7 Dic 2023

Repair Café: dall’Olanda a Genova, il concept che favorisce la riparazione di oggetti rotti

Scritto da: Nicola Muratore

I Repair Café sono luoghi i cui le persone si incontrano e mettono in comune le proprie conoscenze al fine di riparare oggetti rotti. Ne ha appena aperto uno a Genova grazie ad AMIU. Vediamo meglio come funziona questo tipo di iniziativa, qual è il suo valore dal punto di vista culturale e quali sono le prime attività che proporrà il Repair Cafè di Genova.

Genova - Avete mai sentito parlare dei Repair Café? Sono dei luoghi in cui è possibile riparare ciò che si è rotto o che non funziona più. Si tratta di un concept nato in Olanda e ormai diffuso in tutto il mondo: se ne contano circa 2300. Anche in Italia ne esistono alcuni e, proprio in questi giorni, ne ha aperto uno nuovo a Genova. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio di che cosa si tratta e come funzionano.

COM’È NATO IL CONCEPT DEL REPAIR CAFÈ

Il Repair Café è un’idea che nasce dalla mente di Martine Postma, ambientalista ed ex giornalista olandese. Dopo aver avuto il secondo figlio, ha iniziato a notare che gli olandesi erano soliti buttare le cose che non servivano più insieme agli oggetti rotti piuttosto che cercare di ripararli. Postma ha quindi cominciato a pensare a come far fronte a questi sprechi e a come aiutare le persone a riparare i propri oggetti. Nell’arco di due anni ha sviluppato l’idea e nel 2009 ha aperto il primo Repair Café ad Amsterdam.

L’iniziativa ha avuto molto successo, tanto che Martine ha fondato la Repair Café Foundation. Dal 2011 questa fondazione, ora nota come Repair Café International, offre supporto professionale attraverso manuali e kit per avviare l’attività a chi desidera aprire un Repair Café, come se fosse una sorta di franchising. Dal 2009 a oggi i Repair Café si sono diffusi a macchia d’olio. Per quanto riguarda la situazione italiana, l’assistenza e le aperture sono supportate da Repair Café Italia, ramo italiano nato sulla scia della fondazione olandese.

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COME FUNZIONA UN REPAIR CAFÈ?

Un Repair Café è innanzitutto un luogo di aggregazione in cui le persone si ritrovano per riparare i propri oggetti. Il fatto che si chiamino “café” non deve far pensare che siano necessariamente forniti di un servizio bar, anche se non è neppure da escludere a priori. In questi luoghi tutto è accessibile: strumenti, manuali e attrezzi sono messi a disposizione di chiunque voglia usufruirne. Inoltre, cosa ancora più importante, riuniscono persone in grado di mettere al servizio degli altri le proprie competenze insegnando, a chi vuole imparare, l’arte della riparazione.

Spesso vengono organizzati incontri ad hoc per ogni tipologia di riparazione. Per fare qualche esempio un giorno potrebbe essere dedicato alla riparazione di elettrodomestici, un altro alla sartoria e un altro ancora alla riparazione di giocattoli. A seconda della giornata quindi si troveranno volontari diversi, specializzati in un determinato tipo di riparazione, disposti ad aiutare gli avventori.

In questo senso la riparazione dunque si configura come un gesto sovversivo, che ribalta i concetti che il mercato cerca di imporre

LE PAROLE CHIAVE DI UN REPAIR CAFÈ

I Repair Café si basano su una serie di capisaldi. In primis sul concetto di economia circolare. La nostra attuale economia lineare e capitalistica ci induce a consumare il più possibile, a rinnovare, a sostituire qualsiasi cosa. L’economia circolare invece è esattamente l’opposto, invitano a utilizzare gli oggetti il più a lungo possibile, ripararli una volta rotti e fare in modo che gli scarti vengano utilizzati per un’altra attività, azzerando così di fatto i materiali di rifiuto e contemporaneamente riducendo al minimo la produzione.

Questo concetto è legato a doppio filo a quelli di ecosostenibilità, di riciclo, ed è uno dei modi per contrastare l’obsolescenza programmata che ci viene imposta dalle case di produzione. Le aziende infatti non sono obbligate a fornire pezzi di ricambio, né forniscono istruzioni su come riparare i prodotti o su come conservarli. Addirittura si progettano elettrodomestici e dispositivi elettronici non riparabili oppure fatti in modo tale che le riparazioni, a volte anche banali, siano così costose che diventa più conveniente comprare un oggetto nuovo. Per non parlare poi di cellulari, tablet, PC e simili, costruiti in modo che non supportino i software creati successivamente, costringendo così chi li possiede ad acquistarne di nuovi.

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In questo senso la riparazione dunque si configura come un gesto sovversivo, che ribalta i concetti che il mercato cerca di imporre. Se il mercato produce prodotti sempre più scadenti, meno durevoli, o addirittura programmati in modo che smettano di essere utilizzabili ancora prima che smettano effettivamente di funzionare, riparare è un modo per opporci ad un sistema che ci obbliga a consumare sempre di più e che lascia indietro chi non può consumare. I Repair Café dunque sono un piccolo strumento di lotta, in cui si mettono in comune le proprie conoscenze a favore della comunità.

In questo solco si inseriscono i Fixers o “Fixers Collettive” ovvero un movimento molto giovane che si dedica alla riparazione gratuita di oggetti rotti. Questa iniziativa va a braccetto con i Repair Café che necessitano di figure volontarie che insegnino come riparare gli oggetti rovinati. A marzo 2022 il diritto alla riparazione è stato affermato anche da diversi eurodeputati, segnale che anche la politica si sta accorgendo del problema. Tale diritto deve comprendere la progettazione di prodotti che durino più a lungo e che possano essere riparati, così come l’etichettatura deve informare meglio i consumatori e deve provvedere all’estensione dei diritti di garanzia.

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UN NUOVO REPAIR CAFÈ A GENOVA

Anche Genova, grazie ad AMIU, è entrata a far parte delle rete Repair Café Foundation trasformando così il Centro AMIU Surpluse di via Bologna nel quartiere di San Teodoro, nel luogo fisico simbolo dell’economia circolare. Il 20 novembre infatti è partita la programmazione degli appuntamenti dedicati alle riparazioni. Trovate tutte le informazioni qui.

Il quartiere vede tornare alla vita e alla comunità lo spazio dell’ex mercato comunale dopo un percorso lungo e articolato, che dopo due anni di lavori ha permesso di riconsegnare al quartiere un ex mercato di oltre 300 metri quadrati, prima in disuso e fatiscente. All’interno è stata creata una sala multimediale multifunzionale, uno spazio dedicato al book crossing, diverse zone espositive, spazi da dedicare a iniziative culturali, a laboratori ambientali, e agli eventi legati ai temi del riciclo creativo oltre che a workshop legati all’upcycling.

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