3 Lug 2024

Toti non si dimette e la regione Liguria è in stallo – INMR Liguria #8

Scritto da: Emanuela Sabidussi
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Ottava puntata della rassegna ligure e apriamo parlando di Giovanni Toti, il presidente della regione Liguria, il quale non si vuole dimettere e la regione è in stallo. Facciamo il punto sulla situazione, ricordando altri casi di presidenti di regioni italiane coinvolti negli ultimi anni in processi. A opporsi alla situazione di stallo della regione è stato qualche giorno fa anche un corteo a Genova, in cui i manifestanti hanno appeso striscioni per protestare contro l’attuale situazione politica regionale e non solo.

Ma parliamo anche di raccolta differenziata in Liguria, attraverso i dati pubblicati sullo scorso anno, da cui emergono criticità e punte di successo per alcuni comuni e parliamo di turismo che arranca, con proposto da Liguria che Cambia e di spiagge inquinate, guarda caso tutte vicino a torrenti e libere e della loro denuncia.

La Regione Liguria è in scacco, e non sappiamo cosa ne sarà di lei. Il presidente Giovanni Toti è ai domiciliari dal 7 maggio e ha dichiarato più volte che non si dimetterà: ma come si fa a governare una regione in questa situazione? Appare piuttosto complesso, se non impossibile. Ma non solo non si dimetterà, Toti è proiettato al futuro.

Il suo avvocato Stefano Savi nel ricorso al Tribunale del Riesame contro l’ordinanza del giudice ha comunicato che – Toti – “non chiederà più fondi ai privati per le campagne elettorali e per iniziative del partito”. Il suo legale ha infatti dichiarato che “pur ritenendo di aver agito sempre nell’interesse pubblico, si è reso conto della necessità di adeguare i futuri comportamenti”. Il tutto suona a dir poco bizzarro, vista la situazione attuale.

E mentre, proprio in questi giorni è stata rigettata l’istanza di revoca da parte del Tribunale del Riesame per Signorini, per il quale erano stati chiesti i domiciliari e che dovrà quindi rimanere in carcere per evitare il “pericolo di inquinamento probatorio”, si aspetta dal Riesame l’udienza per la revoca dei domiciliari per Toti, che avverrà la prossima settimana. Nel caso il Riesame non dovesse accogliere la richiesta di Toti e del suo avvocato, rimarrebbe il ricorso in Cassazione. I tempi in questo caso sarebbero destinati ad allungarsi fino a settembre.

In questi giorni a Toti sono stati concessi dal gip Paola Faggioni previo parere favorevole della Procura, alcuni incontri: tre di questi con alcuni esponenti di giunta (Alessandro Piana, Marco Scajola e Giacomo Giampedrone), tre segretari regionali dei partiti di maggioranza (Matteo Rosso, Edoardo Rixi e Carlo Bagnasco), e uno Maurizio Lupi e Pino Bicchielli, rispettivamente leader e deputato di Noi Moderati, la formazione politica cofondata da Toti.

In attesa di capire cosa avverrà alla Regione, mi sono imbattuta in un articolo pubblicato da Pagella Politica che fa un excursus dei precedenti casi di presidenti di regione che sono stati sottoposti a misure cautelari, dagli esiti differenti. Tra questi in ordine temporale, l’ultimo è Mario Oliverio. Il 17 dicembre 2018 a Oliverio, esponente del PD a capo della Regione Calabria, sottoposto a obbligo di dimora. è stato poi revocato tre mesi dopo dalla Corte di Cassazione. Successivamente Oliverio ha deciso di non dimettersi dalla carica di presidente, ma non si è ricandidato alle elezioni regionali del 2020.

Sempre nel 2018, l’allora presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella è stato messo agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità, con l’accusa di falso e abuso d’ufficio. Pittella, che era un esponente del PD, è uscito dai domiciliari due mesi dopo, ricevendo però il divieto di dimora nella città capoluogo di Potenza. Pittella si è dimesso poi dalla carica di presidente di regione solo 6 mesi dopo l’accusa.

