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6 Apr 2021

Maigret e Magritte: il teatro che dà voce alla vita delle persone

Scritto da: Simona Sirna

L’associazione Maigret & Magritte di Torino è una realtà che, attraverso il teatro, unisce l’immaginazione per crescere e migliorare collettivamente. Attraverso la scuola e gli spettacoli che ha organizzato in questi anni, ha collaborato con istituti scolastici, aziende ospedaliere, case circondariali e realtà di quartiere particolarmente difficili, per dare corpo e voce alle esperienze di vita delle persone.

Quando mi sono imbattuta in questa scuola di teatro non mi aspettavo quello che è emerso durante l’intervista. Se dovessi trovare una frase che descrive l’essenza di questa scuola sarebbe “niente è come sembra”.

La scuola si trova a pochi passi dalle rive del Po, all’interno di uno stabile sobrio, un edificio che non fa rumore, come mi sarei aspettata da una scuola di teatro. E quando incontro Stella Sorcinelli, ex allieva e ora insegnante, il mio straniamento cresce ancor di più. Prima di incontrarla mi aspettavo un’attrice esuberante ed esplosiva, invece mi trovo davanti una persona dall’animo delicato e accogliente e mi sento immediatamente a casa. Niente è come sembra, mi dico ancora. Guardata da dentro la Maigret&Magritte è molto familiare: pavimento di legno, pareti dai colori caldi, grandi finestre che illuminano le stanze.

Forse niente è come sembra perché questa scuola di teatro è diversa da tutte le altre: «Non definiamo accademico il tipo di teatro che facciamo qui: ci ispiriamo alle principali tecniche, ma a noi interessa che le persone trovino la loro libertà espressiva e sperimentino per poter utilizzare ciò che apprendono nel versante artistico o nella loro vita».

Corsi di scrittura, di improvvisazione teatrale, di musica. Tutti strumenti di cui gli insegnanti si avvalgono perché la personalità di chi si iscrive ai corsi possa emergere. L’obiettivo della scuola, nata nel 1989 grazie all’estro artistico di Emilio Lo Curcio, è che le persone sperimentino “tecniche artistiche che possano migliorare le loro propensioni relazionali”.

«Una delle tecniche che Emilio ama di più dice Stella è quella che lui stesso chiama “igiene mentale”: uno svuotamento totale delle proprie immagini, un percorso per libere associazioni per cui si sale sul palco, si riceve uno stimolo e si finisce per parlare il più rapidamente possibile senza pensare. Questo porta la persona a buttare fuori una serie di immagini più superficiali per poi accedere alle parti più profonde e comprendere nel tempo che queste immagini raccontano desideri sconosciuti. Ci sono persone che abbiamo visto cambiare molto nel corso degli anni!».

I cambiamenti più significativi? Come mi dice Stella, «alcune donne all’inizio del corso di teatro apparivano più trascurate ma dopo poco sono mi sono accorta che diventavano sempre più serene nel rapporto con il proprio corpo, c’era maggior attenzione alla cura della loro persona, acquisivano una forte amorevolezza nei propri confronti. Donne che arrivavano qui in seguito a un lutto o a una separazione e che vivevano un momento difficile e pian piano hanno ritrovato le energie per stupirsi, divertirsi, entrare in relazione».

La scuola ha un animo sociale e porta il teatro in contesti che non sono prettamente teatrali: questo è possibile collaborando con realtà diverse dal teatro, come la collaborazione con l’associazione Formazione 80 che si occupa, tra le varie attività, di detenuti.

«Attraverso i formatori dell’associazione la Maigret ha distribuito delle cartoline con domande alle quali i detenuti erano tenuti a rispondere. Dalle risposte raccolte Emilio ha realizzato uno spettacolo andato in scena prima alle Vallette poi al carcere di Vercelli, cercando di realizzare uno scambio proprio con i detenuti, per aggiungere elementi nuovi allo spettacolo. Col Sert di Settimo, invece, abbiamo organizzato un laboratorio di teatro con pazienti, operatori, psicologi e psichiatri».

Dopo aver realizzato i due percorsi di teatro parallelamente, i due gruppi si sono uniti: «Abbiamo lavorato sull’immagine della nave che rappresenta le persone dipendenti che sono state tanto tempo via per un viaggio di tossicodipendenza e tornano sulla terraferma in una realtà diversa da quella che avevano lasciato. In questa impresa siamo stati accompagnati dagli operatori ma il teatro ha messo tutti sullo stesso piano, rendendo possibile un’inversione di ruoli». I ruoli cambiano, le distinzioni si assottigliano, si viaggia rimanendo fermi. Ancora una volta niente è come sembra.

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