Israele ha bloccato la Global Sumud Flotilla vicino alla Grecia: “Violato diritto internazionale”
La Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza con aiuti umanitari, è stata intercettata da forze israeliane in acque internazionali. Fermati gli attivisti, bloccate 50 imbarcazioni.
La Global Sumud Flotilla, la grande missione civile diretta verso Gaza, è stata intercettata nella notte tra il 29 e il 30 aprile da unità militari israeliane in acque internazionali, vicino alla Grecia. Secondo gli organizzatori, alcune imbarcazioni sono state circondate, abbordate e isolate nelle comunicazioni mentre si trovavano ancora molto lontano dalla Striscia.
Le navi erano partite da Barcellona il 12 aprile con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari a Gaza e contestare il blocco navale imposto da Israele. Molte imbarcazioni si erano aggiunte anche dall’Italia, salpate da augusta il 26 aprile.
Secondo Al Jazeera, la Marina israeliana avrebbe sequestrato circa 50 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, con a bordo circa 400 attivisti, mentre si trovavano «a centinaia di chilometri dalle coste israeliane». Le autorità israeliane avrebbero comunicato alle persone presenti sulle barche di essere «in arresto».
Secondo Greenpeace International, che seguiva la missione con la nave Arctic Sunrise in funzione di supporto logistico, l’intercettazione sarebbe avvenuta 45 miglia nautiche a ovest dell’isola greca di Citera e circa 600 miglia nautiche da Gaza. L’organizzazione riferisce che alle 18:43 UTC del 29 aprile alcune imbarcazioni avrebbero ricevuto un messaggio radio sul canale internazionale 16 da un mittente identificatosi come marina israeliana, con l’ordine di cambiare rotta. Greenpeace sostiene inoltre che siano stati disturbati il canale di emergenza VHF, le comunicazioni di coordinamento della flotta, il sistema di navigazione satellitare GNSS e le bande Iridium, con la perdita dei contatti con diverse barche.
Sul manifesto viene riportata la testimonianza di Andrea Sceresini, giornalista del manifesto. «Ieri sera, poco prima delle 22, al largo della Grecia, le radio di bordo hanno smesso di funzionare e abbiamo visto avvicinarsi una nave militare con i fari puntati». Nella notte è arrivato un ultimo video, girato prima di gettare in mare lo smartphone: «Ci stanno intercettando. Ce li abbiamo addosso. Si stanno avvicinando con un gommone. Ci stanno per prendere».
Gur Tsabar, addetto stampa della Global Sumud Flotilla, ha parlato ad Al Jazeera di «un vero e proprio attacco contro civili in acque internazionali», sostenendo che imbarcazioni civili e disarmate sarebbero state circondate e minacciate con le armi lontano da Israele. Secondo Tsabar, Israele «non ha giurisdizione in quelle acque» e l’intercettazione o l’abbordaggio delle barche potrebbe configurare una detenzione illegale, fino a essere interpretata come un rapimento in alto mare.
Il disturbo del canale VHF di emergenza e dei sistemi satellitari, se confermato, sarebbe un elemento ulteriormente problematico. In alto mare, l’interruzione delle comunicazioni può aumentare i rischi per equipaggi civili, giornalisti, personale sanitario e attivisti, soprattutto in una flotta composta da molte imbarcazioni e con condizioni operative non militari. Greenpeace ha chiesto ai governi di intervenire con misure concrete per garantire protezione e passaggio sicuro, sostenendo che bloccare aiuti e colpire chi prova a consegnarli viola il diritto umanitario internazionale.
L’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha sostenuto che la flotilla sia stata fermata prima di raggiungere aree sotto controllo israeliano e ha definito i partecipanti «agitatori» in cerca di attenzione.
Gli organizzatori della missione umanitaria parlano invece di “pirateria” e di sequestro illegale in acque internazionali. L’intervento si sarebbe infatti svolto a oltre mille chilometri da Israele e molto più a ovest rispetto ad altre operazioni simili.
La Global Sumud Flotilla è al suo secondo tentativo nell’arco di meno di un anno. Nell’ottobre 2025 Israele aveva già fermato una missione simile, arrestando circa 450 persone, tra cui Greta Thunberg.
Sul piano umanitario, la vicenda si inserisce in una crisi ancora gravissima. Le agenzie delle Nazioni Unite continuano a segnalare forti difficoltà di accesso agli aiuti nella Striscia: OCHA ha documentato ad aprile l’uccisione di due contractor UNICEF mentre consegnavano acqua potabile nel nord di Gaza e la sospensione di un punto chiave di distribuzione idrica; UNRWA ha denunciato che dal marzo 2025 le autorità israeliane impediscono all’agenzia di portare direttamente personale e aiuti nella Striscia.







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