1 Dic 2023

La sovranità alimentare è possibile in Sardegna?

Maurizio Fadda è co-autore del libro "Il nostro cibo. Per la sovranità alimentare della Sardegna". Uscito nel 2018, è ancora attualissimo perché propone un modello alternativo e moderno alla grande distribuzione, puntando sulla collaborazione tra piccole aziende e amministrazione locale.

Cosa è accaduto in vent’anni al settore agricolo della Sardegna? L’abbiamo chiesto a Maurizio Fadda, agronomo e libero professionista. Il libro di cui è co-autore – Il nostro cibo. Per la sovranità alimentare della Sardegna, scritto insieme a Fabio Parascandalo e pubblicato nel 2018 – è ancora attuale proprio perché il sistema agricolo sardo, se è vero che si è leggermente modernizzato grazie all’inserimento di mungitori, mungitrici, macchine agricole e trattori, è cambiato ben poco. Soprattutto perché «il sistema di distribuzione alimentare è in mano alla GDO, la Grande distribuzione organizzata, e i piccoli agricoltori e allevatori hanno un reddito basso, nonostante ne siano gli attori principali».

«Solo un 20% di quello che si produce in Sardegna – spiega Maurizio Fadda – viene consumato nell’isola, quindi la sovranità alimentare in Sardegna ha un 80% di possibilità di sviluppo. Stiamo sperimentando grosse crisi, rincari dei prezzi e guerre che ci porteranno a fare la fame se non arriva il cibo dall’esterno». Secondo il co-autore, la nascita di una nuova agricoltura contadina che aiuti i cittadini e le amministrazioni nel buon governo della terra come bene comune è una scelta strategica decisiva per ridurre la dipendenza alimentare dalla crisi economica internazionale.

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Maurizio Fadda

Il libro è un agile manuale a uso di amministratori locali e operatori agricoli: non solo analizza la situazione dell’agricoltura in Sardegna, quali sono le criticità e i problemi, ma avanza anche proposte di soluzioni verso il raggiungimento di una sovranità alimentare. Il testo è stato scritto a quattro mani e consta di due parti: «Io affronto l’ambito agricolo con la mia esperienza professionale trentennale, mentre gli aspetti storici, culturali e sociali vengono analizzati dal geografo dell’Università di Cagliari Fabio Parascandolo», precisa Fadda.

Nel libro è presente anche una sezione statistica, bibliografica e filmografica. Infine, una parte tabellare analizza il mondo associazionistico che propugna modelli alternativi al cibo, corredato anche da un ricco repertorio fotografico. L’aspirazione ultima è la sovranità alimentare. Ma in cosa consiste? «È la capacità di un popolo di prodursi la maggior parte di quello che mangia. Il sistema agricolo di un luogo dovrebbe prima pensare ad alimentare la popolazione locale e col surplus andare sugli altri mercati».

Un popolo che non si produce il proprio cibo è destinato a scomparire

«Sovranità però non significa tornare all’autarchia ma cambiare consapevolmente il sistema agricolo in modo che gli agricoltori producano il cibo per i sardi, prima di tutto», sottolinea Fadda. «Certo, è difficile scardinare lo stato attuale con le merci che viaggiano per molti chilometri, con grossisti industriali che vivono più di contributi comunitari che dell’effettiva messa sul mercato della propria produzione. Gli stessi agricoltori comprano il cibo dal market! Quindi noi auspichiamo un nuovo modello agricolo costituito da piccole e piccolissime aziende che producano cibo sano, buono, pulito e giusto utilizzando i criteri dell’agroecologia».

Fadda continua: «Questa non è un’utopia, sappiamo anche come farlo, ovvero proponendo un’alleanza città-campagna tra cittadini e agricoltori col supporto degli amministratori locali, di modo che in maniera lungimirante costruiscano questo sistema e si impegnino a volerlo raggiungere. Come? Iniziando ad aumentare la produzione di cereali per il consumo umano, invece che per foraggio per bestiame. Aumentando superfici coltivate a grano, farro senza fare chissà quali stravolgimenti aziendali. Ancora, sviluppando meglio il settore frutticolo, orticolo e zootecnico, costruendo filiere».

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Ci sono difficoltà oggettive, ma si è già cominciato a far qualcosa in questa direzione: «L’isola è strategica perché ha un clima adatto, in più abbiamo terre libere, il sapere di agronomi e tecnici per fare permacultura, agricoltura biologica, agroforestazione e coltura organica. La scelta politica di optare per la sovranità alimentare dovrebbero averla tutti i paesi del mondo. Le persone possono e devono scegliere cosa mangiare. Invece oggi tutto il sistema sementiario è in mano alle multinazionali».

Le buone pratiche nell’isola sono rappresentate dai «mercati degli agricoltori, dalle iniziative di consumo consapevole, di vendita diretta e spacci aziendali, dai Gas (Gruppi di acquisto solidale). La coltivazione di grano antico coltivato in Sardegna si sta estendendo, spesso con filiere complete che comprendono anche il mulino. Tutte queste cose porteranno a un reddito soddisfacente per gli agricoltori». Su Sardegna che cambia abbiamo raccontato anche le esperienze di In Our Garden e Mesa Noa, realtà che stanno creando reti virtuose e consapevoli, per un’intelligenza collettiva ed educante sempre più forte, sempre più colta.

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