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17 Dic 2019

I Campi di Borla: la fattoria didattica che unisce educazione, cibo e teatro

Scritto da: Arcobaleno

Educatrice e animatrice dell’infanzia con il desiderio di tornare alla vita in campagna, Donatella Mondin ha deciso di unire le sue tre grandi passioni – educazione, teatro e cibo – per dar vita all’azienda agricola, agriturismo e fattoria didattica I Campi di Borla che sulle colline della Val d’Arda, in provincia di Piacenza, propone una serie di iniziative rivolte a scuole, famiglie, anziani e diversamente abili.

Appaiono Elfi nel laboratorio di Babbo Natale intenti a produrre fantasiosi giocattoli, torreggia in mezzo a loro Gino Chabod, un grembiule da falegname e le mani grandi e accoglienti. Ascolta con attenzione un bambino che gli racconta il suo desiderio, si dirige verso una panca, sceglie uno sfaglio di legno e lo fa cadere nelle sue piccole mani. Poche pacate ed esperte istruzioni e uno sguardo a tuttotondo, gli permettono di invitarlo alla sua postazione e di occuparsi immediatamente di un’altra fanciullesca fantasia.
 
Nel piccolo laboratorio operosi e attenti bambini lavorano un pezzo di legno, diligentemente fermato nella minuscola morsa. Trapani, seghe, martelli e raspe: ridotti e colorati attrezzi che partendo dalla percezione delle dimensioni rendono tutto un po’ magico, compresi gli oggetti creati: da semplici barchette, pupazzi o casette, fino ad un monopattino dei Flintstones o il trombone della nonna.
 
Siamo nella fattoria didattica all’interno dell’agriturismo e azienda agricola I Campi di Borla in località Cergallina nel comune di Vernasca (PC).

I Campi nasce da un’idea-desiderio di Donatella Mondin educatrice dell’infanzia e animatrice teatrale (Zia Berta, vagabonda racconta favole, nella trasmissione per bambini “L’Albero Azzurro”). «Ho nel dna il desiderio di tornare alla campagna dove i miei genitori hanno vissuto come contadini – ci racconta Donatella, indaffarata nella sua ampia cucina mentre prepara il pranzo con selezionati prodotti naturali – ho acquistato la tenuta nel 2002, e dopo averla avviata come azienda agricola, trascorsi un paio di anni, profondo le mie passioni – educazione, teatro e cibo – per sviluppare una serie di iniziative didattiche dedicate a scuole, famiglie, anziani e diversamente abili. In seguito ristrutturo e nel 2006 creo un agriturismo».
 
L’agriturismo è circondato da 14 ettari di terreno coltivato a grano biologico, un bosco, un frutteto e un orto. Le stanze distribuite in circa 300 metri quadrati sono arredate in modo versatile (letti matrimoniali che si trasformano in letti a castello), per accogliere famiglie o classi scolastiche.

«Abbiamo puntato alla qualità – continua Donatella parlando dell’azienda – una buona esposizione a sud e un’area priva di colture intensive e con elevata biodiversità ci hanno permesso di fare scelte produttive ecologiche. Non conciamo il seme, riducendo il pericolo per la sopravvivenza di api e insetti impollinatori; non concimiamo, per ridurre il rischio di malattie fungine e non usiamo prodotti per la conservazione dopo la trebbiatura.

L’agriturismo è impostato con la stessa filosofia, incontri conviviali all’insegna dello scambio culturale mentre si ha la possibilità di gustare del cibo prodotto con cura. Anche le attività didattiche sono all’insegna del contatto umano, quando si hanno le mani in pasta durante un laboratorio, spesso nasce complicità, ci si sente in famiglia e si cede volentieri alla voglia di raccontarsi. Osserviamo che le barriere vengono sconfitte soprattutto quando lavoriamo con gli ospiti dei centri diurni per disabili, con loro un corso di falegnameria, un laboratorio di creta o la semplice preparazione di un impasto in cucina acquisiscono un sapore ogni volta straordinario».

