Spin Time Labs: dopo lo sgombero, la comunità resiste in strada e Roma si mobilita
A Roma oltre duecento persone vivono in presidio permanente davanti allo Spin Time Labs dopo l’incendio del 29 luglio e lo sgombero. Mentre il Comune tratta con la proprietà, centinaia di realtà cittadine si organizzano per l’assistenza.
Da una settimana più di duecento persone dormono davanti allo Spin Time Labs, a Roma, l’edificio occupato da tredici anni da oltre quattrocento persone tra la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e piazza Vittorio. Tutto è cominciato il 29 luglio con un incendio scoppiato intorno alle 22, poi domato dagli stessi abitanti dello stabile con l’aiuto di un idrante interno prima ancora dell’arrivo dei vigili del fuoco.
Quella che dai racconti raccolti sembrava dover essere un’evacuazione temporanea per i controlli sull’impianto elettrico si è però trasformata in uno sgombero permanente, con l’ingresso della polizia nel palazzo e il sequestro dell’immobile da parte dell’autorità giudiziaria.
Da allora gli abitanti, tra cui molte famiglie con bambini, vivono accampati sulla strada, mentre le trattative tra il Comune di Roma e la proprietà dello stabile, il fondo immobiliare Investire Sgr, non hanno finora prodotto un esito. Il 6 agosto, racconta Internazionale, il fondo ha respinto la proposta dell’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, che puntava all’acquisto del palazzo per renderlo agibile e regolarizzare l’occupazione: una soluzione che il Comune avrebbe voluto realizzare come accordo ponte, assumendosi oneri e responsabilità in attesa di un acquisto definitivo.
Gualtieri ha parlato di un “no irrevocabile” da parte della proprietà, che a sua volta ha dichiarato di restare disponibile a un dialogo con le istituzioni, pur ribadendo l’assenza delle condizioni di sicurezza per un utilizzo anche solo temporaneo dell’edificio.
Ad affiancare chi vive il presidio si è attivata, secondo la ricostruzione di Internazionale, una rete diffusa di solidarietà cittadina: oltre duecento associazioni, centri sociali storici, circoli Arci, sindacati e ong come Medu, Lav e Nonna Roma hanno portato tende, materassi, pasti e beni di prima necessità, insieme a una raccolta fondi che in tre giorni avrebbe superato i novantamila euro.
Sul campo opera anche un presidio sanitario coordinato da un centinaio di medici volontari, che segnalano un’emergenza sanitaria indotta dal caldo e dalla mancanza di servizi adeguati, con casi di disidratazione e problemi respiratori soprattutto tra i bambini e le persone con patologie croniche.
Al centro della vicenda resta il nodo del futuro dell’edificio, nato come occupazione abitativa nel 2013 nell’ex sede dell’Inpdap e diventato negli anni anche un polo culturale animato da ventiquattro associazioni. Gli abitanti chiedono che il palazzo venga sottratto alla speculazione immobiliare e acquisito come bene pubblico: secondo una stima del 2022 realizzata da Open Impact per l’Università Bicocca di Milano, citata nell’articolo, il valore sociale generato dalle attività ospitate nello stabile ammonterebbe a 71,5 milioni di euro, a fronte di un’offerta di acquisto che si aggirerebbe sui 37 milioni.
Con il presidio ancora in corso, la vicenda resta aperta: l’assemblea degli abitanti dovrà decidere come proseguire, mentre il confronto tra Comune e proprietà rimane l’unica via individuata finora per una soluzione stabile.







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