16 Giu 2022

In Spagna arriva una legge sullo spreco alimentare – #542

Anche la Spagna, come Italia e Francia, è sul punto di avere la sua legge sullo spreco alimentare. Ma quanto sono utili leggi del genere? Intanto gli europarlamentari delle Commissioni per l’Ambiente e gli Affari Economici hanno respinto l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia verde dell’UE, in attesa del voto decisivo del parlamento. E mentre la Russia riduce le sue esportazioni di gas verso il nostro paese, uno studio mostra che ormai è del tutto antieconomico usare il gas come passaggio intermedio nella fuoriuscita dal carbone.

SPAGNA, UNA LEGGE SULLO SPRECO ALIMENTARE

Anche la Spagna, da qualche giorno ha una sua legge sullo spreco alimentare. Che deve ancora essere approvata in via definitiva, ma non dovrebbero esserci problemi. In Europa al momento, a quanto sono riuscito a ricostruire, solo Italia e Francia hanno una legge sullo spreco alimentare (entrambe dal 2016), e la Spagna è il terzo paese a unirsi al gruppo. Vediamo che cosa prevede la legge spagnola, ci diamo una rinfrescata anche su quella italiana e francese e successivamente, come al solito, proviamo a fare qualche considerazione.

Il progetto di legge spagnolo è stato approvato il 7 giugno dal Consiglio dei ministri e vuole affrontare il problema dello spreco di cibo che nel paese, nel 2020, è stato quantificato in 31 chili pro capite. La legge cerca anche di inserirsi nel solco degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che puntano a “dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale a livello di vendita al dettaglio e di consumo e ridurre le perdite alimentari nella produzione e nelle catene di approvvigionamento”.

Va bene, ma quindi cosa prevede la legge? Prevede l’adozione da parte di tutti gli agenti della filiera, dalla produzione, alla lavorazione alla distribuzione, di un piano per la prevenzione delle perdite e degli sprechi. Che dovrebbero essere ridotti seguendo questa gerarchia:

  • donazione o la ridistribuzione del cibo attraverso accordi di collaborazione con aziende, enti di iniziativa sociale e altre organizzazioni senza scopo di lucro o banchi alimentari.
  • trasformazione degli alimenti che non sono stati venduti, ma che mantengono le condizioni ottimali per il consumo, in prodotti come succhi o marmellate 
  • quando l’alimento non è più idoneo al consumo umano – terzo step – si prevede che venga destinato, nell’ordine, all’alimentazione animale, all’uso come sottoprodotto in un altro settore e all’ottenimento di compost o i cosiddetti “biocarburanti”.

I ristoranti vengono invitati ad agevolare la doggy bag con contenitori idonei per permettere ai clienti di portare a casa gli avanzi, e i negozi a proporre linee di vendita per prodotti “brutti, imperfetti o poco attraenti” oltre che a promuovere il consumo di prodotti stagionali, locali o biologici. Sono previste multe, anche salate, per chi non rispetta queste disposizioni. 

In questo la legge somiglia più a quella francese, che prevede una lunga serie di sanzioni, che a quella italiana, che invece punta sul premiare con delle agevolazioni fiscali chi adotta comportamenti virtuosi.

Ora, veniamo alle considerazioni. Sicuramente è da apprezzare il tentativo di contrastare lo spreco alimentare e possiamo considerare questa legge un passo in avanti, per la Spagna. Tuttavia, il fatto che sia una legge molto simile a quelle italiana e francese che risalgono a sei anni fa mi fa pensare che forse si poteva osare un po’ di più. 

E se guardiamo in casa nostra, i risultati della legge non sono stati così eclatanti, come confermano diversi studi e ricerche: secondo un’indagine Coldiretti del 2020, il 54% della popolazione italiana (più di 1 italiano su 2) ha ridotto o eliminato gli sprechi. Ma lo spreco alimentare nelle case degli italiani rimane comunque impressionante: circa 36 kg all’anno pro capite. Più della Spagna (anche se i dati spesso sono raccolti in forma diversa, quindi il confronto vale per quel che vale), che la legge ancora non ce l’ha.

Il punto è che questo genere di legge intervengono solo sul sintomo, lo spreco alimentare, senza andare alla causa, ovvero come sono strutturate le nostre filiere. Nel 2019 intervistai Giulio Vulcano, un ricercatore Ispra che aveva curato una ricerca proprio sullo spreco alimentare in cui emergeva chiaramente che lo spreco alimentare è un problema strutturale dei nostri sistemi di produzione, distribuzione e consumo del cibo.  

E che quindi azioni di recupero, riciclo e redistribuzione del cibo sono utili per venire incontro a situazioni emergenziali e risolvono alcuni problemi ambientali soprattutto legati allo smaltimento, ma riguardano soltanto un piccolo pezzo del problema. Mentre una soluzione strutturale non può prescindere dal ripensamento (e rilocalizzazione) dei sistemi produttivi. Detto in altre parole non possiamo continuare a produrre, distribuire e consumare cibo su scala nazionale o addirittura internazionale. Dobbiamo tornare il più possibile alla produzione e al consumo locale. Questo, fra l’altro, come ogni soluzione sistemica, non risolverebbe solo il problema dello spreco, ma anche molti problemi legati alla resilienza, al trasporto, alle emissioni e così via. 

