30 Lug 2021

Caltanissetta ricorda i “carusi di Sicilia”, i piccoli schiavi delle miniere di zolfo

Il racconto di una giornata speciale vissuta dalla redazione di Sicilia Che Cambia. A Caltanissetta un'esposizione d'arte ha ricordato i "carusi", bambini e ragazzi che nell'ottocento venivano resi schiavi e costretti a lavorare nelle miniere di cui il territorio nisseno è particolarmente ricco.

Caltanissetta, Sicilia - Quella dei “carusi” di Sicilia è una pagina buia e dolorosa della storia dell’Isola: bambini dai 6 ai 17 anni sono stati venduti e sfruttati nelle miniere di zolfo tra le viscere della terra fino ai primi anni del XIX secolo. Caltanissetta è una delle provincie che più fu interessata da questo fenomeno essendo il suo territorio pieno di zolfare. Per questa ragione ha un forte impatto visivo ed emotivo guardare la piazza di San Francesco allestita con esposte le gigantografie dei volti di questi bambini scavati dalla fame e dalla fatica.

È accaduto lo scorso 23 luglio quando tutto il quartiere San Francesco si è trasformato in un museo a cielo aperto e oltre alle foto allestite nella piazza principale ha visto coinvolti artisti, bambini e persone del luogo. Il comitato di quartiere presieduto dall’infaticabile Marcello Bellomo ha organizzato un’estemporanea di pittura che si è svolta all’interno del Festival “Miniera”, una manifestazione dedicata proprio ai carusi.

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Per l’occasione anche la redazione di Sicilia Che Cambia si è riunita nella città nissena, giungendo da Modica, Palermo e Catania. Un momento di condivisione e arte tanto atteso e voluto dopo lunghi mesi bui. Era un pullulare di emozioni: si avvertiva una forte voglia di rinascita, di calore e di gioia in un momento storico come questo in cui rabbia, odio e violenza sembrano avere la meglio su tutto. Un momento di aggregazione che si è trasformato in festa grazie alla costanza e alla buona volontà dei cittadini che si sono prodigati affinché tutto questo si realizzasse.

«Abbiamo bisogno di arte e di bellezza, abbiamo bisogno di cuore e consapevolezza. L’arte deve essere una testimonianza del “noi” che va oltre l’ego individuale, ha un significato molto profondo e grande perché parla di futuro e di sogni. Un quartiere si rigenera attraverso la bellezza».

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Così Antonio Presti, presidente della fondazione Fiumara d’arte e della giuria – selezionata dal Comitato di quartiere composta anche da Alice Bifarella, Enza Lomonaco, Salvatore Falzone e Filippo Chiappara – ha lodato l’intera iniziativa, apprezzando molto l’impegno e la partecipazione della comunità.

I protagonisti assoluti dell’evento sono stati i carusi di ieri, ma soprattutto quelli di oggi che meritano di vivere in una società fondata sui pilastri della speranza, della fiducia e dell’amore e che hanno bisogno di imparare a riscoprire la bellezza.

Per l’occasione anche la redazione di Sicilia Che Cambia si è riunita nella città nissena, giungendo da Modica, Palermo e Catania, ospiti del bellissimo b&b Uliwood, un luogo incantevole circondato da un giardino di ulivi e agrumi.!

Ecco alcune immagini della giornata.

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