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10:27 28 Aprile 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

A Catania il giornalismo costruttivo entra nel dibattito sul futuro dell’informazione

Il 5 maggio, all’interno del Festival dell’informazione mediterranea, si parlerà di giornalismo costruttivo. Tra gli ospiti anche Selena Meli, vicepresidente della cooperativa Italia che Cambia.

Autore: Redazione
giornalismo costruttivo Il giornalismo che verrà – Festival dell’informazione mediterranea
L'articolo si trova in:

Il giornalismo non può limitarsi a registrare crisi, conflitti e fratture sociali. Può anche indagare le risposte, verificare ciò che funziona, raccontare i punti di forze e i limiti delle soluzioni e offrire al pubblico strumenti per orientarsi. È da questa prospettiva che martedì 5 maggio, a Catania, si aprirà uno degli appuntamenti centrali de “Il giornalismo che verrà – Festival dell’informazione mediterranea”, dedicato al giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

Il panel è in programma alle 16 presso Villa San Saverio, sede della Scuola Superiore di Catania. Assieme a Sara Catania, presidente del Solutions Journalism Network, e Patrizia Caiffa, founder di B-Hop Magazine, parteciperà anche Selena Meli, vicepresidente della cooperativa Italia che Cambia (co-editrice di Italia che Cambia) e speaker, su questi stessi temi, in un recente TedX.

L’incontro illustrerà i paradigmi del giornalismo costruttivo e del solution journalism e come si possono applicare nel racconto del contesto siciliano: non una fuga dalle notizie difficili, né una versione edulcorata della realtà, piuttosto un mix di accuratezza e capacità critica, assieme a tanta attenzione posta sul come persone, comunità, istituzioni o altri soggetti provano ad affrontare i problemi, con quali risultati, quali ostacoli e quali condizioni di replicabilità.

La scelta di collocare questo confronto dentro un festival dedicato al futuro dell’informazione è significativa. Negli ultimi anni il rapporto tra media e cittadini si è fatto più fragile: la fiducia nelle testate e nei professionisti dell’informazione è messa alla prova dalla disintermediazione dei social, dalla circolazione di contenuti manipolati, dalla fatica di distinguere tra fonti affidabili e narrazioni interessate. In questo scenario, parlare di soluzioni non significa spostare lo sguardo dai conflitti, ma provare a ricostruire un patto con il pubblico: mostrare non solo ciò che non funziona, ma anche quali percorsi vengono tentati, chi li promuove e con quali esiti.

Nella giornata del 5 maggio si parlerà anche di altri approcci. Alle 15 è previsto un incontro sul giornalismo d’inchiesta con Gabriele Cruciata, reporter e Google News Teaching Fellow, e Simone Olivelli, reporter di Irpi Media. Alle 17 interverrà Marco Ferrando, vicedirettore di Avvenire, sul tema della fiducia e della credibilità dell’informazione, in particolare agli occhi delle generazioni più giovani.

La giornata, poi, si inserisce nel contesto più ampio dell’ottava edizione del Festival “Il giornalismo che verrà”, che si svolge a Catania dal 21 aprile al 24 maggio 2026 ed è promossa dalla Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS in collaborazione con la Scuola Superiore dell’Università di Catania. Il percorso tiene insieme formazione e dibattito pubblico: prevede infatti sia un laboratorio gratuito rivolto a studenti, neolaureati, aspiranti giornalisti e professionisti, che una serie di incontri aperti con ospiti nazionali e internazionali.

Il corso base si articola in quattro incontri, in programma il 21 aprile, 28 aprile, 5 maggio e 12 maggio, ed è pensato per offrire una prima esperienza concreta di lavoro giornalistico: scrittura, verifica delle fonti, costruzione della notizia, organizzazione delle informazioni. Può essere seguito in presenza a Catania o da remoto e prevede 30 posti disponibili. A questo si affianca un corso avanzato, dal 20 al 24 maggio, rivolto a chi lavora già nel settore o vuole approfondire strumenti e linguaggi contemporanei.

«La libertà dell’informazione deve essere accompagnata dalla formazione – ha affermato a presidente della Scuola Superiore di CataniaIda Nicotra, nell’aprire l’ottava edizione del festival -. Nell’era dei social, segnata da bolle informative e contenuti spesso distorti, diventa fondamentale il ruolo di giornalisti preparati, liberi e responsabili, capaci di contribuire a un’opinione pubblica consapevole».

Il programma attraversa molte delle trasformazioni che stanno ridefinendo il mestiere: intelligenza artificiale, fact checking, giornalismo locale, inchieste, migrazioni, modelli economici, storytelling digitale. L’apertura del 21 aprile ha visto la partecipazione di Cheryl Phillips, docente alla Stanford University e fondatrice di Big Local News, che ha raccontato il valore dell’integrazione tra dati e reportage. Nelle settimane successive sono previsti interventi, tra gli altri, di Madhav Chinnappa, Giovanni Zagni, Domenico Quirico, Luciano Fontana, Ezio Mauro e Martin Baron.

Sul rapporto tra giornalismo e pubblico è intervenuto Giorgio Romeo, presidente della Fondazione e direttore del Sicilian Post: «Quando si muovono i primi passi in questo settore, la prima cosa che viene insegnata è trovare una storia. E questo funziona. Ma oggi non è più sufficiente: il contesto è radicalmente cambiato». Secondo il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism, cresce il numero di persone che evita le notizie o fatica a distinguere tra vero e falso: «I giornalisti sono tra le categorie in cui è riposta minor fiducia, ma questa fiducia non è scomparsa. I più giovani si informano, ma in modo diverso, con formati più fluidi e frammentati».

In questo senso, l’appuntamento del 5 maggio sul giornalismo costruttivo si inserisce in una riflessione più ampia. Raccontare le soluzioni non significa indicare scorciatoie o distribuire ottimismo, ma restituire capacità di riflessione e azione ai cittadini: far vedere che i problemi hanno cause, responsabilità, tentativi di risposta, effetti misurabili e margini di miglioramento. È una forma di giornalismo che non rinuncia alla critica, ma prova a renderla generativa. E che, proprio per questo, può contribuire a un’informazione meno paralizzante e più utile alla vita democratica.

Vuoi approfondire?

Per informazioni e iscrizioni visitare il sito del Festival.

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