24 Aprile 2026 | Tempo lettura: 8 minuti

Global Sumud Flotilla, la nuova missione verso Gaza in partenza da Augusta

Parte da Augusta una nuova missione della Global Sumud Flotilla. Una rete internazionale di attivisti, associazioni e realtà sociali attraversa un Mediterraneo sempre più militarizzato.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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La nuova missione della Global Sumud Flotilla è pronta a salpare. Ancora una volta la Sicilia si conferma crocevia di imbarcazioni e attivisti, terra di accoglienza e solidarietà. Ad Augusta, grazie anche, e non solo, al supporto costante di Piano Terra, si sono radunate le barche provenienti da Spagna – che durante la traversata verso l’isola hanno cercato di impedire il passaggio di una nave cargo, accusata di trasportare materiali destinati all’industria militare israeliana, riuscendo a rallentare la rotta senza bloccarla – e da Marsiglia, a cui si uniranno lungo il tragitto altri equipaggi provenienti da Grecia e in Turchia. 

A sostenere la spedizione sono decine di associazioni, collettivi e organizzazioni che nelle prossime settimane seguiranno, da terra e da mare, un viaggio destinato ad attraversare un Mediterraneo sempre più segnato dalla presenza militare. Un contesto che riguarda da vicino anche la Sicilia, dove coesistono infrastrutture strategiche come il MUOS e la base di Sigonella e allo stesso tempo movimenti civili che si oppongono alla militarizzazione dell’isola.

Abbiamo incontrato alcuni attivisti sabato 18 aprile al porto di Catania – mentre arrivavano alcune delle barche che parteciperanno alla missione –, uno dei luoghi simbolo di queste mobilitazioni in una data altrettanto significativa: undici anni fa qui furono accolti 24 superstiti di un naufragio in cui morirono oltre mille persone. Fu uno degli episodi più gravi nel Mediterraneo recente. 

La tappa siciliana si inserisce anche all’interno di un’iniziativa più ampia: si tratta di “100 porti, 100 città”, promossa da Freedom Flotilla Italia, che in questi mesi ha attraversato la penisola per portare Gaza e la Cisgiordania nelle città, nelle piazze, nei porti, nelle università e nelle scuole. L’obiettivo è costruire reti territoriali solidali e capaci di durare oltre l’emergenza, contribuendo a immaginare un Mediterraneo che torni a essere ponte tra culture e contrastando la normalizzazione di processi di disumanizzazione troppo spesso giustificati o non apertamente condannati. 

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Manifestazione al porto di Catania

Le voci degli attivisti e delle attiviste della Global Sumud Flotilla, una rete che unisce mare e terra

Tra gli attivisti presenti a Catania c’è anche Tony La Piccirella, che ha già partecipato a una precedente missione. Cuffie rosse alle orecchie, occhi espressivi, accento pugliese. Un saluto veloce, poi si entra nel vivo della conversazione. Gli chiedo cosa lo spinga a imbarcarsi nuovamente e se non abbia paura. La sua risposta è netta: «Non ho paura per me, ma per quello che sta succedendo nel mondo».

E spiega pure come siano aumentate nel corso degli ultimi mesi le ragioni per partire: un genocidio che non si è mai fermato, i valichi ancora chiusi, un blocco navale continuo e un’occupazione che si espande. Più della metà della Striscia è ormai sotto controllo, mentre l’altra metà è affidata al Board of Peace, che sembrerebbe perlopiù un progetto di speculazione. Nessuna tregua, nessuna pace, solo una violazione che si sta normalizzando ovunque.

Si stanno normalizzando operazioni militari contro i civili e non solo in Palestina. Si sta normalizzando la negazione dei diritti fondamentali, l’accesso all’acqua, al cibo, alle risorse, alle medicine. È successo in Venezuela, sta accadendo a Cuba. E i protagonisti sono sempre gli stessi, gli Stati Uniti da un lato e Israele all’altro. Ciò che accade in Palestina non è un caso isolato, si inserisce in un quadro più ampio di tensioni globali che si riflettono anche nelle condizioni economiche e sociali di altri Paesi.  

«Quello che prima sembrava lontano oggi ci riguarda direttamente. Per ora si traduce in crisi economiche e aumento dei costi, ma è solo l’inizio. Pensiamo di essere più vicini alle élite, ma non è così. Siamo molto più vicini alla popolazione palestinese, anche se non è minimamente paragonabile alla loro condizione sotto le bombe e sotto un continuo assedio. Partiamo per dare voce a quella parte di mondo che non è disposta a negoziare i diritti fondamentali. Se cediamo, siamo tutti a rischio». 

Global Sumud Flotilla
Alcune della barche della Global Sumud Flotilla nel porto di Augusta

L’attivista, nel sottolineare l’importanza e l’urgenza della nuova missione, ricorda che mentre veniva approvata dal parlamento israeliano la legge che introduce la pena di morte per i palestinesi condannati per atti di terrorismo, si è tentato di far passare una norma provvisoria, della durata di un anno, per la deportazione automatica e senza alcun processo per chiunque cerchi di rompere il blocco a bordo di imbarcazioni civili. L’obiettivo è anche quello di ridurre l’attenzione internazionale sulla questione. «Un trattamento differenziato proprio perché siamo parte di un sistema che fornisce la base logistica ed economica su cui si regge l’intera struttura. Un elemento che, oggi, assume un peso ancora maggiore».

