21 Ott 2022

Liz Truss è durata meno di una lattuga – #604

Ieri è successo praticamente di tutto. Liz Truss si è dimessa da leader dei conservatori e quindi da premier inglese, in Italia sono iniziate le consultazioni ma è uscito un nuovo audio di Berlusconi su Zelenski e l’Ucraina, i giornali italiani hanno ventilato un’escalation fra Nato e Russia, e la Finlandia ha detto che vuole costruire un muro con la Russia.

LIZ TRUSS E LA LATTUGA

Apriamo con una notizia che è arrivata ieri, non saprei dire se e quanto inaspettata, ma vediamo. Sto parlando delle dimissioni della premier britannica Liz Truss. Non so quanto inaspettata perché che la cosa fosse nell’aria si sapeva, ma probabilmente in pochi si attendevano che arrivassero così in fretta, forse abituati anche al valzer di Boris Johnson, che si doveva dimettere più o meno ogni settimana e poi non si dimetteva, e ci ha messo sei mesi per dimettersi davvero.

La parabola politica di Liz Truss come leader dei conservatori e premier inglese invece è stata molto più breve, non esattamente simile a quella di Margaret Thatcher a cui si ispira. La ricostruisce, in estrema sintesi, il Fatto Quotidiano: “Il 5 settembre Truss viene eletta leader del partito conservatore, battendo il rivale Rishi Sunak. Solo tre giorni dopo, l’8 settembre, muore la regina Elisabetta all’età di 96 anni, dopo avere regnato per 70 anni. Il 23 settembre, tra le prime importanti iniziative economiche del neo-governo Truss, il Cancelliere per lo scacchiere Kwasi Kwarteng annuncia il cosiddetto ‘mini-budget’ che include circa 45 miliardi di sterline in tagli alle tasse. Una mossa che allerta i mercati – anche perché, commento mio – il piano di Truss & Co era fare questa manovra senza coperture, a debito, tanto che pochi giorni più tardi la sterlina fa segnare il suo valore più basso di sempre nei confronti del dollaro americano. 

Ad inizio ottobre, arriva la prima inversione a U, con Truss e Kwarteng che decidono di non tagliare più l’aliquota più alta dell’imposta sul reddito. Il 14 ottobre arriva così la decisione di Truss di licenziare Kwarteng e sostituirlo con Jeremy Hunt. Insieme ad Hunt arriva un’altra inversione a U, con la decisione di rivedere la maggior parte dei tagli fiscali programmati. Il nuovo Cancelliere ammette poi che le tasse sono destinate a salire. Le critiche nei confronti di Truss aumentano, sia all’interno del suo partito, sia da parte dell’opposizione. Truss prova a difendere le sue scelte, affermando che “sono tutte prese per assicurare la stabilità del Paese”. 

Ma non basta, e oggi, il 20 ottobre, dopo solo sei settimane, è arrivato l’annuncio delle dimissioni. «Non posso rispettare il mandato per il quale sono stata eletta dal Partito Conservatore. Per questo, ho parlato con sua maestà il re per comunicargli che mi dimetto da leader del Partito Conservatore», ha detto Truss in un brevissimo discorso davanti ai giornalisti a Downing Street, la residenza del primo ministro. In Inghilterra il ruolo di leader del partito di governo è legato anche alla carica di premier, quindi di conseguenza queste dimissioni diventano anche quella dalla carica di capo del governo.

“Non è ancora chiaro, almeno per ora, chi la sostituirà – scrive il Post – ma Truss ha detto che il suo successore sarà scelto all’interno del Partito Conservatore nel giro di una settimana. Non è ancora nemmeno chiaro come avverrà la scelta del nuovo leader: Truss era stata scelta dagli iscritti del Partito Conservatore nel corso di una lunga campagna per le primarie, che era durata quasi due mesi e prevedeva numerose votazioni. Questa volta, però, la scelta del nuovo leader dovrà essere fatta in una sola settimana e probabilmente saranno trovati sistemi più agili: una possibilità è che a votare siano soltanto i parlamentari Conservatori, e non gli iscritti”.

C’è anche chi, come il leader dell’opposizione britannica, il laburista Keir Starmer, ha chiesto elezioni “subito”. Ma è un’opzione che al momento appare poco probabile. Su Keir Starmer apro una brevissima parentesi perché, così come Liz Truss si ispira apertamente a Margaret Thatcher, egli si ispira altrettanto apertamente a Tony Blair, che è stato il Thatcher di sinistra della politica britannica, per così dire. 

