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9 Apr 2021

Il Teatro di Andromeda, dove si fondono natura e arte della Sicilia

Tra i paesaggi agricoli delle colline siciliane - in provincia di Agrigento - sorge il teatro di Andromeda costruito da Lorenzo Reina. Un'opera unica, in continua evoluzione, sospesa tra magia e poesia, parte di un complesso più ampio che l'artista isolano ha dedicato allo spirito e alla natura della sua terra.

«Mio padre mi voleva pastore e ho passato la mia adolescenza tra pecore e cani e un solo libro. Scolpivo alabastri di notte, in una stalla accanto a quella dove riposavano altri pastori che sempre mi urlavano, tra le bestemmie, di andare a dormire. Scolpivo al lume di una fiaccola (un pezzo di stoffa immersa nella nafta) e quando le mie narici si riempivano di polvere e di fumo uscivo fuori a respirare sotto le stelle. Una notte chiesi al cielo di farmi incontentabile – mai sazio della mia arte – e fui ascoltato.

In tanti mi chiedete come è nata l’idea per il teatro… è scritto che “lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole” e ha soffiato qui, dove alla fine degli anni settanta portavo a pascere le pecore, che stranamente, come prese da incantamento, restavano a ruminare ferme come sassi. Allora intuii che da questo luogo fluisce energia positiva, così nei primi anni novanta alzai le prime pietre».

Con queste parole Lorenzo Reina racconta come è nato il Teatro di Andromeda, sui depliant sparsi in giro per la Fattoria dell’Arte, il complesso di opere e sculture che ha costruito a Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento, di cui il teatro è il fiore all’occhiello. Varcando la porta della fattoria ci si immerge in un mondo sospeso, fuori dal tempo, dove la natura, l’evoluzione dell’anima e dello spirito e la poesia raccontano di un luogo unico, surreale e simbolico, in continuo mutamento. Come lo stesso teatro, definito un’opera vivente, in perenne evoluzione.

Per entrarci bisogna attraversare una porta molto stretta che riproduce una vagina. Come dice Lorenzo, «il mio teatro è femmina, un viaggio dall’utero all’eterno ritorno». Una volta superata si viene catapultati in una dimensione dove lo spazio e il tempo sembrano non avere confini. Il contesto aiuta molto: la scenografia naturale amplifica la sensazione di infinito e sospensione che si crea guardando oltre il fondale, caratterizzato da una finestra dove durante il solstizio d’estate si vede comparire il sole perfettamente allineato. Particolarità visibile anche nell’opera “la Maschera della Parola”, collocata proprio vicino al teatro, dalla cui bocca si può osservare l’allineamento del sole sempre durante il solstizio d’estate.

Il legame con l’astronomia si riflette anche nella scelta del nome, che fa riferimento alla costellazione di Andromeda. Quando Lorenzo seppe che la galassia M31 della costellazione di Andromeda sarebbe entrata in collisione con la nostra galassia tra circa due miliardi e mezzo di anni, decise di creare una cavea con 108 pietre che ricalcassero la mappa delle 108 stelle della costellazione di Andromeda. La disposizione dei sedili in pietra è stata infatti ripresa dagli astri. La loro forma geometrica si contrappone alle rocce grezze che circondano il teatro.

La Maschera della Parola

L’intera opera, perfettamente incastonata nel paesaggio agricolo collinare di questa parte di Sicilia poco conosciuta, contribuisce a rendere l’atmosfera ancora più onirica. Un’esperienza travolgente ed esaltante. Le opere di Lorenzo Reina sono state esposte e apprezzate in numerosi eventi e gallerie nazionali e internazionali. Tra i più importanti, la 54ma Biennale di Venezia e l’Expo di Arte Italiana di Milano.

La Fattoria dell’Arte è la manifestazione dell’animo artistico di Lorenzo che, senza alcuna esitazione, ha sviluppato la sua arte e la sua visione del mondo. È l’esempio tangibile di come, nonostante le avversità, i sogni di un bambino possono diventare realtà anche a distanza di molti anni. Basta solo volerlo!

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