Un altro presidente di regione arrestato durante il suo mandato è stato Ottaviano Del Turco, in Abruzzo. Era il 2008, quando l’allora esponente del PD è stato portato in carcere con l’accusa di associazione a delinquere e corruzione, e si è dimesso tre giorni dopo. Dopo una lunga vicenda processuale, oltre dieci anni dopo l’arresto Del Turco è stato poi condannato definitivamente in Cassazione a tre anni e 11 mesi di reclusione.

Ma l’elenco continua: Salvatore Cuffaro, che ha governato la Regione Sicilia da luglio 2001 a gennaio 2008, condannato in primo grado per favoreggiamento e Roberto Formigoni, che ha guidato invece la Regione Lombardia dal 1995 al 2013, arrestato dopo la condanna in via definitiva dalla Cassazione a cinque anni e dieci mesi per corruzione. Anche il Veneto con l’ex presidente Giancarlo Galan, esponente di Forza Italia, accusato di aver ricevuto denaro per favorire in modo poco trasparente l’avanzamento dei lavori del Mose, il sistema di barriere che protegge Venezia dall’acqua alta.

Altro nome, altra regione: Giuseppe Scopelliti, ex presidente di centrodestra della Regione Calabria condannato dalla Cassazione per falso e abuso d’ufficio. All’epoca esponente di Alleanza Nazionale, era stato prima sindaco di Reggio Calabria (le accuse erano proprio per i fatti svolti durante questo ruolo) e successivamente per 4 anni presidente della Regione Calabria, da cui si è poi dimesso dopo essere stato condannato in primo grado.

Insomma, tante regioni diversi, tanti partiti e fazioni politiche, dinamiche simili e conclusioni diverse. Quale sarà la conclusione per Toti e la regione Liguria? Attendiamo i prossimi mesi per scoprirlo, e nel frattempo c’è chi inizia a fare previsioni e scommesse sul futuro sempre più incerto. C’è chi parla di prossime possibili elezioni in primavera prossima, chi di toto nomi possibili. Noi ci limitiamo a seguire la vicenda e a tenervi aggiornati, fiduciosi che la giustizia unita ad una buona dose di consapevolezza possano fare il loro decorso.

Domenica scorsa si è tenuta a Genova la manifestazione in ricordo dei fatti del 30 giugno 1960 organizzata da Genova antifascista. Oltre mille persone hanno partecipato al corteo, che a differenza di altre edizioni ha cercato di unire il passato con il presente. Sono due grandi striscioni nei luoghi simbolo dell’inchiesta che ha travolto la Liguria in questi ultimi mesi, e più in generale sui fatti di attualità politica.

Facciamo un passo indietro però, per capire meglio di cosa si tratta, e perché questa manifestazione ha fatto tanto parlare. Faccio un breve riassunto dell’origine del corteo, il quale nasce appunto per ricordare cosa avvenne il 30 giugno del ‘60: a capo del governo era all’epoca il democristiano Fernando Tambroni.

Le tensioni erano alte, vi erano state manifestazioni che accusavano la sinistra di aprire le porte del governo ai neofascisti. Questo clima di tensione già molto alto, il Movimento Sociale Italiano, che è stato un partito politico italiano d’ispirazione neofascista, considerato un po’ l’erede del Partito Fascista Repubblicano fondato da Benito Mussolini, decide di organizzare il suo sesto congresso per il 2 luglio a Genova.

All’annuncio di questo evento furono in molti a chiedere una reazione forte da parte dei cittadini genovesi e non solo: come il senatore comunista Umberto Terracini che durante un discorso pubblico invitò chiunque si riconoscesse nei valori della Resistenza a organizzare una riunione contro il congresso del MSI, in quanto ritenuto “una provocazione contro Genova”. Anche il quotidiano l’Unità, pubblicò una lettera scritta da un operaio, che invitava la città a prendere posizione contro tale congresso.

Il 28 giugno venne indetta una manifestazione di protesta, a cui parteciparono circa 30.000 persone. Il 29 giugno la Camera del Lavoro cittadina indisse poi uno sciopero generale per la giornata del 30, a cui si sarebbe aggiunto poi un lungo corteo per le strade della città, con invito anche del presidente dell’ANPI che invitò tutti gli iscritti a partecipare.A fare un appello anche alcune università. Il 30 giugno del ‘60 arrivò e la manifestazione inizialmente pacata, seppur tesa, si svolse senza troppi problemi.