Come ha commentato l’analista politico scozzese Ross Colquhoun «Oggi la politica britannica è una gigantesca fiera di cosplayer: Truss vuole interpretare Thatcher, Starmer vuole essere Blair. Nessuno che si costruisca un percorso a prescindere da modelli e aspettative».

E queste copie ancor più sbiadite di personaggi già sbiaditi di loro (perlomeno Blair), non sembrano ottenere i successi degli originali. O, come mi ha scritto il collega Paolo Cignini “Mai giocare con i fantasmi del passato: nelle tenebre vincono sempre loro”. 

Comunque, tornando alla questione Truss, già nel fine settimana sapremo meglio cosa succederà al governo inglese. In realtà c’è già chi fa ipotesi e addirittura si vocifera di un clamoroso ritorno di Boris Johnson, ma è troppo presto per dire cose sensate. Intanto chiudo questo capitolo con una nota di colore: Il 14 ottobre il tabloid britannico Daily Star ha avviato una diretta YouTube dal titolo “Questa lattuga può durare più a lungo di Liz Truss?”. L’idea dietro alla trovata veniva da un articolo della rivista Economist che aveva osservato che, tolti i dieci giorni di lutto nazionale per la morte della regina Elisabetta II, Truss era stata davvero in controllo della situazione politica per soli sette giorni, «più o meno il tempo che si conserva una lattuga in un supermercato». Da lì la diretta, con una telecamera fissa su un cespo di lattuga e una foto di Liz Truss a fianco. Sei giorni dopo Truss si è dimessa, e il Daily Star ha annunciato trionfalmente: ha vinto la lattuga.

NUOVO GOVERNO, AL VIA LE CONSULTAZIONI

Intanto in Italia ieri sono iniziate le consultazioni, fra mille incognite. Le consultazioni sono una serie di incontri e colloqui fra il presidente della Repubblica e i rappresentanti dei vari partiti, o più correttamente dei vari gruppi parlamentari (che in genere a inizio legislatura coincidono con i partiti) nonché con i presidenti di Camera e Senato. A cosa servono tutti questi incontri? Servono perché il Presidente, secondo l’architettura istituzionale prevista dalla nostra Costituzione, deve capire a chi affidare il compito di formare un nuovo governo che possa ottenere la maggioranza delle due camere. 

Sembra abbastanza scontato che nella giornata di oggi Mattarella affidi questo compito a Giorgia Meloni, che però ancor prima di cominciare si trova una bella patata bollente fra le mani. Ora bella, diciamo un po’ raggrinzita e con qualche strato di cerone. Perché la questione degli audio di Berlusconi su Putin che commentavamo ieri è proseguita, e anzi è spuntato persino un secondo audio in cui l’ex premier fa una ricostruzione del conflitto molto putiniana, quasi ingenua verrebbe da pensare.

«Io non vedo come possano mettersi a un tavolo di mediazione Putin e Zelensky. Perché non c’è nessun modo possibile. Zelensky, secondo me… lasciamo perdere, non posso dirlo…», dice Berlusconi, riscuotendo peraltro un applauso in sala. Nell’audio si sente Berlusconi chiedere agli astanti «massimo riserbo» su quello che sta dicendo. Ricostruendo le fasi iniziali della guerra, poi, dice:

Lui [Putin, ndr] è contrario a qualsiasi iniziativa, resiste, subisce una pressione forte da tutta la Russia. E allora si decide a inventare una operazione speciale: le truppe dovevano entrare in Ucraina, in una settimana raggiungere Kiev, deporre il governo in carica, Zelensky eccetera, e mettere un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone per bene e di buon senso, un’altra settimana per tornare indietro. È entrato in Ucraina e si è trovato di fronte a una situazione imprevista e imprevedibile di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente. E la guerra, invece di essere una operazione di due settimane, è diventata una guerra di duecento e rotti anni. Quindi, questa è la situazione della guerra in Ucraina.

