Il Rialto Sant’Ambrogio diventerà una scuola privata israeliana finanziata dal magnate del gioco d’azzardo
Ha suscitato un polverone la decisione dell’amministrazione di assegnare lo storico spazio sociale del Rialto Sant’Ambrogio a una scuola privata ebraica. I dubbi sono di natura politica e morale, oltre che sulla legittimità normativa dell’assegnazione.
Fino a una quindicina di anni fa il Rialto Sant’Ambrogio era un centro nevralgico della socialità e del fermento culturale e civico di Roma. Nei suoi ambienti trovavano ospitalità rassegne teatrali indipendenti e iniziative culturali di varia estrazione. Era anche la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che nel giugno del 2011 scrissero una pagina fondamentale della democrazia diretta nel nostro Paese con il referendum abrogativo sull’acqua.
Il Rialto Sant’Ambrogio nasce nel 1999: “Un collettivo di artisti, operatori della cultura e musicisti che dà vita a un centro di produzione unico nella sua composizione, animando gli ambienti del Sant’Ambrogio, reso bene comune della cittadinanza”. Così si autodescriveva lo spazio, che per quasi dieci anni è rimasto inutilizzato, dopo che, nel 2017, l’amministrazione lo sgomberò per «per riacquisire al patrimonio comunale un bene necessario allo svolgimento delle attività istituzionali del Municipio e ridurre quindi i fitti passivi a carico di quest’ultimo», dichiarò l’assessore al bilancio dell’epoca.
Oggi questa storia sta per essere cancellata da una procedura che ha sollevato una selva di proteste da parte della società civile oltre a consistenti dubbi sulla sua legittimità. Roma Capitale infatti ha deciso di assegnare tramite una concessione gratuita diretta della durata di trent’anni il Rialto Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica capitolina, che ospiterà la nuova sede del liceo Primo Levi, una scuola privata ebraica.
I dubbi di legittimità sono legati proprio alla procedura di assegnazione diretta, autorizzata da una delibera presentata del novembre del 2024 e in contrasto con la delibera 104 del 2022, che prevede invece l’assegnazione degli spazi comunali tramite bandi pubblici nonché il pagamento di un canone, mentre il Rialto Sant’Ambrogio è stato concesso a titolo gratuito. Queste incompatibilità hanno spinto diverse sigle – fra esse troviamo Arci, Attac, Asia USB e altre sigle della società civile – a presentare un ricorso al TAR, accompagnato dall’accusa di aver imbastito “un percorso non inclusivo e non aperto”.
Alle incompatibilità normative si sommano dubbi politici, etici e morali. Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, a cui è stato assegnato l’immobile, ha espressamente negato il genocidio dichiarando che: «dopo il 7 ottobre c’è stata una forte recrudescenza di antisemitismo e purtroppo oggi si parla addirittura in termini di genocidio ipotetico in Israele, ma sono termini che respingiamo e sono fuori luogo». L’amministrazione capitolina dunque ignora ancora una volta gli appelli delle associazioni che si occupano di diritti umani a interrompere formalmente i rapporti con lo Stato d’Israele.
Ma non è tutto: la fattibilità economica dell’operazione sarebbe garantita dai fondi – circa 8,5 milioni di euro, necessari per ristrutturare e allestire gli spazi del Rialto Sant’Ambrogio – stanziati da Uri Poliavich attraverso la Fondazione Yael. Poliavich è un magnate nato in Ucraina ma residente in Israele dai tempi dell’adolescenza fra i principali imprenditori del settore del gioco d’azzardo, fondatore della piattaforma Soft2Bet. I dubbi su questa figura sono legati sia alla sua dichiarata vicinanza con le politiche dello Stato ebraico sia al settore di cui si occupa, quello del gioco d’azzardo, legato a patologie con gravissime conseguenze sociali come la ludopatia.
Vuoi approfondire?
La pagina del comitato “Roma sa da che parte stare”, che promuove una raccolta firme per una Delibera di iniziativa popolare volta a interrompere ogni rapporto tra Roma Capitale e lo Stato di Israele.






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