Il governo ha sospeso il rinnovo di un accordo di difesa con Israele
O perlomeno questo ha detto la premier Giorgia Meloni. Ma non si capisce se questo comporti anche la sospensione immediata dell’accordo oppure no.
Con poche parole pronunciate durante una conferenza stampa all’evento Vinitaly di Verona, Giorgia Meloni ha annunciato che il governo italiano ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. La premier ha motivato la scelta con la “situazione attuale”, in un contesto segnato dal deterioramento dei rapporti fra Roma e Tel Aviv.
Secondo quanto riportato da AdnKronos il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto avrebbe scritto al suo omologo israeliano Israel Katz per comunicare la decisione di non rinnovare l’accordo, dopo essersi consultato con Meloni e i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Il memorandum era stato firmato nel 2003 a Parigi e ratificato nel 2005 con la legge n. 94. Definisce – o forse definiva – una cornice di cooperazione nel settore militare e della difesa che comprende scambi di materiali, ricerca tecnologica, addestramento e rapporti fra apparati militari. La sua durata è quinquennale, con rinnovo tacito salvo disdetta. Proprio questo automatismo, negli anni, è diventato uno dei punti più contestati: secondo i critici, trasforma l’inerzia istituzionale in una scelta politica.
Non si capisce però se la decisione del governo comporti anche la sospensione immediata dell’accordo oppure no. Il fatto che la dichiarazione di Meloni sia arrivata in concomitanza con la data del rinnovo automatico, il 13 aprile, apre il campo a un’ambiguità di fondo. Il governo potrebbe infatti sospendere il rinnovo automatico dopo lo scadere del termine, dunque dopo che il rinnovo è già avvenuto per i prossimi cinque anni. In quest’ultimo caso la presa di posizione del governo apparirebbe più di facciata che reale.
Secondo quanto ricostruito dal Post, la decisione non comporta la revoca dell’accordo, come chiesto da tempo dall’opposizione e da parte dell’opinione pubblica, ma lo ha solo temporaneamente sospeso: la revoca necessiterebbe di un voto del parlamento.
La decisione arriva comunque dopo le tensioni delle ultime settimane. L’8 aprile il governo italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo che colpi di avvertimento israeliani hanno colpito e danneggiato un convoglio italiano di Unifil in Libano; pochi giorni dopo, il 13 aprile, è stato invece l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, a essere convocato da Israele dopo le parole di Antonio Tajani contro i raid sui civili libanesi, che secondo l’ANSA dal 2 marzo hanno causato oltre 2.000 morti e 6.700 feriti. In questo quadro, la sospensione del rinnovo appare anche come il segnale di una distanza diplomatica ormai difficile da mascherare.
Inoltre, da anni la società civile fa pressioni su questo tema. Associazioni come PeaceLink chiedono la revoca del memorandum da anni, denunciando la cooperazione militare con Israele come incompatibile con la tutela del popolo palestinese. Nel 2025 la mobilitazione si è intensificata: PeaceLink ha lanciato appelli pubblici, promosso iniziative di pressione sui parlamentari e rilanciato una diffida firmata da dieci giuristi italiani contro il rinnovo automatico. Negli ultimi giorni aveva anche diffuso l’invito a cittadini, attivisti e realtà della società civile a scrivere alla Presidente del Consiglio, al Ministro della Difesa e al Ministro degli Affari Esteri chiedendo di bloccare il rinnovo dell’accordo.
Restano da capire molti aspetti della vicenda: se alle parole della premier seguiranno e saranno divulgati anche atti formali che mostrino il mancato rinnovo dell’accordo e soprattutto se l’annullamento del tacito rinnovo riguarda già i prossimi cinque anni oppure no.
Articolo aggiornato alle 16:02 del 14 aprile 2026.





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