliche. Ripresa la circolazione ferroviaria
la Repubblica – Terremoto e trivellazioni nell’Adriatico, ecco perché non c’è alcun legame

#trivelle
Pressenza – Nuove trivelle in Adriatico anche entro le 12 miglia 

#migranti
Ansa – Parigi avverte Roma sui migranti, ‘rispetti gli impegni Ue sulla Ocean Viking’
Avvenire – Migranti. Nel 90% dei casi si arriva in altri modi. Perché le Ong non sono il problema

#COP 27
Il T Quotidiano – Cose di Cop27 – Il diario da Sharm el-Sheikh

#social
il Giornale – Dopo Twitter tocca a Meta: Zuckerberg annuncia 11mila licenziamenti
Il Fatto Quotidiano – Elon Musk, i maxi licenziamenti a Twitter indignano ma fece lo stesso Steve Jobs
la Repubblica – Che fine faranno i licenziati di Meta e Twitter?
il Sole 24 Ore – Twitter, dietrofront di Musk: il social richiama decine di dipendenti licenziati

#latte
il Post  – Quanto è aumentato il prezzo del latte

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