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9:43 27 Maggio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Odio online contro i ciclisti: gli haters finiscono in tribunale

Nell’ambito del progetto “Difendiamo la strada di tutti”, la Fondazione Michele Scarponi sta presentando esposti-denuncia contro gli haters che attaccano i ciclisti sul web e sui social.

Autore: Redazione
haters ciclisti ant

“Un ciclista in meno, uno scemo che non intralcia più il traffico”, “andrebbero presi a sportellate, tutti. Sempre in mezzo alle palle!”, “io li sfioro apposta, così capiscono che la strada è nostra”, “quando vedo un gruppo di ciclisti mi viene voglia di investirli, “chi va in bici dovrebbe pagare per stare in strada… o sparire”. Questi non sono esempi di fantasia, ma frasi reali pubblicate da haters e raccolti in rete dalla Fondazione Michele Scarponi.

La Fondazione è intitolata al campione di ciclismo ucciso nove anni fa durante un allenamento, travolto un furgone che non aveva rispettato la precedenza. Dal 2017, questa realtà si batte per la sicurezza stradale e i diritti dell’utenza debole, come pedoni e ciclisti. La campagna per contrastare l’odio online degli haters è l’ultima di una serie di iniziative finalizzate proprio a questo.

“L’odio è diventato virale – scrive l’avvocato Tommaso Rossi, membro del Comitato Scientifico Fondazione Scarponi – ed è giunto il momento di dire basta. Sui social media è sempre più diffuso un fenomeno che ci preoccupa profondamente: la sistematica e reiterata diffusione di contenuti d’odio contro i ciclisti. Non si tratta più di qualche commento isolato. Parliamo di pagine, profili, gruppi che quotidianamente insultano, deridono, augurano la morte a chi sceglie la bicicletta per spostarsi”.

La Fondazione ha dunque deciso di iniziare a perseguire penalmente tutti gli haters che, attraverso i social network, pubblicano contenuti che costituiscono i reati di diffamazione, ingiuria, istigazione a delinquere, apologia di reato e incitamento all’odio verso una categoria di cittadini. I riferimenti normativi sono gli articoli 595 e 414 del codice penale, che puniscono rispettivamente la diffamazione aggravata quando avviene online e l’istigazione a delinquere, anche quando avviene sui social. Inoltre la giurisprudenza più recente considera i social network mezzi di pubblicità, con effetti potenzialmente devastanti sulla collettività.

Sinora l’iniziativa, che si inserisce nel contesto della campagna “Difendiamo la strada di tutti”, ha portato a 16 denunce. La Fondazione Michele Scarponi ha deciso di costituirsi parte civile nei casi più gravi e di segnalare sistematicamente gli episodi rilevanti, non per punire qualcuno, ma per difendere tutti: “Difendere i ciclisti non significa solo promuovere educazione e sicurezza: significa anche tutelare la loro dignità, la loro presenza nello spazio pubblico, il loro diritto di esistere. E questo passa anche dalla rete, dove si forma l’opinione e si orientano i comportamenti”, prosegue l’avvocato Rossi.

La Fondazione precisa che per garantire serietà ed equilibrio, ha adottato un multicriterio di selezione, basato su tre elementi: il primo è il numero delle segnalazioni ricevute per lo stesso autore o contenuto. Il secondo la gravità del linguaggio, soprattutto quando sfocia in incitazione all’odio, istigazione a delinquere, minacce o diffamazione aggravata. Infine viene valutata la diffusione del contenuto, ovvero l’impatto potenziale del post o del canale in base a criteri come il numero di follower, le condivisioni, la visibilità. Solo i casi che soddisfano questi criteri vengono trasformati in esposti-denuncia da presentare alle autorità competenti.

L’appello è rivolto a tutte le persone che usano i social. Ecco le indicazioni per partecipare alla campagna contro gli haters: “Se ti imbatti in commenti, post, video o contenuti social che incitano all’odio contro i ciclisti, non voltarti dall’altra parte. Segnalalo. Invia uno screenshot – con link al post, se possibile – all’indirizzo e-mail legale@fondazionemichelescarponi.com. Tutte le segnalazioni verranno valutate da un gruppo di legali e consulenti, nel pieno rispetto della privacy e con l’obiettivo di tutelare la sicurezza stradale e sociale. Nei casi ritenuti gravi o penalmente rilevanti, la Fondazione provvederà a sporgere querela o costituirsi parte civile nei procedimenti penali”.

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