7 Feb 2024

Liguria depressa? Il “triste” record di antidepressivi – INMR Liguria #3

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Terza puntata dell’appuntamento mensile con la rassegna stampa commentata ligure. La apriamo con una notizia preoccupante: in Liguria viene venduto quasi il doppio degli antidepressivi rispetto alla media nazionale e a soffrire di sintomi depressivi sono anche e soprattutto i minori: 1 su 4. E poi parliamo di una cisterna con acido solforico che è affondata nel Santuario Pelagos, rischiando il disastro ambientale e anche di immigrazione, tramite la nuova Carta per l’Integrazione e di animali, con il primo corso per affrontare la morte e il lutto nel mondo animale.

Il malessere psicologico delle persone, ed in particolare in questo caso dei cittadini liguri, sembra essere in aumento e la conseguenza diretta è l’aumento degli psicofarmaci venduti. In Italia, in media, 132 persone ogni mille abitanti vengono trattate con antidepressivi. In Liguria? Sono 206 persone ogni mille abitanti.

I numeri sono allarmanti e in peggioramento di anno in anno: anche dall’ultimo Rapporto Salute Mentale del Ministero della Sanità la regione Liguria infatti risulta avere un numero di persone trattate con antidepressivi molto più alto rispetto alla media nazionale: in Liguria a soffrire di ansia e depressione sono il 66% degli adulti.

Come riportato dal XIX Secolo Il fattore anagrafico avrebbe un ruolo importante. A dichiararlo è Alessandro Bonsignore, presidente dell’Ordine dei medici della Liguria: «Abbiamo una popolazione anziana che è numericamente il doppio rispetto alle altre regioni d’Italia e arriva a essere il quadruplo rispetto alla Campania. Anziani che spesso sono soli a casa, o assistiti da badanti, o ricoverati in strutture. Questo fattore non può non essere considerato

Sempre nella testata ligure si leggono le parole rilasciate da Mara Donatella Fiaschi, presidente dell’Ordine degli psicologi della Liguria, che mette a fuoco un altro tassello fondamentale «I medici di medicina generale sono consapevoli del fatto che, nel settore pubblico, gli psicologi mancano. E non tutti hanno la possibilità di rivolgersi al privato. Anche per questo, aumentano le prescrizioni, anche per rispondere alle richieste dei pazienti».In Liguria gli psicologi al lavoro nel servizio sanitario pubblico non arrivano a 150. In tutto. Nel territorio dell’Asl3 genovese, dove la popolazione residente è di 267 mila persone, sono solo 67.
Ma la tendenza è nazionale, negli ultimi 10 anni, purtroppo il consumo di farmaci antidepressivi nel nostro Paese è aumentato del 10%. E a spaventare ancor di più è il fatto che molte persone soggette a sintomi depressivi sono minori: nel 2022 erano un minore su 4 e i dati per il 2023 non sembrano essere rincuoranti.

Per il 2024 sono stati stanziati dei fondi per il bonus psicologo, ma sarebbero sufficienti solo ad accogliere una ristretta parte delle domande presentate. La proposta che si sta portando avanti è quella di istituire una figura di “psicologo di base” gratuito, ovvero quella di un professionista che in collaborazione con il medico di famiglia e il pediatra offra un primo livello di supporto per poi indirizzare i pazienti verso professionisti specifici in base alle situazioni.

Mentre attendiamo che le istituzioni provvedono a regolamentare e attivare servizi di supporto per le persone che soffrono di disturbi depressivi, ciò che possiamo fare è attivarci noi: come? Chiedendoci chi delle persone intorno a noi potrebbe soffrirne, in primis noi stessi. Quali sono le cause principali e provando a capire se nel nostro territorio esistono già servizi di supporto psicologico e attività per far sentire meno sole queste persone.