Ora, intendiamoci, è una versione indubbiamente faziosa, ma come sono altrettanto faziose le posizioni ultra-atlantiste di tanti altri politici nostrani. Solo che è faziosa nel senso sbagliato, nel momento sbagliato, per Berlusconi. E viene anche da chiedersi: qualcuno questo audio deve averlo registrato e poi girato all’agenzia stampa Lapresse. Qualcuno che era presente al discorso di Berlusconi ai neoeletti. Insomma, il dubbio che Silvio sia caduto in una trappola politica c’è. Anche i due audio vengono pubblicati a ridosso delle consultazioni e con un forzista, Antonio Tajani, in pole position proprio per il ruolo di Ministro degli Esteri.

Ovviamente le risposte non si sono fatte attendere. In particolare da Kiev arriva il Tweet pesante di Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, che scrive – in italiano!:

“Qualsiasi crisi apre la strada ai leader veri. Mentre il signor Berlusconi è sotto l’effetto della vodka russa in compagnia di ‘cinque amici di Putin’ in Europa, Giorgia Meloni dimostra quali sono i veri principi e la comprensione delle sfide globali. Ognuno sceglie la propria strada”. 

Insomma, in attesa di Mattarella, Kiev ha già scelto. A ogni modo è curioso come in queste ore, i due filoni principali di notizie che stanno dominando i giornali negli ultimi mesi, ovvero le elezioni e la guerra in Ucraina, si stiano mescolando, come quando nei film e nei romanzi le linee narrative dei protagonisti, iniziate in maniera separata, si intrecciano improvvisamente. 

C’E’ UN’ESCALATION IN CORSO?

Ieri a un certo punto molte homepage delle principali testate italiane si sono riempite della notizia a tutta pagina che la Nato sarebbe più vicina a una guerra diretta con la Russia. Il che è una notizia abbastanza allarmante.

Poi però ho approfondito e ho notato due cose. La prima è che la notizia in sé sembrava molto più scarna di come veniva presentata. Semplicemente a un certo punto, atorno alle 11 di mattina, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia russa Tass in cui diceva: “Il flusso di armi della Nato verso l’Ucraina e gli aiuti militari a Kiev avvicinano l’alleanza alla pericolosa linea dello scontro militare diretto con la Russia”. Il che, intendiamoci, non è che sia un messaggio distensivo, ma è in linea con quanto il governo russo ha detto fin qui, e con la sua strategia di deterrenza, fatta un po’ con minacce nucleari, un po’ con minacce di guerre dirette, ma non mi pare che ci sia niente di particolarmente nuovo.

E facendo un giro sulla stampa estera (intendo inglese, americana, francese) la notizia non viene riportata in nessuna delle prime pagine dei quotidiani. Mi pare che spesso i quotidiani italiani si rincorrano a vicenda. Se Repubblica apre l’homepage con una notizia, anche gli altri devono correre ai ripari. E si crea un meccanismo perverso che si autoalimenta in cui si perde un po’ il ragionamento sul valore di una notizia. 

Detto ciò, non è che la situazione sia rosea. Ieri le forze dell’ordine italiane, su richiesta degli Usa, hanno arrestato all’aeroporto di Milano Malpensa il figlio di un alto funzionario russo, apparentemente implicato in un caso di vendita illegale di tecnologie americane a compagnie di armamenti in Russia, mentre fonti governative inglese affermano che un Jet russo avrebbe sganciato un missile vicino a un aereo inglese sul mar Nero. 

MURO FRA FINLANDIA E RUSSIA

Ma in tutto ciò la notizia più strana, per certi versi sconcertante, è che il Parlamento finlandese sembra intenzionato a votare la costruzione di un muro con la Russia per evitare l’arrivo di migliaia di profughi. 

Vi dico la notizia, poi commentiamo. Scrive sempre la redazione del fatto Quotidiano che “I principali partiti della Finlandia sono favorevoli alla costruzione di un muro al confine con la Russia, lungo 260 chilometri, per evitare l’afflusso su larga scala dei profughi che potrebbero arrivare con la prosecuzione del conflitto contro l’Ucraina. Un’idea che trova d’accordo sia i partiti di centrodestra che quelli di centrosinistra che attualmente formano la maggioranza. Già dall’inizio del conflitto la Finlandia ha assistito a diversi picchi di arrivi da oltreconfine”.

Questo è il succo della notizia. Ma c’è di più. Perché tutti i giornali italiani riportano la notizia senza aggiungere altro, in maniera neutra, ma soprattutto senza spiegare. Perché almeno a me la domanda è venuta spontanea: ma chi sono questi profughi dai quali si vuole difendere il governo finlandese? Dovete sapere che il confine con la Finlandia è il più esteso e uno dei pochi rimasto vagamente accessibile ai russi che vogliono uscire dal paese. 

