18 Gen 2023

Una Preside risponde alla famiglia finlandese: “Credo nella contaminazione fra scuola scandinava e italiana”

Scritto da: Lorena Di Maria

Dell’esperienza vissuta in Sicilia e raccontata da Elin Mattsson, mamma finlandese che ha tagliato la corda dalla regione alla ricerca di una scuola migliore per suo figlio, si è aperto un ampio dibattito sull’istruzione pubblica. Sono diversi i dirigenti scolastici e i docenti che oggi portano le loro riflessioni in merito, tra problemi esistenti e nuove strade da percorrere. Tra questi c'è Nicoletta Coppo, Preside che all'istituto Pascal di Chieri ha avviato delle sperimentazioni sul metodo educativo, facendo incontrare il modello scolastico italiano con l’innovazione dei paesi scandinavi.

Torino - La notizia della “fuga dalla Sicilia” ribattuta dai giornali in questi ultimi giorni e operata dalla famiglia finlandese di Eline Mattsson lo scorso ottobre – che ha deciso di lasciare Siracusa a causa dei criticati metodi didattici utilizzati dalla scuola italiana – ha dato vita a un acceso dibattito mediatico, il quale ha messo a confronto il metodo educativo italiano e quello finlandese.

Qualche giorno fa in questo articolo vi abbiamo riportato le risposte delle dirigenti scolastiche Antonella Di Bartolo e Alfina Bertè, che hanno aperto una riflessione rispetto alla necessità di mostrare non solo una verità – spesso negativa – ma le tante verità che compongono il sistema scolastico italiano, mettendo in evidenza anche i casi virtuosi che molti istituti hanno già messo in pratica. Una verità indiscutibile ci parla di decenni di tagli sulla scuola; delle lezioni frontali che non favoriscono un apprendimento realmente efficace specialmente per i più piccoli; delle aule sovraffollate, della presenza di spazi esterni ai complessi scolastici spesso poco sicuri.

Il rischio però è che se ci soffermiamo solo su questi aspetti finiamo per ignorare ciò che di positivo esiste e che può darci un esempio da seguire: dirigenti che combattono la dispersione scolastica, docenti che riconoscono il valore dell’educazione in natura, scuole che credono nell’educazione emotiva dei loro studenti, genitori collaborativi. In questi anni di esempi dall’Italia che Cambia ne abbiamo raccontati centinaia, da nord a sud, in Sicilia come in Piemonte.

Tra questi, vi portiamo la testimonianza di Nicoletta Coppo, dirigente scolastica che di scuola italiana e finlandese ha una significativa esperienza: insieme a un team di docenti sta dando vita a una scuola elementare che a Chieri, in provincia di Torino, fa incontrare il modello scolastico italiano con l’innovazione dei paesi scandinavi.

Scuola italiana2
Foto di CDC tratta da Unsplash

«Ho letto quanto accaduto e dichiarato e credo sia bene riflettere sulle osservazioni mosse dalla pragmatica madre finlandese. Negli ultimi tempi infatti anche noi ci siamo posti domande sul futuro della scuola italiana e sul metodo migliore da utilizzare con i nostri ragazzi. È indubbio naturalmente che la scuola italiana abbia le sue eccellenze diffuse in tutta la penisola, ma è altrettanto evidente che essa presenti anche delle effettive criticità», ha detto Nicoletta Coppo.

«Sono problemi che dipendono dalle molteplici riforme che si sono susseguite nei decenni, che pur con grande volontà hanno sempre cercato di migliorare la situazione e promuovere una scuola d’eccellenza, senza però averne una visione chiara e proiettata nel futuro», aggiunge la Preside. Gli esempi citati sono le classi sovraffollate che impediscono agli insegnanti di instaurare rapporti diretti con i propri allievi e di sperimentare una didattica innovativa, dissimile rispetto a quella frontale e tradizionale, ma anche l’assenza di ambienti aperti e fluidi e la mancanza quasi totale di aree esterne attrezzate ad aule.

«Immaginiamo un bambino di prima media. Paolino, dopo un’intera estate trascorsa a giocare all’aperto, torna a scuola e si ritrova costretto in un’aula con finestre ostruite da inferriate, i banchi distanziati e l’impossibilità di avvicinarsi ai suoi compagni cui è affezionato, la polvere del gesso che aleggia nell’aria e strumenti tecnologici che solo gli insegnanti più giovani e qualche ardito sessantenne sanno utilizzare. Uno dei problemi principali risiede negli spazi: spesso le scuole statali trovano ubicazione in edifici storici meravigliosi, ma non ancora modernizzati per accogliere i bambini e privi di aree verdi adeguate o insufficienti in cui far divertire gli studenti all’aria aperta».