Cambiamo totalmente argomento e parliamo di ambiente. Si è rischiato infatti il disastro ambientale nel santuario cetacei del Mar Ligure: una cisterna con acido solforico è affondata nel Santuario Pelagos. È allarme nel santuario dei cetacei di Pelagos. Un semirimorchio-cisterna contenente 28 mila litri di acido solforico è affondato a dicembre al largo del Mar Ligure, dopo essersi sganciato dalla nave portacontainer a causa del mare in tempesta.

A darne l’allarme è stato il WWF che ha dichiarato, tramite un comunicato, che l’incidente è accaduto a 10 miglia dalla costa, proprio nell’area nota come il Santuario dei Cetacei. Quattro i semirimorchi caduti in mare, di cui uno composto da una cisterna contenente liquido tossico e potenzialmente pericoloso per l’ambiente.
Per il WWF questo episodio dimostra ancora una volta quanto sia urgente una pianificazione degli utilizzi dello spazio marittimo che minimizzi gli impatti sugli ecosistemi marini sotto assedio.

La Procura di Genova ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, in cui si ipotizza il reato di inquinamento ambientale. Vi segnalo anche la proposta avanzato dal wwf a seguito della pubblicazione del disegno di legge di bilancio 2024, dichiarando che si è trattata di “una battuta d’arresto per il nostro Paese in un percorso che sia al passo con l’Europa nelle politiche ambientali per la decarbonizzazione, la conservazione della biodiversità, lo sviluppo sostenibile”. La proposta prevede un pacchetto di 11 misure per la transizione ecologica, tra cui un fondo emissioni zero, riqualificazione energetica con strumenti per contrastare la povertà energetica, una Plastic Tax, FondI per ecodotti, interventi per evitare il rischio idrogeologico. Ma si parla anche di agricoltura biologica e fondi per mamme e bebè, per incentivare al consumo di prodotti biologici per le donne in stato di gravidanza e i bambini sino a 3 anni.

Il messaggio che arriva è chiaro: i disastri si possono limitare se agiamo a livello globale, per attuare una serie di strategie che cambino il modo di percepire e vivere in questo mondo, focalizzandoci sulla tutela per la nostra salute e quella dell’ambiente che ci ospita.

Notizia ben più rincuorante sempre in tema ambiente è stata quella divulgata da Plastic Free Onlus, un’organizzazione di volontariato che dal 2019 è impegnata nel contrastare l’inquinamento da plastica, e ogni anno assegna un premio ai comuni italiani “Plastic Free”, ovvero i comuni che si sono caratterizzati per le loro azioni nello scorso anno.

La valutazione si basa infatti tiene conto di diversi aspetti, tra cui la lotta agli abbandoni illeciti, la sensibilizzazione del territorio, la gestione dei rifiuti urbani, le attività virtuose realizzate dall’Ente e la collaborazione con i referenti e i volontari locali. In assoluto la regione più virtuosa nella lotta alla plastica è stata il Veneto con ben 13 comuni “Plastic Free”: seguono la Lombardia, l’Abruzzo e la Calabria con 9 amministrazioni comunali a testa. Per la Liguria sono 4 i comuni: Imperia (nell’immagine in foto) e Celle Liguria, Ceriale e Millesimo (Savona).

La referente della provincia di Savona di Plastic Free Onlus, Barbara Noè, esprime la sua soddisfazione, parlando in particolare del comune di Celle Ligure: “Questo riconoscimento rende me, volontaria e referente provinciale di Plastic Free Onlus, particolarmente orgogliosa in quanto il Comune ha iniziato la collaborazione con la nostra associazione lo scorso anno con la firma del protocollo d’intesa e da subito si è distinto per l’attenzione e l’impegno nelle politiche a tutela dell’ambiente, dalla gestione dei rifiuti, allo sforzo di limitare l’utilizzo di plastica monouso fino alle attività di raccolta e sensibilizzazione attuate in sinergia con Plastic Free.