Pare che dall’inizio del conflitto, riporta Reuters, i flussi migratori dalla Russia si siano intensificati, parliamo di diverse migliaia di persone al giorno, e ancor più da quando Putin ha dichiarato la mobilitazione di massa. Sono persone che fuggono dalla leva obbligatoria, che magari hanno paura di essere arrestate per le loro idee o di finire sul fronte. 

Ora, di sicuro non è giusto che il peso gravi sulle spalle della Finlandia, ma davvero siamo disposti ad accettare un muro ai confini dell’Unione Europea? Pensate se la stessa cosa la si fosse fatta col confine ucraino. Eppure le persone che fuggono dalla Russia fuggono da un regime, non dovremmo aiutarle? Io non voglio fare demagogia, né ragionamenti semplicistici, ma mi da fastidio l’ipocrisia: non credo che esistano muri buoni e muri cattivi, e se era brutto, disumano, crudele il muro voluto da Trump al confine col Messico – e lo era eccome, e forse sì, lo era anche un po’ di più perché separava famiglie, madri dai figli – dobbiamo avere il coraggio di dire che anche questo fa piuttosto schifo. 

L’INFORMAZIONE SECONDO ZEROCALCARE

Ma d’altronde, se l’informazione fosse stata già fatta bene, non ci saremmo messi a fare un giornale. Vabbé, slogan autocelebrativi a parte, voglio chiudere con un contenuto proprio sull’informazione che però non è un articolo, ma una striscia di fumetti realizzata da Zerocalcare, che mi avete segnalato – nello specifico me l’ha segnalata Marco Fossati, che ringrazio.

La vignetta è molto breve ma coglie perfettamente nel segno. La striscia sintitola “Quasi tutto quello che c’è da sapere sull’informazione”

Quello che dico io: No, non penso che ritorna il fascismo. i riferimenti economici restano sempre quelli neoliberisti e il posizionamento internazionale rimane atlantista. 

Penso che delle differenze ci possono stare sul piano della società, dei diritti , in senso autoritario e tradizionalista.

Che è drammatico eh, mica dico di no, ma ecco non penso che mo’ per vent’anni non ci stanni più le elezioni.

Come lo trascrive Repubblica:

Insomma, ci prospetta un dramma.

Sì, è drammatico. Però insomma, spero che in Italia ci siano di nuovo delle elezioni, almeno nei prossimi vent’anni.

Come lo riporta il Secolo:

“La ridicola tesi del “democratico” Zerocalcare:

“Tornare al voto, Italia nel dramma con la destra”.

FONTI E ARTICOLI

#Liz Truss
Il Fatto Quotidiano – Regno Unito, Liz Truss si dimette dopo un mese e mezzo: è il mandato più breve di sempre
il Post – Una lattuga ha vinto contro Liz Truss

#governo
il Post – C’è un nuovo audio di Silvio Berlusconi sulla guerra in Ucraina
La Svolta – Dalla sanità alla politica: chi è Licia Ronzulli?
il Post – Sono iniziate le consultazioni

#Finlandia #muro
Il Fatto Quotidiano – Finlandia, un muro al confine con la Russia per evitare arrivi in massa di profughi

#premio Sacharov
L’Indipendente – Premio Sacharov: il Parlamento europeo rinuncia all’ultima carta per salvare Assange

#informazione #Zerocalcare
Fumettologia – Zerocalcare si è di nuovo lamentato di come è stata riportata una sua intervista

#Brasile
Il Caffè Geopolitico – Elezioni Brasile, i magistrati di Lava Jato si schierano con Bolsonaro nonostante i sospetti di corruzione

#clima
Greenreport – Meglio delle previsioni: nel 2022 le emissioni di CO2 da combustibli fossili aumenteranno “solo” dell’1%

#rinnovabili
Rinnovabili.it – Celle solari perovskite-silicio nero, 28.2% di efficienza

#attivismo
Rinnovabili.it – Il Regno Unito vuole dare più poteri alla polizia contro gli attivisti del clima
Internazionale – La difesa dell’ambiente si paga troppo spesso con la vita

#leaks
The Guardian – Secret files suggest chemical giant feared weedkiller’s link to Parkinson’s disease

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