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15 Nov 2019

Caffè Sociale: il bar etico che ridà un’anima alla vecchia stazione

Scritto da: Lorena Di Maria

A Mondovì nasce un bar-ristorante etico e culturale per dare nuova vita alla stazione, da tempo percepita come luogo di degrado urbano. Dopo essere stato abbandonato per anni, il nuovo “Caffè Sociale”, riaperto dall’associazione MondoQui, è ora un luogo che accoglie tutti: viaggiatori, lavoratori, persone con difficoltà, clienti abituali. Rappresenta un punto d’incontro per la comunità che sta rilanciando il territorio, con l’obiettivo di creare inclusione sociale attraverso l’occupazione.

Alcune storie sono così belle che vorresti riportare ogni singola parola o dettaglio di ciò che ti è stato raccontato, perché proprio dietro a quel dettaglio si nasconde la magia che le rende uniche. Quella che vi raccontiamo oggi è una storia speciale, dalla quale emerge tutto l’impegno e la dedizione di un’associazione che è riuscita a realizzare un sogno condiviso. Quale? Far rivivere la vecchia stazione di Mondovì (CN), un luogo frequentato da molti per spostarsi verso la città ma sempre più spesso percepito come critico, degradato e soggetto all’abbandono.

Questa storia ce la racconta Francesco Belgrano che, con l’associazione di volontariato “MondoQui”, attiva da anni sul territorio con l’obiettivo di creare coesione e dialogo tra le culture, ha aperto il nuovo “Caffè Sociale”, un luogo di incontro tra persone diverse dove si crea comunità, integrazione e solidarietà, scommettendo sull’inclusione sociale e sull’occupazione. Il locale sorge sulle ceneri del vecchio bar che all’interno della stazione aveva chiuso i battenti ormai da anni e che, a detta di molti, contribuiva a rendere la stazione un luogo meno sicuro.

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Come mi racconta Francesco, «la popolazione locale ha sostenuto per lungo tempo che la presenza di persone immigrate rendesse la stazione insicura. Con la nascita del Caffè Sociale vogliamo capovolgere quest’idea e mostrare che siamo proprio noi, insieme a persone provenienti da altre origini e nazionalità, a promuoverne la sicurezza attraverso l’integrazione e la valorizzazione delle diversità». 

Il bar, gestito dalla Cooperativa Sociale “Franco Centro”, appositamente fondata dai soci e amici di “MondoQui”, ha come obiettivo principale quello di creare valore e lavoro con un’attenzione speciale a chi è più in difficoltà. Il locale ha preso forma grazie alla partecipazione di tutti, attraverso diversi laboratori in autocostruzione e fai da te, col prezioso contributo dei soci della cooperativa e coloro che da subito hanno creduto nel progetto.

«Si tratta di un bar etico, perché la dimensione che proponiamo vuole essere quella dell’accoglienza, che per noi è alla base di tutto. Lo testimonia il nostro bancone che abbiamo voluto rinominare “barcone”, dall’idea di un socio che si occupa di design e che ha proposto di foderarlo con una coperta isotermica, come rimando a tutte le storie che ci ricordano le tragedie avvenute in mare ma anche le nuove accoglienze che hanno dato vita a nuovi inizi».

Ma l’eticità passa anche attraverso la scelta degli alimenti che provengono da produttori esclusivamente locali nonché dagli orti e dalle aziende del territorio, e da coloro che promuovono un’attenzione all’ambiente, all’agricoltura a basso impatto e al rispetto del lavoro e dei lavoratori.

«Eticità per noi vuol dire anche poter pagare gli stipendi. Attualmente l’attività conta sette dipendenti, di cui due sono lavoratori che provengono da situazioni di svantaggio. Che siano carcerati, persone con disabilità o vittime di tratta: per noi è molto importante dare valore a queste persone e favorirne l’inserimento lavorativo».

Ma non è finita qua. La cooperativa ha scelto di eliminare una volta per tutte le vecchie slot machines e i super alcolici, che, come mi viene raccontato, nella gestione precedente, contribuivano a creare un ambiente malsano all’interno della stazione. «Vogliamo costruire piano piano un rapporto di conoscenza e crescita anche con le persone che frequentano il bar e che hanno disturbi di dipendenza da alcool – mi confida Francesco -, per supportare i clienti nella costruzione di uno stile di consumo responsabile». Inoltre, il nuovo bar ora manda un nuovo messaggio di sostenibilità scoraggiando l’utilizzo di bottiglie in plastica e sostituendole con acqua alla spina, permettendo a chiunque di riempire la propria borraccia.

L’iter per la nascita del Caffè Sociale è stato, come mi spiega Francesco, faticoso e impegnativo e rappresenta solo la punta dell’iceberg di un lungo lavoro di anni portato avanti con determinazione all’interno della stazione. Prima della nascita del bar, l’associazione era infatti riuscita ad ottenere dei locali in comodato d’uso quali l’ex deposito bagagli e la sala d’aspetto di prima classe, da tempo abbandonati e finalmente trasformati in un centro di cultura e luogo di aggregazione giovanile. Due locali che hanno fatto rivivere la stazione dimostrando che è possibile riqualificare un luogo grazie al volontariato e alla cultura, «utilizzando come materia prima proprio quelle differenze culturali che da molti sono considerate un problema».

Dopo un lungo percorso, quindi, l’associazione sta finalmente realizzando il suo grande sogno, quello di riappropriarsi di uno spazio e renderlo fruibile alla collettività, eliminando i pregiudizi e valorizzando le differenze, dando un nuovo e caloroso benvenuto a quel pezzo di città che ha sempre considerato la stazione un luogo insicuro e che oggi, in punta di piedi, entra meravigliandosi di ciò che trova.

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