8 Giu 2021

Tempo Di Recupero: “Rinnovo vecchi mobili per insegnare alle persone a dare valore alle cose”

Scritto da: Valentina D'Amora

Un ragazzo di Ne, in Valgraveglia, si è reinventato, facendo di necessità virtù: oggi si occupa di restyling di mobili e oggetti d’arredo, che rivisita con gusto ed estro. A commissionargli i lavori ci sono persone di tutte le età: dai ragazzi che vanno a vivere da soli fino a coppie sposate da anni che sentono la necessità di rinfrescare l’arredamento di casa. L'upcycling di Tempo di Recupero è un lavoro, ma soprattutto uno stile di vita.

Paolo Solari è un artigiano di 34 anni che vive nell’entroterra di Chiavari. Il suo lavoro? Recuperare vecchi mobili destinati alla discarica per rimetterli a nuovo e ridare loro una seconda vita. La sua attività, nota sui territori della Valgraveglia e della Valfontanabuona come Tempo Di Recupero, si colloca a metà tra il restauratore e il creativo.

«È curioso pensare a come mi definirei», dice Paolo, sorridendo. «Dopo tanto cercare ho finalmente trovato un codice ATECO che dovrebbe calzarmi alla perfezione: “Designer indipendente che sviluppa e progetta allo scopo di migliorare le caratteristiche di un oggetto”. È effettivamente quello che faccio ogni giorno, anche se mi fa un po’ sorridere».

L’estro e la vivacità con cui valorizza mobili antichi e oggetti d’arredo non può far pensare che fino a pochi anni fa, prima di dare vita a Tempo Di Recupero, Paolo nella vita faceva tutt’altro: dopo un periodo trascorso a lavorare in un negozio di elettronica, è passato poi a un lavoro d’ufficio.

Com’è nata quindi l’idea del “restyling” dei mobili? «Mi sono avvicinato a questa attività un po’ per caso, durante un momento in cui ho dovuto passare un paio di mesi a riposo per una lesione al ginocchio. Nel nuovo appartamento in cui ero entrato per motivi di budget – ero rimasto da poco senza lavoro – avevo pitturato e ricolorato praticamente tutti i mobili della casa. Il risultato non fu niente male, così mi sono detto: perché non provare a trascorrere la convalescenza così e poi trovarmi un altro impiego? Senza immaginare che il lavoro sarebbe diventato proprio questo».

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Tempo Di Recupero Paolo Solari
Il laboratorio di Tempo Di Recupero

Giorno dopo giorno, Paolo si rende conto di quanto sia importante ridurre gli sprechi e, soprattutto, di come la storia di alcuni oggetti sia troppo bella per poterla eliminare in funzione della moda. Come si impara, allora, a lavorare il legno e a trasformare la propria attitudine in una professione? «Servono tanto olio di gomito e una buona carteggiatrice! Io, in realtà, sono un autodidatta: ho imparato negli anni, soprattutto sbagliando. Di tanto in tanto, all’inizio, quando dovevo fare qualcosa di più complicato, chiedevo qualche consiglio ad un amico falegname, ma l’esperienza me la sono fatta “sul campo”. E continuerò a farla».

Dalla discarica fino ai bidoni della spazzatura, così Paolo ha salvato dal macero numerosi oggetti d’arredo, di qualità e ancora in ottime condizioni. Poi è iniziato il passaparola e nel tempo s’è creata una rete di conoscenze proprio grazie al suo lavoro: «Adesso vengo appositamente contattato da tante persone che si devono liberare dei mobili di casa. Certo, nel frattempo mi sono anche dovuto scrollare di dosso l’etichetta “dell’accattone”, ma ora le persone mi chiamano con maggiore consapevolezza, non più per trovare un modo comodo di sgomberare le cantine».

Comodini, poltrone, tavoli, sedie, tutti oggetti che racchiudono una propria storia, vengono rivisitati da Paolo con gusto moderno e colori vivaci, senza però tradire le linee originali di ogni mobile. Questa peculiarità piace molto ai suoi committenti, che comprendono il valore dei pezzi unici che nascono dalle sue mani.

Tavolo porte tempo di recupero
Un tavolo di design ottenuto recuperando delle vecchie porte

«La risposta delle persone è decisamente positiva, anche perché il restauro dei mobili in questa fase storica è molto apprezzato, sia dal punto di vista pratico che da quello sentimentale. Tutti i miei clienti restano molto soddisfatti nel veder rinascere qualcosa che per loro ha un profondo significato affettivo che, in questo modo, riesce ad avere una seconda possibilità. Soprattutto nei mesi scorsi, in tanti hanno sentito il bisogno di riappropriarsi degli spazi di casa, ridisegnarli e viverseli nel quotidiano. Decisamente di più rispetto a prima del lockdown: la casa, per molti, era semplicemente un luogo dove mangiare, dormire e poco più».

Anche per questo, i committenti di Tempo di Recupero sono piuttosto eterogenei e la gamma di persone con cui Paolo interagisce è ampissima: «Lavoro con ragazzi giovani che vanno a vivere da soli per la prima volta, con coppie sposate da vent’anni che vogliono dare una rinfrescata all’arredo di casa oppure con signori di una certa età che sentono il bisogno di vivere in un ambiente nuovo, pur mantenendo l’arredo originario».

Tutte persone che desiderano dare un nuovo volto alla propria dimora per rispondere alla naturale voglia di novità tra le mura domestiche, senza dover pianificare una ristrutturazione articolata. Per questo, il mantra di Paolo è: “Prima di gettare un mobile, pensa!“.

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