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20 Dic 2019

MondoMangione: la piccola distribuzione che promuove la spesa bio, locale e solidale

Scritto da: Daniela Bartolini
Intervista di: Daniela Bartolini e Daniel Tarozzi
Riprese di: Daniel Tarozzi
Montaggio di: Paolo Cignini

A Siena i consumatori consapevoli si uniscono e fanno rete intorno al cibo bio, locale e solidale. Un percorso partecipativo che dalla "bottega" arriva fino alla Comunità a Supporto dell'Agricoltura. È quello che ha avviato MondoMangione, progetto nato dalla volontà di tre ragazze determinate a promuovere il consumo critico e oggi divenuta una cooperativa di 500 soci che propone una molteplicità di iniziative. Tra queste vi è OrtoMangione, l'orto collettivo e condiviso basato sul modello delle CSA.

“Bio, locale, solidale”. Intorno a queste parole ruota un mondo, partendo da esse sono infinite le possibilità creative. È quello che penso ascoltando da dietro la telecamera le parole di Valentina Pascucci di MondoMangione. Sullo sfondo la Biosteria Sbarbacipolla, che con gli stessi elementi ha costruito un’”opera” diversa e tangente. Non a caso nel giorno del nostro incontro sono insieme a Colle Val D’Elsa per Bartò, la festa della piazza Bartolomeo Scala. Festa vera con ballo, cibo, ma tutto a basso impatto ambientale, e momento conviviale di un processo di democrazia partecipata intorno al futuro della piazza.

Ma è nel capoluogo di provincia, a Siena, che nasce la storia di MondoMangione, come ci racconta Valentina nel video dell’intervista. Una storia con radici forti che il 28 settembre di quest’anno ha festeggiato il suo quindicesimo compleanno.

«L’idea è stata sempre quella di promuovere i prodotti locali, biologici e equosolidali», racconta Valentina. Infatti MondoMangione nasce come bottega di commercio equo e solidale «dalla volontà di tre ragazze – Costanza, Simona ed Elisa – che vincono un bando per l’imprenditoria femminile». Valentina arriva invece nel 2006 dopo un master in cooperazione e «con il desiderio di creare una cooperativa multiservizi, in cui si potesse fare la spesa, lavorare nelle scuole, con il catering e promuovere un turismo responsabile».

Già nel 2007 MondoMangione si trasforma in cooperativa di consumo e produzione e lavoro, in una cooperativa di consumatori consapevoli. Negli anni infatti c’è bisogno di soddisfare le esigenze di un sempre maggior numero di sostenitori. «E capimmo che se l’obiettivo era proporre una spesa etica al 100% dovevamo concentrarci anche sul territorio e sulle produzioni biologiche», mettendo in contatto diretto produttori e consumatori del posto, contribuendo a creare un’economia locale, partecipata, un’economia delle relazioni nel rispetto del lavoro e dell’ambiente».

Da tre socie iniziali, oggi la cooperativa conta 500 soci e due punti vendita. La bottega di MondoMangione in centro a Siena e il Mo.Ma.Market a Siena Nord, magazzino aperto al pubblico, punto di ordinazione e distribuzione dei prodotti realizzato grazie ad una campagna di crowfunding e che il sabato è gestito da Officina Solidale, associazione nata nel 2015. «Eravamo tra gli attori che hanno contribuito a fondare questa associazione – racconta Valentina – l’idea era quella di creare un super mercato condiviso, sulla falsa riga di FoodCoop (vedi le storie di Camilla e Mesa Noa, le foodcoop italiane, ndr). L’idea si è poi un po’ ridimensionata però tutt’ora Officina Solidale gestisce il nostro spazio di distribuzione il sabato mattina. E lì in piccolo abbiamo creato quello che volevamo creare in grande, con i soci volontari che gestiscono lo spazio di vendita come fossero soci lavoratori, coordinati e sostenuti da noi».

Nella bottega di MondoMangione oltre ad alimenti biologici, locali e di stagione, si trova cibo e artigianato da commercio equo e solidale, cosmesi naturale, detersivi alla spina, libri inerenti a nuovi stili di vita, buone pratiche, alimentazione naturale, interculturalità e letture per i più piccoli. Sul sito di MondoMangione si possono ordinare settimanalmente cassette di verdure bio di stagione, frutta, latte crudo e latticini, uova, pane a lievitazione naturale e ogni mese approfittare degli ordini speciali che includono alcuni prodotti selezionati come pesce e carne che non si trovano tra gli scaffali.

«La nostra filosofia è questa: tutto quello che troviamo sul territorio lo acquistiamo direttamente dai produttori, quello che non troviamo qua, ma è sul territorio nazionale, lo compriamo attraverso circuiti di distributori di biologico oppure direttamente dai produttori anche se non sono di qui; e tutto il resto dai circuiti del commercio equo e solidale.