Ai canti partigiani e slogan dei manifestanti contro le forze dell’ordine presenti, quest’ultime provarono a disperdere la folla con un idrante, per poi passare a cariche sui manifestanti. Gli scontri furoni violenti e senza precedenti. La paura che venisse ordinato alle forze dell’ordine di aprire il fuoco sulla folla era sempre più forte. Il presidente dell’ANPI, Giorgio Gimelli, si accordò per fermare gli scontri,con l’assicurazione in cambio che le forze dell’ordine si sarebbero ritirate senza effettuare nessun arresto.
Al termine degli scontri si registrarono 162 feriti tra gli agenti e circa 40 feriti tra i manifestanti. Ne seguì un processo che vide 41 condanne, ma che riguardò i soli manifestanti, nessun processo venne infatti mai fatto per valutare l’operato e le responsabilità degli appartenenti alle forze dell’ordine che parteciparono a quegli scontri.

Da allora ogni anno la manifestazione a Genova ricorda questi fatti per evitare che si ripetano. Ogni anno durante la manifestazione si ricordano i fatti del ‘60, ponendo l’attenzione sull’attualità. Quest’anno, come accennavo prima, la manifestazione ha visto protagonisti i fatti che hanno visto la regione Liguria sotto i riflettori, con due striscioni molto grandi. Uno con la scritta “Fascisti a Las Vegas” appeso sulla facciata del palazzo della Regione di piazza De Ferrari, l’altro invece su Palazzo San Giorgio, dedicato alle tangenti di cui è accusato l’ex presidente dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini.

Tra i promotori del corteo oltre al collettivo Genova Antifascista, anche i gruppi studenteschi Osa e Cambiare Rotta. In corteo anche Rifondazione Comunista Liguria che ha dichiarato in una nota pubblicata: “Partecipiamo tutte e tutti ad un corteo antifascista, anticapitalista, antirazzista, contro lo sfruttamento degli operai a salvaguardia delle vite umane, contro lo strapotere dei padroni che considerano i propri dipendenti merce di scambio, contro tutta la politica corrotta. Partecipiamo tutte e tutti, per dire no alla continua esportazione di armi verso territori in guerra, ed affermare la nostra vicinanza alla resistenza palestinese”.

A tal proposito ascoltiamo le parole di Mariano Passeri, antifascista e attivista a Genova da molti anni, che ci testimonia cosa è avvenuto quest’anno e perchè la manifestazione è stata vissuta in maniera differente.

Genova Today ha riportato qualche giorno fa un articolo di commento sui numeri pubblicati dalla Regione Liguria e approvati attraverso una delibera di giunta, in merito alla fotografia attuale della raccolta differenziata in Liguria, riferiti allo scorso anno. Ne emerge una situazione in miglioramento, ma ancora con fatica, con punte di successo per alcuni (pochi) comuni. In generale la differenziata è arrivata a sfiorare il 60% in Liguria, 59,35%, dato in aumento rispetto al 57,64% dell’anno precedente.

In tutto sono 139 i comuni con la raccolta differenziata pari o superiore al 65% che avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua, con un risparmio dal 30% al 70%.

Prima in classifica la Spezia, con una percentuale del 76,21%, seguita dal savonese, e in coda la provincia di Imperia e Genova. Inoltre salgono da 16 a 18 i comuni con una percentuale di raccolta differenziata superiore all’80%: di questi sul podio Riccò del Golfo (già leader per il 2023 che sfiora il 90%), Pieve Ligure (con 86%) e Vendone (84,58%).

Il presidente ad interim della Regione Liguria Alessandro Piana, ha dichiarato a tal proposito: “Il lavoro portato avanti da Regione è stato fondamentale, ma è altrettanto importante ovviamente quello realizzato dai Comuni e dai cittadini, grazie alla cui collaborazione stiamo proseguendo in questo percorso virtuoso.” e prosegue “Proseguiremo in questo percorso virtuoso convinti di poter migliorare ancora anche grazie alla realizzazione del Piano regionale che, per la prima volta nella storia della Liguria, traguarda la chiusura del ciclo per assicurare l’autosufficienza della nostra regione nella gestione dei rifiuti”.