”La notizia del premio è quanto mai positiva, soprattutto in una regione come la Liguria in cui il tema dei rifiuti, della sua gestione, raccolta e smaltimento è oggigiorno gestito con non pochi problemi. Sul tema dei rifiuti, qualora non lo conoscete ancora, vi segnalo il progetto di Sfuso Diffuso che nel piccolo centro di Calice Ligure da qualche anno sta ponendo le basi per un modello all’avanguardia nazionale. Trovate l’intervista tra i link in fondo alla pagina della rassegna su Liguria che Cambia.

Parliamo di migranti: il Comune di Genova ha sottoscritto, nella giornata di venerdì 2 febbraio 2024, la Carta per l’Integrazione delle persone rifugiate, redatta e sottoscritta nel 2022 da sei città italiane: Bari, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, ed elaborata insieme all’Agenzia Onu per i rifugiati.

Come riporta la testata Genova Today “La Carta per l’integrazione mira a potenziare la collaborazione tra le città sull’integrazione delle persone titolari di protezione internazionale, promuovendo percorsi di inclusione attraverso lo sviluppo dei servizi già disponibili sul territorio, e favorendo lo scambio di esperienze, pratiche e strumenti con le altre città italiane aderenti, anche mediante il coinvolgimento delle associazioni del Terzo Settore e della società civile.”

Aderendo al documento, il Comune di Genova conferma e rilancia il suo impegno per l’integrazione sociale, culturale ed economica di rifugiati e richiedenti asilo, valorizzando il loro contributo positivo come risultato di un processo dinamico fondato sulla partecipazione.
E in un momento di grandi chiusure, discriminazioni e difficoltà questa carta per l’integrazione mi è parso un piccolo grande segnale che questo mondo e questa regione possono essere luoghi più aperti, accoglienti e collaborativi dove vivere e condividere per migliorarci a vicenda.

Manteniamo la testata, ovvero Genova Today, ma ci spostiamo decisamente di tematica: è di pochi giorni fa infatti l’articolo che annuncia che a Genova arriva a febbraio il primo corso per affrontare la morte e il lutto nel mondo animale. Si legge infatti che “il corso propone un approfondimento delle tematiche relative alla morte e al dolore nel mondo animale, soffermandosi anche sulle tecniche di comunicazione da utilizzare nelle situazioni di criticità e di emergenza” ed è aperto a tutti, in particolare a medici veterinari, tecnici di interventi assistiti con gli animali, psicologi, educatori cinofili, guardie ecozoofile, cultori della materia.

Come spesso abbiamo detto su Italia che Cambia, il tema della morte è stato e rimane ancora oggi un grande tabù della nostra società. E se è complesso gestire le paure nell’affrontare questo tema per noi, forse lo è ancor di più quando si parla di malattie, eutanasie e problematiche incurabili degli animali vicini a noi.

Come riporta la testata genovese “La decisione di “accompagnare” l’animale all’eutanasia rappresenta una scelta che, seppure in particolari circostanze appaia inevitabile, pone sia il veterinario sia il pet mate di fronte a riflessioni di tipo etico e a valutazioni complesse relative alla qualità della vita. Inoltre, per il proprietario questa scelta implica anche la gestione di un dolore profondo e complesso, poiché comporta non solo la separazione da un amico fedele, ma anche la responsabilità di garantire il benessere e la dignità dell’animale durante tutto il percorso di cura. Vi segnalo dunque il corso, come stimolo per riflettere sul benessere nostro, degli amici animali che vivono con noi, perché come ci ha ricordato la tanatologa Daniela Muggia “occupandoci della morte e della relativa paura di essa, miglioreremo il nostro modo di gestire la vita”.

In questi giorni si parla molto del festival più patinato d’Italia, ovvero quello di Sanremo e la collega Elena Rasia è lì per raccontarcelo. Ma lo farà da un punto di vista poco convenzionale, ovvero quello di una giornalista con disabilità. Ha visitato il “green carpet”, che come ci spiegherà negli articoli dei prossimi giorni green non è, ma assisterà anche ad un’esibizione di Musica contro le mafie e farà diversi incontri.

Vi invito quindi a seguirla su Liguria che Cambia e Italia che Cambia per scoprire insieme aspetti meno conosciuti del festival.

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