21 Ott 2014

Divenire ed essere comunità: l'Asilo nel bosco e Community School come realtà comunicanti

Scritto da: Sabina Bello

Contesti come L’asilo nel bosco  e la Community School  sono fondamentali perché diventano punti concreti attorno ai quali una comunità […]

Contesti come L’asilo nel bosco  e la Community School  sono fondamentali perché diventano punti concreti attorno ai quali una comunità può nascere ed esistere.

È la sensazione forte che ho ricevuto dal secondo incontro fra genitori e maestri a L’asilo nel bosco: sedute sotto l’albero c’erano un gruppo di persone unite nell’intento di avere cura e occuparsi al meglio di una comunità di bimbi in crescita, tutti portando le proprie individualità e percorsi di vita, ognuno presente e partecipe.  Questo è contro corrente rispetto ad una modalità dominante indiretta, effimera. Qui ci si guarda in faccia, si incontrano le persone responsabili e ci si confronta. Veniamo connessi da un contesto reale.

 

commun.asilo

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un'informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana. 
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Puoi fare la differenza!

Immaginiamo il nostro giornale come una cassetta degli attrezzi per diventare un vero protagonista del cambiamento. Dentro ci trovi la mappa con i migliaia di progetti virtuosi, gli articoli, le video storie, i nuovi format video e tante progetti che stiamo costruendo insieme alla nostra comunità. 

Per continuare a farlo abbiamo bisogno di te.

 

Così sono preziosamente reali i nostri venerdì, quando i bimbi “grandi” del progetto Community School vengono a trovare i “piccoli” a L’asilo nel bosco. Il senso di completezza nasce dalla percezione che queste realtà camminano insieme. Sono i momenti in cui sento di star partecipando a qualcosa di bello e sacro. Questi bambini, questi ragazzi, ci danno l’occasione di divenire una comunità reale. La vita è un tessuto dove ogni filo si intreccia profondamente con gli altri e l’incontro tra diverse età è la forza che lo sostiene. Forza che sta anche nella possibilità che ogni genitore, educatore e maestro ha di appropriarsi, afferrare, stringere e poi diffondere l’arte dell’avere cura.

 

Il mio pensiero è all’incontro sotto l’albero e ascolto la nostra attitudine verso la bellezza. Intimamente credo che guardare i bimbi sia ammirare la vita stessa e questo è uno sguardo che si espande a macchia d’olio, perché se ci interessiamo del benessere di una vita in evoluzione non possiamo occuparcene solo per qualche mese, per un anno o due. Avere cura porta a non avere confini stretti.

 

Sospinta da un forte vento guardo al mondo che li aspetta e mi chiedo, quale potrà essere una scuola che prosegua il nostro impegno, chi sarà a stare loro vicino quando a 17 anni o 20 anni si interrogheranno, quale mondo gli risponderà? Essere responsabili diviene bisogno impellente.

 

merenda

 

Avere cura, ovvero prestare attenzione, occuparsi in prima persona dello spazio, delle cose, delle persone immediatamente circostanti. Come atto di responsabilità, di risposta al meccanismo di delega, avere cura come modo di custodire ed abitare il proprio territorio. Il territorio della vita, della crescita, dell’educazione. Si parla spesso di riappropriazione, ma credo che molti terreni non siano stati sottratti, ma piuttosto da noi abbandonati, lasciati disabitati al di là del nostro naso, della nostra coscienza. Chi si impegna ad avere cura non si annoia, osserva, vede quello che accade intorno e fa il possibile per prenderne parte. Chi ha cura non è povero, perché la fatica di un giusto sforzo porta a frutti di una ricchezza non qualificabile.

 

Siamo vittime di allucinazioni collettive perché il nostro sguardo è continuamente distolto, distratto e la nostra naturale attitudine alla bellezza viene usata come strumento di manipolazione, però allo stesso tempo la realtà rimane. È ancora lì, che ci aspetta. La realtà attende il ritorno del nostro sguardo, il momento in cui la nostra attenzione come una fiamma si accenderà nuovamente. Abbiamo così la possibilità di riavvicinarci all’antico senso di coscienza, cum-scire, sapere insieme. Il sapere, senza l’altro, senza la comunità manca di essenza, di sapore. Nella luce di una comunità di individui sorge e cresce la vita. Ragionare con questa comunità bambina mi fa capire che non importa mangiare tutti lo stesso cibo, ma sedere alla stessa tavola.

 

 

Vuoi cambiare la situazione
dell'educazione in italia?

multi right arrow

ATTIVATI

Articoli simili
Giocolibrio, il parco dove si incontrano outdoor education e neuroscienze
Giocolibrio, il parco dove si incontrano outdoor education e neuroscienze

Disobbedire vuol dire crescere e diventare consapevoli, lo dicono anche le fiabe
Disobbedire vuol dire crescere e diventare consapevoli, lo dicono anche le fiabe

Simone: “Ho scelto di diventare Kids Coach per aiutare ogni bambino a scoprire il proprio potenziale”
Simone: “Ho scelto di diventare Kids Coach per aiutare ogni bambino a scoprire il proprio potenziale”

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Cosa succedeva nel 2012? Dieci cose che sono cambiate (in meglio) negli ultimi dieci anni

|

Da psicologa a Torino a operatrice olistica in val di Vara: la storia di Fulvia

|

Incendi dolosi per spendere poco e fare in fretta: gli speculatori fanno strage di ulivi del Salento

|

Nasce la Scuola Nazionale di Pastorizia per un rilancio delle aree interne e montane

|

Vi spieghiamo la filosofia di NaturaSì, dalla biodinamica al giusto prezzo per i contadini – Io Faccio Così #341

|

Parti con noi alla scoperta della Palermo che Cambia

|

Acqua bene comune, pubblico e sicuro: è ora di agire, prima che sia troppo tardi