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16 Lug 2020

Il Bosco dei piccoli: nutrire i talenti immersi in un borgo di montagna

Scritto da: Davide Artusi

Vivere un’esperienza nella natura per imparare facendo, scoprendo e nutrendo i propri talenti. È quello che propone l’associazione L’AgriCultura che dal 2015 ha lanciato varie iniziative in un borgo di montagna nei pressi di Biella. Tra le attività proposte negli anni vi è il Bosco dei piccoli, un progetto ispirato ai principi dell'outdoor education.

“Vivere, Sognare, Giocare e Crescere immersi quotidianamente nella natura, alla scoperta di nuove avventure”. È questo il motto di L’AgriCultura APS, associazione della provincia di Biella nata cinque anni fa, nel marzo 2015. Sede di questa realtà è Veglio (BI), un piccolo borgo montanaro immerso nel verde, zona lontana da caos e inquinamento.

Ciò che questa associazione si sta impegnando a fare è permettere a generazioni di adulti e bambini, in particolare a questi ultimi, di trovare un proprio posto nella natura, aiutandoli a vivere in maniera armoniosa con il verde che ci circonda, una esperienza incontaminata, dove liberarsi dai fardelli quotidiani, favorendo la cooperazione e collaborazione tra individui, intesi come fulcro di attività non soltanto ludiche ma anche conoscitive di quella parte più sociale e innocente che porta ad una integrazione reciproca.

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Inizialmente si è voluto fortemente dare uno spazio privilegiato alle generazioni più giovani, ha così preso vita il primo progetto, noto come ‘Il Bosco dei Piccoli’, dove i bambini, dai 3 ai 6 anni, vengono messi a contatto con una pedagogia del fare, basata sul fatto che solo ‘facendo’ si può imparare. Si tratta di un apprendimento che avviene attraverso la sperimentazione sensoriale, il movimento e l’esperienza diretta, dove il gruppetto di bimbi, accompagnato da due educatrici e un animatore professionale, grazie all’ampio spazio dedicato al gioco spontaneo e al diritto all’avventura e al selvatico, può acquisire competenze cognitive, motorie, emotive e sociali.

Tutto ciò avviene attraverso il rapporto con la natura, alleata del bambino che lo aiuta a scoprire e nutrire i propri talenti. Questo del ‘Il Bosco dei Piccoli’ è stato il primo progetto che L’AgriCultura ha fatto nascere; dopo tre anni di sperimentazione, hanno preso forma altre piccole realtà, fatte di attività e coesione: ‘Il Bosco dei Grandi’, si tratta di una scuola parentale per pargoli che vanno dai 6 agli 11 anni, e ‘I Cuccioli del Bosco’, dedicato ai piccoli di 2-3 anni.

L’AgriCultura APS «è un progetto che coinvolge in toto la famiglia, non solo il bambino che trascorre le sue giornate in natura, perché la famiglia è esempio ed è quindi buona cosa seguire principi e una filosofia di vita che cerchi di essere il più possibile coerente nella sua accezione di crescita, tutto questo può portare a difficoltà quando non si è aperti nel farlo e nell’accettarlo. Le più grandi soddisfazioni si hanno quando famiglie che inizialmente non sposano in tutto e per tutto la filosofia del progetto (perché non abituate, non pronte o chissà quali altri ostacoli autoimposti) piano piano cambiano e si ritrovano ad abbracciare quello che la natura può dar loro. L’educazione all’aria aperta è quindi un percorso di crescita per tutta la famiglia, non solo per i piccoli ma anche per i loro genitori e le loro famiglie». Sono queste le parole di Annarita, Daniele e Claudia, membri di L’AgriCultura.

«Il bambino vive la natura che a volte è amica e a volte no, ma sa che può sperimentare, perché è nell’esperienza che ci si forma e si cresce, dunque non il precostruito/indotto ma la libertà di costruire/indurre. Le difficoltà maggiori le abbiamo riscontrate nel convogliare il messaggio alla base della nostra esperienza, specialmente con il mondo “esterno” di chi non conosce la pedagogia del bosco, ma a volte anche con alcune delle famiglie stesse che partecipano al progetto. Un progetto che si basa su partecipazione e condivisione delle responsabilità e del rischio inerente a fare qualcosa che non esiste, per legge e consuetudine, nella vita di tutti i giorni. Il nostro progetto non è un asilo, non è un servizio, il rischio di incidenti non può essere evitato perché fa parte delle nostre vite e noi, come genitori, vogliamo che i nostri bambini imparino ad affrontarlo, aiutati e guidati, ma mai forzati o troppo protetti».

La famiglia dunque è sempre presente nei progetti e nelle attività, così come il ruolo dell’adulto; questo però non assume il compito di guida autorevole ma più di un ascoltatore, capace di sentire i bisogni dei più piccoli, che aiuta questi ultimi senza troppo intervenire, senza dispensare le risposte, ma ponendosi come osservatore.

«Il Biellese è un territorio restio ai cambiamenti, che soprattutto in questo periodo storico si sta trovando ad affrontare suo malgrado; riteniamo però che esso si trovi nella posizione migliore per farlo con lo slancio giusto. È un territorio ricco in risorse e spazi naturali, è un attimo per qualsiasi famiglia o scolaresca fare due passi e trovarsi immersi nel verde. Fare una gita e scoprire ricchezze che farebbero invidia a località turistiche affermate. Purtroppo, un’esperienza di educazione all’aria aperta che, in un territorio come il Biellese e specialmente in questo momento che stiamo vivendo, dovrebbe essere promossa a livello istituzionale per tutti, rimane ancora una cosa per pochi, e ciò molto rattrista. Manca coraggio e visione, mentre bambini e bambini ne gioverebbero e creerebbero una generazione futura migliore. Sussiste ancora la paura di camminare con le proprie gambe, al di fuori di binari noti, che ci potrebbero invece portare lontano».

Un territorio che ha molto da offrire ma che sembra possedere una presa non troppo forte su molte famiglie, una realtà fatta di attività e incontro che forse la nostra società non ci permette di valutare a pieno, ci rende impauriti di fronte a un mondo, quello della natura, a noi spesso estraneo, alieno a quell’artificiosità e a quel timore che i giorni nostri ci hanno abituati. Una tensione che nel periodo del lockdown si è percepita maggiormente, si è fatta palpabile, rendendosi palese e scoperta.

«Il periodo di quarantena è stato sicuramente stressante per famiglie e per i bambini abituati a vivere la maggior parte del proprio tempo all’aria aperta; persone, grandi e piccole, abituate al contatto fisico, al gioco libero, alla convivialità, costretti a non vedersi e a sentirsi poco, perché diciamolo, le videochiamate possono essere anche state una buona alternativa per gli adulti, ma per i bambini proprio no!».

L’AgriCultura, anche in un periodo buio come questo, si mette in gioco, in tutti i sensi, proponendo un viaggio nella natura, ludico, creativo, pedagogico, un costante incontro con l’altro, coetaneo o più piccolo o grande che sia, un bagno in quel mare verde fatto di ricerca, ricchezza e bellezza.

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