Quercophilus: “salviamo i boschi italiani dai tagli selvaggi”

Salvare i boschi italiani dai tagli selvaggi, strettamente connessi al dissesto idrogeologico, e diffondere buone pratiche per una gestione virtuosa del territorio. È questo l'obiettivo del progetto “Quercophilus”, ossia “quelli che amano le querce”.

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Se gli alberi potessero parlare quanta storia ci racconterebbero? Se è vero che alcuni esemplari raggiungono anche i cinquecento o seicento anni, la tendenza attuale è quella di compiere tagli sempre più frequenti per vendere la legna e fare cassa in maniera semplice e veloce.

 

Ma quali sono per un Comune gli svantaggi che produce questa pratica, a fronte di un guadagno di una decina di migliaia di euro? Molti e gravi, come spiega Carlo Papalini, responsabile del progetto “Quercophilus” ossia “quelli che amano le querce”. I boschi maturi sono sempre di meno in Italia e non è un peccato solo dal punto di vista paesaggistico, ma ne va anche – soprattutto – della sicurezza del territorio.

 

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“Il taglio dei boschi ad alto fusto è strettamente collegato con il dissesto idrogeologico”, sottolinea Carlo Papalini, “perché un ettaro di bosco maturo assorbe fino a cento volte in più di un bosco giovane”. Se vendere legna può comportare un incasso sicuro nel breve termine, sul lungo periodo può causare danni e spese erariali ben più gravi: il rifacimento delle strade, i danni provocati dalle esondazioni dei fiumi e, nei casi peggiori, anche la perdita di vite umane.

 

Gli “amici delle querce” sono impegnati nella diffusione di questo concetto chiave, per aumentare la consapevolezza, soprattutto nei Comuni, di quanto sia importante progettare l’economia delle proprie scelte in un’ottica di lungo termine. Ma anche per diffondere conoscenza intorno a quelle che suono buone pratiche e gestioni virtuose, come nel caso del Bosco della Bandita, una foresta di querce ancora sconosciuta proprio nel cuore dell’Umbria, vicino Giove.

 

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Non solo alberi longevi, anche la frutta antica rientra nelle cure e nell’interesse del gruppo di “Quercophilus”. “Oggi la grande distribuzione ha imposto sul mercato solo pochissime razze di frutta, con dimensioni standard per il trasporto e un colore accattivante per il cliente”. Ma perché perdere la varietà e il gusto dei prodotti migliori della terra per la convenienza del mercato? Per rispondere a questa domanda il gruppo di “amici delle querce” ha risposto in modo concreto, progettando un Frutteto di Archeologia Arborea dove sono state recuperate le razze più antiche per riscoprire odori e sapori dimenticati.

 

“Potrebbero sembrare piccole cose, ma non è così”, conclude Papalini, “lasciare il mondo in buone condizioni è compito di ognuno di noi”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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