Scuola italiana1
Foto di CDC tratta da Unsplash

In questo modo, tuttavia, Paolino e i suoi compagni non saranno motivati nello studio e faticheranno a comprendere quali siano i propri talenti e a nutrire le proprie passioni. «I ragazzi si rassegnano così a non avere uno spirito critico e una visione condivisa del bene comune, come succede al contrario in Finlandia, dove gli allievi sono educati all’autonomia di giudizio e al rispetto, di sé e degli altri».

Come continua la dirigente scolastica, questo è «merito anche dell’orientamento che elide il problema della dispersione scolastica e guida gli alunni fin dalle elementari alla scelta didattica migliore per loro stessi mediante uscite sul territorio, interventi esterni e scambi con le scuole di gradi diversi».

MIGLIORARE IL SISTEMA SCOLASTICO

È per questo motivo che, negli ultimi anni, l’Istituto Pascal di Chieri guidato da Nicoletta Coppo ha deciso di apportare alcune modifiche al proprio metodo educativo, partendo da sperimentazioni e innovazioni, con un’osservazione diretta in classe. «Da tempo ci siamo posti il problema di come migliorare il sistema scolastico italiano e stare al passo con i cambiamenti che riguardano i ragazzi e la loro crescita».

È proprio per questo che, nella scuola media e nei licei del territorio, «abbiamo attuato una serie di “esperimenti didattici” basati sul metodo finlandese: a volte abbiamo avuto buone intuizioni, altre abbiamo dovuto cambiare rotta. Essi però ci hanno condotto al traguardo di cui siamo più fieri: vedere i nostri studenti felici di recarsi a scuola».

Crediamo fortemente nella scuola finlandese e in quella italiana e crediamo, soprattutto, nella loro contaminazione

Come è stato conseguito tale risultato? «Abbiamo rivoluzionato gli spazi, rinnovando le aule e arricchito i corridoi con pouf, tappeti e strumenti musicali. Inoltre abbiamo mutato la didattica, eliminando la cattedra e ponendo i docenti al centro dell’aula, circondati dagli studenti. Infine, abbiamo promosso lezioni outdoor, in diversi luoghi nevralgici della città e nel verde».

Come ha aggiunto Monica Ferri, insegnante di arte e di cinese, coordinatrice dei laboratori e tra le fautrici principali del progetto, «l’idea non è nata dall’oggi al domani, ma da un lungo periodo di riflessione e studio. In tema di didattica, siamo molto attente a ciò che accade nel Nord Europa e più volte negli anni siamo state, con alcuni dei nostri insegnanti, in Danimarca, Svezia e Finlandia per visitare le scuole e confrontarci con i docenti del posto».

LO SCAMBIO DI ESPERIENZE PER UNA CRESCITA COLLETTIVA

Sappiamo che il sistema educativo finlandese ha fama di essere il migliore al mondo, sappiamo al tempo stesso che il modello italiano può e deve essere rivoluzionato su più fonti. Al posto che guardare solo a ciò che non funziona, possiamo imparare dalla miriade di esperienze presenti in tutto il Paese, alcune legate a delle singole scuole e iniziative, altre già più diffuse sul territorio. Ed è importante notare che molti degli approcci citati vengono applicati anche all’interno di scuole pubbliche, come nel caso dell’Asilo del Mare, delle Elementari nel bosco o della celebre esperienza della preside Maria De Biase.

Scuola italiana
Foto di CDC tratta da Unsplash

Mettere in luce i risultati di queste e tante altre esperienze può essere il punto da cui partire per un miglioramento collettivo. Ripensare il nostro approccio alla vita, alla felicità, alla diversità vista come unicità e mettervi al centro i bambini e ragazzi: questo deve essere il punto da cui partire.

Come conclude Nicoletta Coppo, «crediamo fortemente nella scuola finlandese e in quella italiana e crediamo, soprattutto, nella loro contaminazione, che pensiamo possa offrire delle risposte concrete alle problematiche didattiche ora esistenti. Per tale ragione, invitiamo la mamma finlandese scappata dalla Sicilia a venire a trovarci in Piemonte: se dovesse rinunciare al mare della Sicilia e della Spagna in favore delle Alpi del nostro territorio, e dovesse decidere di trasferirsi con la sua famiglia nella nostra Regione, qui nella nostra scuola, potrà forse trovare una seconda “casa”. Ma se il richiamo del mare è troppo forte ed è irrinunciabile, invitiamo Eline Mattsson a venire a trovarci e a confrontarsi con noi, per impreziosire ulteriormente le nostre conoscenze».

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