Gino ha finito il laboratorio con i bambini e mi raggiunge per raccontarmi da dove nasce la sua idea di falegnameria didattica per i bambini: «Nel 1976 dopo il terremoto di giugno in Friuli, durante il servizio di leva, vengo distaccato in un campo per terremotati a costruire tettoie per le mense. Finisco in un campo scuola, dove, per intrattenere i bambini, metto a disposizione le mie competenze di falegname. Decidiamo in comune accordo di creare un plastico del paese: un tentativo ludico di ricostruire quello che il terremoto aveva distrutto. Lo facciamo con quello che abbiamo: pezzi di legno, foglie, sassi e muschio. Il progetto ha successo e viene riconosciuto dall’Ufficiale che mi assegna anche un servizio trasporto per raggiungere i campi dove svolgo la mia attività.

Sono quindi poi tornato a casa con una certezza: quella di non voler mai essere sradicato dalle mie radici e dal contatto con il mio territorio. Partendo da ciò che ero certo di non voler fare, ossia l’elettrotecnico all’Olivetti, cerco la mia strada nell’approfondimento della conoscenza pratica artigianale. Ho ancora fresco il ricordo dell’autogestione della vita di montagna, la genuinità dell’esperienza di casaro nell’alpeggio. La solidarietà concreta per costruire una casa o portare a termine un’attività su un bene comune, con la totale assenza dell’ingombrante macchina burocratica».

Gino si interrompe per congedarsi calorosamente da alcuni bambini venuti a salutarlo prima di abbandonare le colline della Val D’Arda per tornare alle loro case, e poi senza perdere il filo incalza: «In questo contesto la falegnameria didattica rivolta allora alle scuole del territorio di Valle d’Aosta e Piemonte era il mio tentativo di sperimentare una strada per un mondo diverso: Un’alternativa ai programmi universitari, dove si tende a far scomparire l’arte del saper fare».

Quando gli chiedo illuminazione sulla sua pacatezza ad affrontare venti bambini che chiedono informazioni maneggiando attrezzi considerati per molti adulti pericolosi, lui risponde: «Come avrai notato gli attrezzi hanno una zona colorata di rosso e una di verde. Io chiarisco subito che non devono toccare i punti colorati di rosso. Posso vantare circa 170.000 ore di laboratorio senza un solo infortunio. I bambini immaginano un giocattolo, iniziano il loro lavoro dal pezzo di legno fino a quando lo hanno realizzato e sono soddisfatti. Durante tutto l’intervallo di tempo sono attenti a quello che stanno facendo, si stanno divertendo e sperimentano il piacere di creare con le loro mani».

Un’altra battaglia che appassiona Gino è quella contro la distruzione di oggetti che apparentemente hanno concluso il loro percorso di utilità. Per lui dare una seconda vita a questi rifiuti, creando per esempio, un’apparecchiatura per recuperare l’energia solare è una sfida che ha già affrontato e vinto. C’è stato un periodo durante il quale, nella zona, era diventato un polo di raccolta e smistamento di oggetti e informazioni sulla possibilità di una loro seconda vita.

Gino e Donatella si sono conosciuti circa dieci anni fa durante un’edizione della fiera “Fai la cosa giusta” e da allora sono diventati compagni di vita e di viaggio verso un ideale che non perdono mai di vista.

Parlano con gioia delle loro offerte didattiche: “Da mugnaio a cuoco”, “Cibo è… anche arte”,  “L’appetito vien leggendo” per citarne alcune, e molte altre potrete trovare sui loro siti www.icampidiborla.com. e www.falegnameriaperbambini.com.

L’azienda aderisce all’Associazione di Volontariato Wwoof Italia, quindi persone che condividono i principi dell’agricoltura biologica e vogliono apprendere le tecniche o condividere uno scambio di esperienze e conoscenze sono invitati a prendere contatto e saranno benvenuti.

Quando chiedo di immaginare come potrebbe proiettarsi oltre nel futuro questa loro esperienza, sui loro visi gioviali e accoglienti, si disegna una ruga simile che li accomuna ulteriormente. Sono ultrasessantenni e consapevoli che è tempo di passare la loro creazione e la loro conoscenza a qualcuno che abbia piacere ad ereditarla. Donatella dopo uno sguardo di intesa col suo compagno, esprime il sentire di entrambi: “Cerchiamo persone con ideali, che vogliono cambiare vita e immaginano un mondo diverso”. La casa nella prateria è a portata di mano: non fatevi sfuggire l’opportunità!

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