Bando storico: la Cina vieta il commercio d’avorio

È entrato in vigore dal 1 gennaio 2018 il bando del commercio domestico dell'avorio in Cina. La chiusura del più grande mercato d'avorio del mondo è un passo significativo per le popolazioni di elefanti in Africa, drasticamente calate negli ultimi anni.

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Il 31 dicembre 2017 segna una data storica per la conservazione degli elefanti. Dal 1 gennaio 2018 è entrato infatti in vigore il bando del commercio domestico dell’avorio in Cina. Con il nuovo anno non esisterà più un avorio “legale” frutto di materiale confiscato o di vecchi stock: lavorazione e vendita – una tradizione secolare in Cina – sono bandite.

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“Il drastico calo delle popolazioni di elefanti in molte parti dell’Africa è causato dal bracconaggio di elefanti per alimentare la domanda di avorio in Cina. Secondo recenti censimenti condotti in quattro paesi dell’Africa centrale, le popolazioni di elefanti di foresta sono diminuite di circa il 66% in soli otto anni” ha detto Fred Kumah, WWF Director for Africa.

 

La chiusura del più grande mercato di avorio del mondo è un passo significativo che dovrebbe sostenere gli sforzi di protezione degli elefanti in Africa. La regione resta purtroppo teatro di un fiorente mercato illegale di animali selvatici e loro parti: dunque il compito che attende il WWF con le istituzioni, sia in Cina che in Africa, è notevole. Per moltio anni commercio legale e quello illegale hanno convissuto. Ora le cose sono cambiate, e sarà necessario lavorare con apposite campagne di informazione e sensibilizzazione, poiché molti cittadini cinesi rivelano di non essere a conoscenza del bando.

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“La chiusura del mercato interno dell’avorio è un potenziale punto di svolta per la conservazione dell’ elefante che speriamo aiutera’ a ridurre la domanda e a frenare il bracconaggio -ha detto Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale – . Ora ci aspettiamo che altri paesi asiatici seguano l’esempio cinese e adottino un divieto simile per porre le basi di un’azione di conservazione finalmente unitaria per una specie che nell’ultimo decennio ha subito un calo impressionante”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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