È iniziata (forse) l’estate, e con essa il via e vai dalle belle spiagge liguri. Il clima però quest’anno per il nord Italia e nello specifico in questo caso in Liguria, sta però rallentando molto il turismo di mare. Gli scorsi anni infatti i numeri registrati di flussi e relative prenotazioni erano già molto alte in questo periodo. Il tempo spesso piovoso, le temperature ancora poco estive stanno mettendo in seria difficoltà gestori di strutture marittime e di accoglienza e ristorazione, che lavorano solo o soprattutto nei mesi estivi e che quest’anno stanno avendo diverse difficoltà ad avviare e mantenere attive le loro attività per mancanza di clienti.

Assistiamo in queste ultime settimane ad una vera spaccatura del clima: metà nazione con clima autunnale e precipitazioni sopra la media stagionale, e metà invece sotto l’emergenza di siccità con temperature al di sopra della media. Parliamo quindi di nuove forme di turismo, che in Liguria fanno fatica a consolidarsi, ma che sono sempre più presenti.
Parliamo infatti di tipologie di proposte turistiche che si possono affincare a quelle più marittime, che potrebbero permettere di offrire servizi e proposte anche in situazioni come quella attuale, in cui il clima non è ottimale: vi riporto un paio di esempi di cui abbiamo parlato in queste ultime settimane su Liguria che Cambia. La prima è l’apertura del Cammino dei Santuari del Mare, un nuovo itinerario lungo 126 chilometri che si snoda tra il mare e l’entroterra di Genova. A dar vita al nuovo itinerario sono stati i soci di Monte Gazzo Outdoor, un’associazione fondata 8 anni fa con l’intento di rimettere in sesto la rete sentieristica genovese. Altro esempio è il neonato sito di Val Pennavaire in rete, ovvero un sito web di promozione turistica della valle ai piedi di Albenga, che è stato progettato e realizzato dagli abitanti e commercianti del territorio di valle e non solo, che unisce informazioni pratiche di accoglienza, a quelle più sportive, per chi vuole visitare la valle arrampicando, in bici o tramite i sentieri. Da poco si è tenuta la conferenza stampa di presentazione e trovate entrambi i link agli articoli sotto fonti e articoli sulla pagina dedicata alla rassegna su liguria che cambia.org

E, sperando che il clima si assesti, se dopo aver fatto qualche camminata nell’entroterra, voleste fare un bagno nelle spiagge liguri, fate attenzione! Sì perché la situazione è sempre più, ogni anno, complessa. A mettere il focus sull’attuale situazione è stata infatti da poco Goletta Verde di Legambiente, che da molti anni tramite i suoi volontari scova e denuncia tutto ciò che danneggia la salute del mare e delle coste.

A parlarne è stata a Primo canale la portavoce di Legambiente Federica Barbera”Su 23 punti analizzati 11 hanno evidenziato criticità risultando inquinati o fortemente inquinati. La maggior parte di questi risulta trovarsi alla foce dei torrenti.”

E allora ecco che si manifesta il secondo problema, strettamente collegato, come rimarca Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria: “La Liguria è la peggiore (regione italiana ndr) per numero di spiagge libere in rapporto alle spiagge disponibili e il dato che è emerso con Goletta Verde è che quasi tutte le zone inquinate si trovano alla foce dei fiumi, e le foci dei fiumi sono tutte spiagge libere. Questo dimostra che la situazione è ancora peggiore”.

Continuo a leggere: Per quanto riguarda la qualità del mare in Liguria è emerso che le criticità maggiori sono state rilevate a Santo Stefano al Mare, Pietra Ligure, Santa Margherita Ligure e Monterosso al Mare dove il dato delle analisi effettuate da Legambiente è risultato “fortemente inquinato”. Di fatto quasi il 50% dei campioni raccolti lungo le coste della Liguria è risultato fuori dai limiti di legge.

L’articolo è molto lungo e vi invito a leggerlo tutto. La situazione è allarmante, soprattutto per una regione come la Liguria che ha investito molto sul turismo marittimo. Che sia giunto il momento di cambiare rotta e avere una visione più etica, ampia e attenta all’ambiente? Noi, i turisti, i cittadini e il mare pensiamo di sì!

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