Alla missione partecipa, con un equipaggio di mare e di terra, anche il Collettivo di Fabbrica GKN di Firenze insieme alla Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo. Anche loro sono a Catania. «La Palestina rappresenta l’apice di un sistema globale di ingiustizia», commenta un attivista del Collettivo di Fabbrica GNK di Firenze. «Partiamo per tendere una mano alla resistenza ma, a ben vedere, siamo anche noi ad avere bisogno di aiuto, noi che pensiamo di essere lontani da questi processi. Il nostro è un atto pacifico, viaggiamo con medici, aiuti e competenze. Eppure, in un mondo in guerra, anche questo viene percepito come ostile».

«Ci invitano a occuparci dei “problemi di casa nostra” invece che della Palestina. Le nostre lotte sono intrecciate. Questo internazionalismo serve a ricordare che sono i popoli a sostenere i popoli, non gli Stati. Ci è stata raccontata una pace che è, in realtà, la normalizzazione di un’occupazione. Oggi emergono segnali di debolezza. Israele ha bisogno di un’escalation per dimostrare la propria forza, mentre in Italia il dissenso viene represso per mantenere il consenso. Noi continueremo a esserci, nelle piazze e nelle mobilitazioni. Sappiamo da che parte stare».

Si stanno normalizzando operazioni militari contro i civili, e non solo in Palestina. Si sta normalizzando la negazione dei diritti fondamentali

Tra le bandiere che sventolano a Catania c’è anche quella della Rete Sanitari per Gaza, che riunisce operatori sanitari e sanitarie su più livelli. Ilaria racconta l’importanza di costruire una connessione a livello globale attraverso un messaggio politico di sostegno ai colleghi. «Sappiamo che siamo di fronte a una violazione del diritto internazionale e che i civili e le strutture sanitarie dovrebbero essere tutelati anche in tempo di guerra. La nostra presenza, in Sicilia, a Roma e in tutte le altre città, è costante e vuole trasmettere un messaggio di pace e solidarietà. Le nostre iniziative includono momenti di sensibilizzazione e azioni di pressione istituzionale, ma anche raccolte fondi destinate alla Palestina, per sostenere economicamente chi lavora sul campo».

Le differenze con la missione di settembre della Global Sumud Flotilla

Rispetto alla missione di settembre 2025 emergono differenze sostanziali. Pur in assenza del clamore mediatico e del sostegno di volti noti che avevano accompagnato il viaggio precedente, la partecipazione è raddoppiata, con circa mille attivisti coinvolti. Al momento non sono previste delegazioni di parlamentari a bordo anche se, alla conferenza stampa che si è svolta ieri alla Camera dei Deputati Pd, M5S e Avs hanno promesso sostegno completo alla Flotilla.

L’organizzazione si è strutturata in modo più decentralizzato mentre lo scenario geopolitico appare sempre più frammentato e instabile. Il Governo italiano continua a non prendere posizione. Se da un lato sospende il rinnovo automatico del memorandum militare Italia-Israele, dall’altro compie scelte concrete al fianco di Israele. Il Governo Meloni infatti ha deciso di non sostenere la proposta di sospendere l’accordo di associazione UE-Israele.  

global sumud catania
Al porto di Catania

Negli Stati Uniti le due risoluzioni volte a bloccare la vendita di equipaggiamenti militari a Israele, proposte dal senatore socialista indipendente Bernie Sanders, hanno raccolto in totale il voto favorevole di ben 40 senatori democratici su 47. Con un Senato a maggioranza repubblicana l’esito era scontato, ma non il numero di democratici favorevoli che cresce rapidamente, da 17 nel 2024 a 40 oggi. Un cambiamento significativo nel rapporto del partito con Israele e il governo Netanyahu. Per decenni il sostegno a Israele è stato bipartisan e quasi indiscusso, ora emergono crepe dovute anche alla pressione dell’elettorato. Proteste, sondaggi negativi e una base democratica sempre più critica sulla guerra a Gaza. 

In un’epoca che tende spesso a semplificare questioni complesse in rigide contrapposizioni, finanziare la guerra a Gaza sembra invece imporre una scelta netta, una presa di posizione, a favore o contro. Finanziare significa essere parte e la responsabilità non riguarda più solo chi bombarda, ma anche chi sostiene, chi copre e chi continua a inviare risorse mentre sul terreno si accumulano macerie. 

La nuova missione della Global Sumud Flotilla ha un significato simbolico, ma ha anche un valore fortemente evocativo e concreto, quello di unire le persone a terra. Come è accaduto in tutto il mondo a settembre. Anche in Italia. E se il vento cambia non si può più fermare, almeno per un po’…

La missione della Global Sumud Flotilla sarà raccontata quotidianamente attraverso i canali di Gaza Freestyle che daranno spazio anche alle voci dei palestinesi. Banca Etica ha promosso un crowdfunding per permettere ai volontari e agli attivisti di navigare fino a Gaza per rompere l’assedio, portare aiuti e puntare i fari sulla crisi umanitaria in atto.