I produttori che non conosciamo direttamente sono bio certificati, ma sono veramente pochi. A noi piace dire che conosciamo la faccia di tutte le persone da cui compriamo. Abbiamo alcuni produttori non certificati ma sono storici produttori del biologico che hanno rinunciato alla certificazione. Crediamo nella certificazione, è molto importante che ci sia, ma crediamo anche nella certificazione partecipata, per cui però sono necessarie tante risorse umane. Abbiamo un socio agronomo, che ha lavorato tanti anni per AIAB, e formalmente visita i produttori nuovi con noi, e questo ci offre una garanzia».

La forza di MondoMangione, che ha permesso la sua crescita nel tempo, risiede nella sua capacità di aver creato e creare un percorso partecipato e condiviso: «L’obiettivo è di creare una comunità di persone intorno al cibo che sanno cosa comprano e scelgono cosa comprare. C’è una commissione di soci che sceglie i prodotti con i soci lavoratori e che programma il calendario stagionale degli ordini. Abbiamo creato una commissione di soci esperti, perché ci è venuta l’idea di chiedere ai soci di mettere a disposizione le loro competenze».

Quest’anno è stato un anno di svolta e grande crescita sia dal punto di vista dell’organizzazione interna della cooperativa – che ha raggiunto la propria maturità dotandosi di un cda per le decisioni e di regole coordinate sul lavoro dello staff operativo – che per la nascita di un nuovo importante progetto.

«Abbiamo imparato in questi anni a lavorare in gruppo, a far sì che fosse un lavoro veramente condiviso, al di là dei soci lavoratori che oggi sono quattro a tempo indeterminato, più due collaboratori. Abbiamo fatto anche un importante lavoro sulla governance in un percorso con Mag6 (Mutua Auto Gestione), che è l’angelo custode di molte realtà, progettando e immaginando con loro».

È stato invece l’incontro con Pietro Giannini, oggi socio lavoratore della cooperativa, che è nato OrtoMangione, l’orto collettivo e condiviso basato sul modello delle CSA Comunità che supportano l’agricoltura (vedi le storie di Arvaia e Semi di Comunità). Un progetto in cui ogni partecipante è co-produttore e in cui tutte le risorse (costi di installazione, costi per attrezzature, costo del lavoro, costi di gestione) sono fornite da un gruppo di persone, soci, che si assumono e condividono il “rischio di impresa” e che hanno diritto a una parte del raccolto consegnata settimanalmente e “prenotano” versando una somma forfettaria all’inizio della stagione, o in varie rate in scadenze tali da garantire le spese stagionali.

«Seguivo da tempo Arvaia e Pietro, che abitava da dieci anni in Francia occupandosi di orti urbani, mi ha parlato della sua idea di tornare a casa e di fare qualcosa con la terra che qui ha. Un’idea che si è orientata verso una CSA che voleva fare con MondoMangione – ci racconta Valentina -. Abbiamo studiato il modello di Arvaia. Pietro e un altro socio hanno scritto un dossier condiviso internamente. E poi a marzo siamo stati ad Arvaia e piantando insieme le cipolle ci siamo confrontati nel dettaglio su tutto ciò che era necessario per realizzare il progetto. Abbiamo seguito abbastanza alla lettera quello che ci hanno detto. E poi abbiamo fatto tanti incontri: prima con i soci, poi aperti al pubblico, poi con alcune associazioni».

Ed è così che il 16 settembre si è arrivati alla prima consegna. Per rendere sostenibile OrtoMangione per il primo anno era necessario raggiungere 45 quote. Obiettivo centrato coinvolgendo 64 soci, tra cui tre ristoranti della zona.

Un’altra fonte di ispirazione è stata la foodcoop bolognese Camilla: «Li abbiamo incontrati nell’ottica di imparare dagli altri, da chi è più bravo e lo ha fatto prima, e ci hanno parlato del loro rivoluzionario statuto in “autogestione”. Abbiamo quindi cambiato il nostro statuto. Questo ci ha permesso che i soci volontari potessero lavorare in modo inquadrato, non lavoro nero, nell’orto. E comunque una possibilità, non un obbligo, ma per la sostenibilità del progetto c’è bisogno che almeno la metà dei 64 soci venga una volta al mese ad affiancare Pietro nell’orto. C’è un comitato di soci che si occupa della gestione di OrtoMangione e un calendario condiviso in cui si segna la propria disponibilità».

Una storia che dimostra il potere dell’esempio, la forza della replicabilità di nuovi modelli capaci di incidere nella realtà e contribuire alla creazione di un nuovo paradigma.

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