Cala Finanza, in un nuovo esposto il GrIG denuncia opere e tagli di vegetazione. Oggi l’udienza al TAR
Il Gruppo d’Intervento Giuridico ha depositato una nuova segnalazione alla Procura di Tempio Pausania su opere edilizie e tagli di vegetazione a Cala Finanza, alla vigilia dell’udienza TAR sul progetto Tavolara Bay.
Prosegue la vicenda di Cala Finanza. Dopo che il governo ha revocato l’autorizzazione al resort nell’area protetta, arriva una nuova segnalazione di una possibile violazione ambientale. Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), l’associazione di tutela ambientale che ha sollevato l’intera vicenda, ha depositato il 7 luglio una nuova segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania, coinvolgendo anche il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
Oggetto della segnalazione sono le opere edilizie realizzate e i tagli della vegetazione mediterranea effettuati sul litorale gallurese fra Cala Finanza e Punta La Greca, nel comune di Loiri Porto San Paolo, davanti all’Isola di Tavolara. Si tratta del secondo esposto di questo tipo, dopo quello presentato dall’associazione il 6 aprile scorso.
La vicenda riguarda l’area interessata dal progetto Tavolara Bay, promosso dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay Srl, riconducibile al gruppo immobiliare Jhsf attraverso la catena alberghiera di lusso Fasano. Il piano complessivo prevede un hotel a cinque stelle, ville, un porto turistico e un campo da golf su un’area di circa cinquanta ettari, in un tratto di costa sottoposto a tutela paesaggistica e collocato nei pressi dell’Area marina protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo.
Nella nota diffusa, il GrIG precisa che, accanto ai contenziosi amministrativi in corso davanti al TAR Sardegna – dove l’associazione è parte attiva – restano da accertare gli eventuali profili di rilevanza penale delle opere già realizzate sul terreno.
La segnalazione arriva in un passaggio delicato del caso. Il Comune di Loiri Porto San Paolo aveva già accertato, nei mesi scorsi, la realizzazione di interventi ritenuti abusivi, disponendo un’ordinanza di demolizione poi impugnata dalla società; il TAR aveva nel frattempo sospeso in via cautelare quel provvedimento, fissando l’udienza di merito per l’11 novembre.
Sul piano istituzionale, il quadro si è intanto mosso: il Consiglio comunale ha revocato, il 30 giugno, la delibera del 2025 che aveva riclassificato l’area rendendo possibile il progetto, e il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio ha a sua volta revocato l’autorizzazione unica ZES concessa a febbraio per la parte di progetto relativa al glamping di lusso. Resta invece aperta la questione del resort più ampio, per il quale non risulta depositata alcuna istanza formale.
A pesare sull’evoluzione della vicenda è stata anche una mobilitazione popolare di dimensioni significative. Una petizione promossa dal GrIG ha superato le centomila firme in pochi giorni, mentre il 1° luglio centinaia di persone, arrivate da diverse zone della Sardegna e anche da altre regioni italiane, hanno preso parte a un presidio organizzato a Cala Finanza da comitati locali, associazioni ambientaliste – tra cui Wwf, Legambiente e Italia Nostra – e movimenti politici sardi.
Il fronte, composito ma compatto, ha contribuito a portare la vicenda all’attenzione di stampa e istituzioni nazionali, in un contesto in cui quasi tutte le amministrazioni regionali e gli enti tecnici coinvolti – Regione, Provincia, Soprintendenza, Corpo Forestale – si erano già espressi in senso contrario al progetto, con la sola eccezione del Comune di Loiri Porto San Paolo. Il Dipartimento per il Sud, nel motivare la revoca dell’autorizzazione unica ZES, ha collegato esplicitamente la propria decisione al venir meno della delibera comunale che aveva riclassificato l’area: secondo la ricostruzione di Palazzo Chigi, l’autorizzazione statale si fondava su quell’atto locale, la cui revoca ne avrebbe fatto cadere automaticamente i presupposti.
Proprio oggi, 8 luglio, è fissata l’udienza davanti al TAR Sardegna sul ricorso presentato dalla Regione contro l’autorizzazione ZES numero 74 del 9 febbraio, ricorso a cui il GrIG si è affiancato tramite l’avvocato Carlo Augusto Melis Costa. La nuova segnalazione alla Procura si inserisce dunque in un doppio binario, amministrativo e penale, che l’associazione persegue da mesi: dopo le prime istanze di accesso civico del 25 febbraio e del 6 aprile, che avevano portato alla luce pareri negativi pressoché unanimi da parte degli enti regionali e della Soprintendenza, il GrIG conferma ora la propria fiducia nell’operato della magistratura e della polizia giudiziaria, chiedendo verifiche puntuali sugli interventi effettuati.
Italia che Cambia ha seguito le tappe precedenti della vicenda, dalla mobilitazione popolare che ha raccolto oltre centomila firme fino alla revoca dell’autorizzazione governativa dello scorso 2 luglio.








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