24 Mag 2022

Mal’Aria: quali città in Piemonte superano i limiti consentiti?

Scritto da: Lorena Di Maria

Secondo i dati della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) l’Italia è il primo Paese in Europa per morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico: ce lo spiegano Legambiente e il suo report Mal’aria di città. In Piemonte spicca l’insostenibilità della qualità dell’aria ad Alessandria, che nel 2021 è stata la città che ha riportato i valori più alti di polveri sottili (PM10), con una media superiore al doppio della soglia di sicurezza definita dall'Oms.

Alessandria - Anche per il 2021 i dati legati all’inquinamento dell’aria nelle nostre città ci raccontano che la strada da percorrere verso città più pulite è ancora lunga: infatti i dati che riporta il Report “Mal’aria di città” del 2022 di Legambiente, effettuato nell’ambito della campagna Clean Cities, ci mettono oggi di fronte a una realtà che non possiamo ignorare.

Come spiega il documento infatti, nonostante negli ultimi dieci anni si sia registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa – Italia compresa –, nelle ultime valutazioni annuali effettuate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) è emerso come l’esposizione al particolato fine causi circa 400mila morti premature all’anno nei 41 Paesi europei, di cui circa 50mila solo in Italia.

«Secondo i dati della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), l’Italia è il primo Paese in Europa per morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico, con circa 90mila decessi l’anno. Da un punto di vista economico, parliamo di diverse decine di miliardi all’anno (stimate tra i 47 e i 142 miliardi di euro/anno) tra spese sanitarie e giornate di lavoro perse», viene spiegato. Le morti premature però sono solo la punta dell’iceberg del problema sanitario connesso all’inquinamento atmosferico, che non può essere considerato limitatamente alle questioni ambientali.

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Foto di Jacek Dylag tratta da Unsplash
L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO IN PIEMONTE: I CASI DI ALESSANDRIA, ASTI E TORINO

Nel Report di Legambiente sono stati analizzati e interpretati i dati del 2021 appena concluso di 238 centraline per il monitoraggio dell’aria di 102 città capoluogo di provincia. Le centraline in questione, definite di fondo o di traffico urbano, servono per rilevare le concentrazioni dei principali inquinanti monitorati dalle autorità competenti. Tra i dati a disposizione, in attesa della validazione ufficiale da parte delle autorità competenti, si è scelto di utilizzare quelli relativi ai tre principali inquinanti delle aree urbane che sono le polveri sottili (PM10 e PM2.5) e gli ossidi di azoto – in particolar modo il biossido di azoto (NO2).

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L’Italia è il primo Paese in Europa per morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico

Sono ben 17 sono le città con i valori più alti di polveri sottili, ovvero che superano i valori OMS: per quanto riguarda il Piemonte, la qualità dell’aria continua a rappresentare un problema e il caso di Alessandria è rappresentativo. Qui infatti è stata registrata una media annuale di Pm10 pari a 33 µg/mc rispetto al limite Oms di 15 µg/mc, seguita da Milano, Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino (con 31 µg/mc). Per il PM10, secondo il Report queste città dovranno ridurre le concentrazioni mediamente del 33% per poter rientrare nei prossimi anni nei limiti più stringenti dell’OMS.

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Foto tratta da Report Mal’Aria 2022 di Legambiente

Alessandria, ma anche Asti e Torino risultano critiche anche dal punto di vista del Pm2.5, ovvero la parte più fina delle polveri sottili, nonché quella che desta maggiori preoccupazioni dal punto di vista della salute. I risultati più critici in Italia sono stati riportati da Cremona, Venezia, Vicenza, Piacenza, Padova, Milano. Seguono poi le tre città piemontesi che, insieme a Verona e Treviso, registrano una media di 20 µg/mc: in pratica, secondo le direttive europee, dovranno ridurre le loro concentrazioni per più del 75%.

Per l’NO2 l’obiettivo deve essere del 52%, con le criticità maggiori registrate a Milano (media annuale 39 µg/mc contro un valore OMS di 10 µg/mc) e Torino (37 µg/mc) che dovranno ridurre le concentrazioni rispettivamente del 74% e 73%; seguite da Palermo e Como (36 µg/ mc), Bergamo (35 µg/mc), Trento e Teramo (34 µg/mc), Monza e Roma (33 µg/mc), Napoli e Bolzano (32 µg/mc), Firenze e Pavia (31 µg/mc) che dovranno ridurre le concentrazioni di oltre il 68%.

Delle 102 città analizzate per le quali è disponibile il dato, solo 5 al momento rientrano nei parametri fissati dall’OMS. Per quanto riguarda l’NO2, ovvero il biossido di azoto, i valori sono meno critici ad Alessandria (media annuale di 26 µg/mc) anche se sono, anche in questo caso, superiori al limite consentito (10 µg/mc).

Per il biossido di azoto le criticità maggiori sono registrate a Milano (39 µg/mc contro un valore OMS di 10 µg/mc) e Torino (37 µg/mc). “Si tratta di una situazione che va presa di petto ora – viene osservato in Mal’Aria – per non incorrere in ulteriori procedure di infrazione nei nostri confronti, considerando che la futura direttiva europea sulla qualità dell’aria rivedrà a ribasso i limiti secondo le nuove indicazioni OMS. Una situazione paradossale, considerando il fatto che la fonte principale di inquinamento del biossido di azoto è attribuibile alla combustione dei motori diesel, che invece vengono ancora incentivati con bonus milionari alle auto dal nostro Governo». 

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Foto di Fabio Fistarol tratta da Unsplash
SERVONO RISPOSTE URGENTI NELLA LOTTA ALLO SMOG

Questo è il commento di Legambiente dopo che la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso della Commissione Ue e ha dichiarato l’inadempimento dell’Italia per il mancato rispetto del valore limite annuale fissato per il biossido d’azoto, considerato per molte zone “sistematico e continuativo”. La mancanza però è stata rilevata anche sull’adozione, a partire dall’11 giugno 2011, di misure atte a garantire il rispetto nelle stesse zone dei valori limite di NO2.  Tra le zone citate ci sono Torino, Brescia, Milano, Bergamo, Genova, Roma e Firenze. 

Oltre alla lettura del Report, che riporta dati dettagliati su Pm10, Pm2,5 e No2 in diverse città italiane e offre diverse proposte per accelerare la transizione ecologica nel nostro paese, Legambiente invita anche a firmare la petizione online “Ci siamo rotti i polmoni. No allo smog!”, con la quale chiede al Governo risposte urgenti nella lotta allo smog, a partire dagli interventi sulla mobilità e l’uso dello spazio pubblico e della strada. 

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