16 Set 2021

Consultorio Transgenere, al servizio di persone transgender e transessuali – Amore Che Cambia #24

Scritto da: Paolo Cignini
Intervista di: DANIEL TAROZZI E PAOLO CIGNINI
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Il Consultorio Transgenere Torre del Lago Puccini nasce nel 2008 da un’idea di Regina Satariano. Ascolto, informazione, empatia, formazione: sono alcuni degli aspetti caratterizzanti di questa esperienza che emergono dalle parole del nostro intervistato Massimo Lavaggi, psicoterapeuta e collaboratore fin dagli esordi dell’attività del Consultorio.

Lucca, Toscana - Il nostro viaggio nell’Amore (e nel sesso) che Cambia prosegue e fa tappa a Torre del Lago. E qui possiamo ripetervi un “mantra” che ripetiamo spesso: a volte la realtà è davvero più avanti rispetto alla nostra immaginazione e ai nostri pregiudizi su alcuni temi.

Incontriamo Massimo Lavaggi, psicoterapeuta e collaboratore del Consultorio Transgenere, struttura nata nel 2008 grazie alla spinta propositiva di Regina Satariano che si occupa della tutela dei diritti e della salute delle persone transgender e transessuali. La peculiarità di questo progetto è il costante sostegno istituzionale di cui gode, essendo nato come progetto pilota della Regione Toscana, che nel corso del tempo ha sempre confermato il sostegno al progetto, ampliando la progettualità su più anni.

Il Consultorio è nato, oltre che dalla volontà di Regina Satariano, dalla spinta di persone e di associazioni transgender e si ispira al MIT (Movimento Identità Transessuale) di Bologna, punto di riferimento nazionale per il movimento LGBTQ+ italiano, il cui consultorio è il modello di riferimento per quello nato poi a Torre del Lago Puccini.

Ma cosa fa il Consultorio Transgenere? Al suo esordio aveva una funzione di prima accoglienza e di supporto psicologico per tutte le persone transgender, ma nel corso degli anni è cresciuto ed è diventato un vero e proprio punto di riferimento a livello nazionale per tutte le persone che vogliono o desiderano iniziare l’iter di affermazione di genere oppure avere consulenze.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

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Lo facciamo grazie al contributo dei nostri lettori. Se ritieni che il nostro lavoro sia importante, aiutaci a costruire e diffondere un’informazione sempre più approfondita.

Il Consultorio fornisce anche supporto in merito a qualsiasi tipo di bisogno – dalla mediazione culturale alla valutazione psicodiagnostica per la disforia di genere, fino al supporto psicologico alle persona transgender, ai suoi familiari e al proprio o alla priopria partner –, il tutto focalizzato sulla salute e sulla tutela dei diritti delle persone. È presente anche un servizio di assistenza legale.

Nel corso degli anni è cresciuta la collaborazione con diverse realtà mediche e ospedaliere del territorio, come quella con l’azienda ospedaliera e universitaria di Cisanello di Pisa e di Careggi di Firenze,  che offrono servizi sia di salute mentale che medici, endocrinologi e chirurgici di cui hanno bisogno le persone transgender.

Attualmente il Consultorio Transgenere ha in carico circa cento persone, con una richiesta crescente di domande da parte di persone che vogliono iniziare un percorso di transizione.

Consultorio TransGenere

Come funziona il processo di transizione

A livello diagnostico – spesso contestata perché definita “patologizzante” – la condizione che vivono le persone che non si riconoscono nel ruolo di genere relativo al proprio sesso biologico viene definita, appunto, disforia di genere.  Esiste dunque un’incongruenza tra il sesso biologico assegnato alla nascita e l’identità di genere psicologica ed emotiva che la persona sviluppa. Questa discrepanza da luogo alla formazione di un disagio e di un disallineamento tra corpo e identità di genere psicologica e, successivamente, anche a un desiderio di modificare questa condizione.

Generalmente, come spiegato nei due video che vi proponiamo oggi, per modificare questa condizione si ricorre a due modalità: la prima è la terapia ormonale che, sotto stretto controllo medico regolarizzato da precise linee guida, consiste nell’assunzione di ormoni mascolinizzanti o femminilizzanti. Per essere prescritta, la terapia ormonale necessita di una certificazione diagnostica di disforia di genere, che di solito viene rilasciata alla fine di un percorso valutativo che è uno dei servizi cardine centrali offerti dal Consultorio Transgenere, in collaborazione con i centri ospedalieri già citati.

«Noi facciamo una parte di percorso psicologico e una parte di valutazione psichiatrica», spiega Massimo Lavaggi. «Dopodiché, se lo psichiatra e lo psicologo sono concordi nel ritenere che ci sia una condizione di disforia di genere e che non siano presenti altre patologie che possano mettere in dubbio questo, viene emessa una certificazione diagnostica che permette alla persona di avviare la terapia ormonale nei centri ospedalieri».

«La fase della terapia ormonale – prosegue lo psicoterapeuta del Consultorio Transgenere – è ritenuta importante per le persone transgender, che grazie a questi farmaci trovano un equilibrio nel rapporto con il proprio corpo. I farmaci ormonali sono distribuiti gratuitamente su tutto il territorio nazionale, quindi le persone hanno la possibilità di fare la terapia a costo zero e ciò è molto positivo».

