28 Gen 2022

Risacca: dall’idea di tre giovani, il primo laboratorio per riciclare le reti di plastica!

Scritto da: Alessia Rotolo

L'economica circolare si tinge di blu e, grazie all'iniziativa di tre giovani siciliani, porta un contributo preziosissimo per "guarire" i nostri mari. Federica, Carlo e Cristiano hanno ideato Risacca, un progetto pilota che da Mazara si potrebbe diffondere in tutte le città di mare italiane per contribuire a risolvere il problema dell'inquinamento marino dovuto alle reti e ad altri materiali plastici.

Trapani, Sicilia - Hanno già riciclato una tonnellata di reti da pesca, testato i primi prodotti e vinto il premio europeo Green Impact Med. Carlo Roccafiorita, Cristiano Pesca e Federica Ditta sono tre professionisti under 35 di Mazara del Vallo che, stanchi di assistere al disastro ecologico in cui versa il pianeta, hanno deciso di provare a fare qualcosa di utile per tutti. Nasce così l’idea del Risacca, una start up che prevede la creazione, dentro un container, di un laboratorio che sia al tempo stesso una sartoria sociale e un centro per il riciclo delle reti dismesse dai pescatori mazaresi.

Per realizzare il Risacca è stata lanciata una raccolta fondi e se si raggiungerà la cifra sperata di 35mila euro nascerà a Mazara del Vallo un nuovo presidio ecologico in grado di trasformare le reti da pesca dismesse in oggetti d’uso quotidiano e di offrire opportunità di lavoro e sensibilizzare sempre più abitanti sul tema della plastica nel mare. I soldi serviranno per acquistare macchinari semi-industriali per riciclare 30 tonnellate di reti l’anno.

risacca

Inoltre, insieme al progetto nasceranno anche 8 nuovi posti di lavoro e una comunità più consapevole. Fino al 13 febbraio è possibile donare tramite la pagina del progetto sulla piattaforma Produzioni dal Basso e ricevere in cambio prodotti artigianali, servizi e persino vacanze studio per i donatori più generosi.

Ma torniamo al progetto: l’idea del Risacca nasce un anno fa da Carlo Roccafiorita, Cristiano Pesca e Federica Ditta, tre professionisti under 35 con background in design, rigenerazione e impatto. La loro missione è quella di promuovere soluzioni innovative sul riuso e riciclo degli scarti dell’industria ittica, dalle reti da pesca alla plastica recuperata in mare.

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Che Risacca nasca a Mazara del Vallo non è un caso: la città è storicamente legata all’industria ittica, da diversi anni in piena crisi tra disoccupazione, calo dell’indotto e mancato ricambio generazionale. «Oggi più che mai dobbiamo essere resilienti – dice Carlo, manager del progetto – e introdurre innovazione può aiutarci a trovare soluzioni in grado di generare lavoro e tutelare l’ambiente. Con il Risacca abbiamo disegnato un processo che consentirà di trasformare le reti in risorsa, generando impatto sociale».

«L’inquinamento è ormai un’urgenza globale – continua Federica, designer –, il nostro stile di vita ci ha spinti finora a produrre moltissimi rifiuti. La plastica è presente nel DNA del pianeta, fa ammalare gli ecosistemi e si stima che nel 2050 i nostri mari avranno più plastica che pesci. A Mazara ogni anno vengono prodotte più di 10 tonnellate di reti da pesca, i cui oneri di smaltimento gravano sulle economie dei pescatori, a volte spinti a ricorrere a metodi di smaltimento illegali».

È da queste osservazioni che nasce l’obiettivo del Risacca: dare una seconda vita alle reti da pesca per creare nuove opportunità di lavoro e tutelare l’ambiente. «Abbiamo collaborato con armatori, pescatori, artigiani – racconta Cristiano – e il nostro laboratorio è un’occasione unica per rispondere al loro desiderio di ripartire diversificando il mercato e rievocando le tradizioni».

Il laboratorio sorgerà nel parco rigenerato di Periferica, già luogo d’innovazione locale, «ma la nostra visione – incalza Carlo – è di replicare il Risacca LAB in ogni porto italiano. Vediamo Mazara come un primo test per rispondere a un bisogno diffuso in molte città e comunità nate intorno al mare».

Per sostenere il progetto Risacca bisogna collegarsi sulla pagina dedicata di produzioni dal basso e donare scegliendo tra le ricompense: borse in rete fatte a mano, esperienze, elementi stampati in 3D, attività di formazione. Per i più creativi c’è anche la possibilità di partecipare alla trasformazione del container in laboratorio, scoprendo Mazara in sette giorni. C’è tempo fino al 13 febbraio per salire a bordo e promuovere questo giovane progetto d’innovazione.

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