TASSONOMIA UE, GIORNI DECISIVI

Sono giorni decisivi per la tassonomia verde europea. Anche se una parte di me spera che non finisca mai, essendo la telenovela più appassionante dai tempi di XXX. Martedì mattina gli europarlamentari delle Commissioni per l’Ambiente e gli Affari Economici hanno respinto la classificazione del gas fossile e dell’energia nucleare come sostenibili dal punto di vista ambientale nell’ambito della tassonomia dell’UE, che sarebbe la guida agli investimenti “verdi” dell’Unione Europea. 

Sembra una roba burocratica, ma il fatto che gas o nucleare siano inseriti o meno all’interno di questa tassonomia potrà influenzare e dirottare miliardi di investimenti nei prossimi anni in un senso o in un altro. Non proprio bazzecole. Si tratta, come scrive il WWF in comunicato, di un primo passo cruciale. Un primo passo, perché l’ultima parola spetterà al Parlamento europeo che in sessione plenaria voterà sulla questione nella prima settimana di luglio. Sempre che non succedano nuovi colpi di scena, ovviamente. Tipo Timmermann che scopre che Cingolani in realtà è suo padre. Così, senza senso. 

GAS, LA RUSSIA LO RIDUCE A ITALIA E GERMANIA

A proposito di gas, è notizia di ieri che la Russia avrebbe ridotto, pare temporaneamente, del 15% l’afflusso di gas verso l’Italia, e ha adottato una misura simile verso la Germania. È la stessa Eni a darne notizia, aggiungendo che non sono state fornite spiegazioni a questa improvvisa riduzione, anche se sembra probabile che si tratti di una mossa politica. 

La notizia fra l’altro è arrivata mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in diretta dal Cairo accoglieva il memorandum d’intesa sul gas firmato al Cairo con Egitto e Israele, e definito un “accordo storico”. Von der Leyen, successivamente ha evidenziato anche che, riporta la Repubblica, “stiamo costruendo un’infrastruttura” che deve essere pronta anche per il “trasporto dell’energia pulita del domani”, ossia l’idrogeno. Di bene in meglio!

MA IL GAS È DAVVERO NECESSARIO?

In tutto ciò, qualche giorno fa su segnalazione di Cristiano Bottone del movimento della Transizione mi sono imbattuto in un video molto interessante del canale YouTube di divulgazione scientifica-ambientale Just Have A Think, che smonta clamorosamente il mito del gas come “middle-man” ovvero come passaggio intermedio necessario sulla via della fuoriuscita dal carbone.

Che è il motivo con cui attualmente vengono giustificati tutti gli investimenti sul gas che stiamo facendo. “Il gas è un passaggio necessario per transitare dal carbone alle rinnovabili”. Lo dice spesso Cingolani, lo dicono vari opinion leader, lo dicono le aziende di idrocarburi. Questa osservazione si basa sul fatto che sarebbe più economico passare attraverso il gas perché genera un po’ meno emissioni del carbone ma ha una infrastruttura simile, sempre centralizzata, e quindi permetterebbe di avere più tempo per fare gli investimenti necessari per cambiare l’infrastruttura energetica e renderla adatta alle rinnovabili.

Ora, forse questa cosa poteva aver senso dieci anni fa (o forse no). La verità è che non esistevano prove, studi, dati a sostegno, ed era una di quelle convinzioni che si basano solo sul fatto che qualcun altro lo ha detto in precedenza. Poi, qualche mese fa, un’organizzazione chiamata Transition Zero ha messo assieme tutti i dati e le analisi e ha fatto uno studio ed è venuto fuori che passare attraverso il gas, oggi, è completamente anti economico. Perché il costo delle rinnovabili è crollato, quello del gas è aumentato ed è molto instabile, per cui anche dal punto di vista puramente economico conviene ormai, e nemmeno di poco, fare il passaggio diretto da carbone a rinnovabili, che passare per il gas. Oltre agli evidenti vantaggi ambientali.

FONTI E ARTICOLI

#spreco alimentare
Lifegate – Spreco alimentare, la Spagna approva un progetto di legge per ridurlo https://www.lifegate.it/legge-spreco-alimentare-spagna
Italia che Cambia – Cosa possiamo fare per non sprecare cibo (e non estinguerci)

#gas
la Repubblica – Eni, Gazprom annuncia una riduzione del 15% dei flussi verso l’Italia. Nuovo taglio anche alla Germania
The Guardian – Avoid using gas as ‘transition’ fuel in move to clean energy, study urges
Just Have A Think (YouTube) – How to cut out the ‘fossil gas middle man’.

#clima
The Guardian – Spain and southern France hit by second extreme heat event of year
Rinnovabili.it – Il “Terzo Polo” si scioglie: aumenta lo squilibrio delle risorse idriche dell’Himalaya

#plastitar
GreenMe – Plastitar, il mix di microplastiche e catrame più preoccupante di sempre che sta inquinando gli Oceani del mondo

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