Nel corso dell’intervista, Massimo ci mette allo stesso tempo in guardia dall’eccessivo rischio di medicalizzazione forzata: esistono infatti anche molte persone transgender che non mettono la terapia ormonale al centro del proprio percorso oche chiedono di avere dei microdosaggi di ormoni perché maggiormente interessate e interessati a esplorare la dinamica psicologica, più che fisica, della propria identità.

Di fatto, come spesso dovrebbe accadere in medicina, non esiste una ricetta universale e si valuta da persona a persona, a maggior ragione per quello che è definito comunemente come il secondo passaggio nel percorso di transizione, cioè l’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso. Qui la situazione – come approfondito nei video – si complica leggermente, perché oltre a una valutazione psicologica, per l’intervento è necessaria l’autorizzazione da parte del Tribunale di residenza, con una sentenza di nullaosta.

Esistono, per quanto riguarda l’intervento di riassegnazione chirurgica, numerose implicazioni che possono spingere o meno una persona ad affrontare questo percorso e che possono condizionare i canoni estetici o il proprio intimo rapporto con la sessualità. Trovate tutto approfondito nei video.

L’aumento di consapevolezza

Sempre nei video parliamo di alcuni dei pregiudizi più forti legati alla galassia transgender. Possono fermarsi a considerazioni di carattere sessuale oppure avere delle conseguenze anche sull’attività professionale e lavorativa di una persona trans. Ma dall’incontro con Maurizio usciamo incoraggiati: la consapevolezza sul tema cresce, soprattutto tra le nuove generazioni e nelle scuole.

Sempre più persone si rivolgono a strutture come il Consultorio Transgenere di Torre del Lago Puccini, i familiari si confrontano con i propri figli minorenni e li sostengono in questo percorso e sono sempre più rare le chiusure dettate dalla religione che spesso hanno ostacolato il dialogo aperto e consapevole sulla sessualità e sulle sue implicazioni esistenziali. Inoltre, grazie a questo confronto, si perfezionano le linee guida, anche per individuare un’eventuale disforia di genere fin dall’età dell’infanzia.

«Il motivo della maggiore espansione è legato al fatto che si parla sempre di più di  identità di genere tra i giovani: tra ragazzi e ragazze in età prepuberale è una tematica che emerge sempre più spesso», spiega Massimo Lavaggi. «Ci sono molta più cultura e informazione: sempre più persone sanno che esistono le persone transgender e che esse non fanno parte di un universo discriminante o deviato.

Per esempio, in molte delle serie televisive prodotte oggi sono presenti personaggi transgender, per cui i giovani – intendendo anche gli adolescenti in età prepuberale – che sperimentano un disagio rispetto al corpo e alla loro identità, considerano anche la possibilità di essere trans e quindi si interrogano su questo e ci chiedono spesso valutazioni e aiuto».

In questo contesto si inserisce perfettamente il lavoro di informazione che il Consultorio Transgenere opera nelle scuole: «Facciamo tantissimi progetti di informazione e sensibilizzazione legati all’identità di genere. Oltre a partecipare a diversi laboratori per contrastare il bullismo omofobico, ne abbiamo organizzati altri direttamente nelle classi sul tema delle persone transgender e ho trovato una curiosità e un’apertura nei ragazzi che mi hanno davvero stupito».

«Gli unici problemi che abbiamo incontrato sono stati con gli insegnanti: a volte c’è la convinzione che parlare di temi legati alla sessualità e all’educazione sessuale possa spaventare i ragazzi e le ragazze. Secondo la nostra esperienza non è affatto così: anzi, seminare consapevolezza su questo tema può aiutarli a sostenere al meglio i propri amici e conoscenti trans; è fondamentale possedere tutte le conoscenze per capire davvero di cosa si tratta».

Cosa ci ha lasciato questo incontro

Ci prepariamo a ripartire con il nostro camper: il nostro Viaggio nell’Amore (e nel Sesso) che Cambia non è ancora finito. Prendiamo consapevolezza, grazie ai nostri incontri con Carmen Ferrara e Massimo Lavaggi, di quanto sia importante non fermarsi alle etichette e conoscere quello di cui si va a parlare. Perlomeno io, personalmente, approfondendo le tematiche mi convinco sempre di più di quale sia il ruolo del giornalista: ascoltare e capire, prima di valutare in base alle proprie convinzioni. La maggior parte delle volte, una voce è sempre più povera di un coro.

Umanamente, da questo viaggio sto imparando i valori della passione e dell’empatia, che Massimo riassume benissimo mentre ci salutiamo: «Nel corso degli anni ho conosciuto colleghi che lavorano in questo settore e tante persone transgender: con entrambe ed entrambi sono nati tantissimi rapporti di amicizia. Questo lavoro ti fa davvero scoprire nuovi aspetti dell’essere umano, il Consultorio Transgenere è un ambiente vivo e stimolante».

«Il bilancio di questi anni è sicuramente positivo», conclude Massimo. «Quando vedi il percorso di una persona che riesce a realizzare sé stessa è una soddisfazione davvero enorme, mi sento davvero felice di essere stato di aiuto. Spesso sono direttamente le ragazze e i ragazzi che, a processo concluso, mi scrivono messaggi di calore che mi emozionano profondamente. È un campo che ti spinge continuamente a rimanere aggiornato, a leggere e a confrontarti».

PS: Uno dei bellissimi progetti che sta sviluppando il Consultorio Transgenere è Casa Marcella,  la prima casa rifugio in Italia per persone trans* e non binarie vittime di transfobia, discriminazione e violenza. Qui potete trovare tutte le informazioni per aiutare a sviluppare questo bellissimo sogno.

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