Quasi 60 Paesi preparano roadmap nazionali per uscire da carbone, petrolio e gas
Il summit dei volenterosi per il clima di Santa Marta, in Colombia, si è concluso con una coalizione di Paesi che ha avviato un percorso volontario per pianificare l’uscita dai combustibili fossili. Restano però nodi irrisolti.
Quasi 60 Paesi hanno partecipato a Santa Marta, in Colombia, alla prima conferenza internazionale dedicata in modo esplicito alla transizione fuori dai combustibili fossili. Secondo l’articolo originale del Guardian, i governi presenti sono stati invitati a elaborare “roadmap” nazionali per indicare come intendono ridurre e poi interrompere produzione e uso di carbone, petrolio e gas. L’iniziativa, co-organizzata da Colombia e Paesi Bassi, è nata anche dalla frustrazione verso i negoziati climatici Onu, dove le regole del consenso hanno spesso reso difficile affrontare direttamente il tema del phase-out fossile.
Nessun accordo vincolante al momento: le roadmap saranno volontarie e non avranno, almeno per ora, una struttura obbligatoria né scadenze comuni. È un limite evidente, ma anche una scelta pragmatica: i Paesi partono da condizioni molto diverse, soprattutto quelli produttori o fortemente dipendenti dalle entrate di petrolio, gas e carbone. Quasi metà dei partecipanti, sottolinea il Guardian, produce combustibili fossili e dovrebbe quindi indicare anche come ridurre l’estrazione, non solo i consumi interni.
L’assenza di Stati Uniti, Cina, India, Russia e di diversi petrostati – fra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – ridimensiona il peso politico dell’incontro. Allo stesso tempo, la “coalizione dei volenterosi” rappresenterebbe più della metà del Pil globale, quasi un terzo della domanda energetica e un quinto dell’offerta di combustibili fossili. In questo senso Santa Marta non sostituisce i negoziati Onu, ma prova ad aggirarne lo stallo creando uno spazio fra Paesi già disponibili a discutere il come, non solo il se, dell’uscita dalle fonti fossili.
Il nodo della finanza appare decisivo: molti Paesi del Sud globale hanno costi del capitale elevati, debiti pesanti e poche alternative economiche immediate, mentre alcune economie dipendono ancora dalle esportazioni fossili per entrate fiscali e bilancia dei pagamenti.
Colombia e Francia hanno provato a dare concretezza al percorso: la Colombia ha presentato una bozza di roadmap e ha annunciato un panel scientifico di supporto, mentre la Francia è indicata dal Guardian come il primo Paese sviluppato ad aver pubblicato una roadmap nazionale per il phase-out fossile. La Francia ha infatti pubblicato una “roadmap” che punta esplicitamente a eliminare gradualmente il carbone entro il 2030, il petrolio entro il 2045 e il gas per usi energetici entro il 2050.
Il prossimo appuntamento sarà a Tuvalu, nel 2027, con l’Irlanda come co-organizzatrice: una scelta simbolica, perché porta al centro uno Stato insulare fra i più esposti alla crisi climatica.







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