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11:08 24 Settembre 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Più ricche degli Stati: i profitti delle multinazionali sono più che raddoppiati in dieci anni. Il dossier

Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo pubblica la sedicesima edizione del dossier sulle prime 200 multinazionali del mondo, con approfondimenti su IA, tecno-destra, Repubblica e guerra in Ucraina.

Autore: Redazione
amazon top 200 multiunazionali

È uscita la sedicesima edizione di Top 200, il dossier con cui il Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) fotografa ogni anno le prime 200 multinazionali del pianeta. La nuova edizione, coordinata come sempre da Francesco Gesualdi, si basa sui dati 2025 di Fortune Global 500 e del Fondo Monetario Internazionale. Si può scaricare gratuitamente dal sito del CNMS, insieme a un tabellone separato con i dati di sintesi sul potere delle grandi imprese.

Il quadro che emerge è quello di una concentrazione crescente. Nel 2025 le prime 200 multinazionali hanno fatturato complessivamente circa 28.800 miliardi di dollari, con profitti per 2.290 miliardi e poco più di 42 milioni di dipendenti. Rispetto al 2015 i profitti sono cresciuti del 137% e il fatturato del 57%, mentre i dipendenti sono aumentati appena del 3,7%.

Secondo gli autori questo divario riflette il crescente ricorso al contoterzismo, cioè l’esternalizzazione della produzione verso fornitori collocati spesso in paesi a bassi salari. In testa alla classifica per fatturato c’è Amazon, seguita da Walmart e dalla cinese State Grid. Per profitti primeggiano Alphabet e Apple: il settore tecnologico è di gran lunga il più redditizio, con margini vicini al 30% del fatturato.

Il confronto più eloquente è quello con gli Stati. Se si mettono in fila le entrate dei governi e i fatturati delle imprese, fra le prime cento entità economiche del mondo compaiono 59 multinazionali e 41 governi. Amazon si colloca al tredicesimo posto, subito dopo l’India. La somma dei fatturati delle prime 25 multinazionali supera addirittura il totale delle entrate del governo statunitense. Gli Stati Uniti ospitano 63 delle 200 imprese, la Cina 46 e l’Italia due, Eni ed Enel.

Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo è nato a Vecchiano, in provincia di Pisa, all’interno di un’esperienza semicomunitaria di alcune famiglie che dal 1983 hanno scelto di vivere concretamente la solidarietà. Dal 1985 analizza gli squilibri internazionali, monitora il comportamento delle imprese e studia nuove formule economiche sostenibili. Nel tempo ha prodotto guide per il consumo critico, campagne e proposte sugli stili di vita, distribuite gratuitamente e realizzate in gran parte grazie al volontariato. Il Centro è coordinato da Francesco Gesualdi, nato nel 1949 vicino a Foggia, allievo di don Lorenzo Milani a Barbiana e fra gli autori di Lettera a una professoressa. Gesualdi è considerato fra i pionieri del consumo critico in Italia ed è autore della storica Guida al consumo critico.

Accanto ai numeri, il dossier propone una serie di approfondimenti. Il primo ricostruisce la filiera dell’intelligenza artificiale: dai progettisti di chip come Nvidia ai gestori dei data center, fino alle società che sviluppano i modelli. Si sofferma anche sui consumi energetici e idrici dei centri di calcolo e sui rischi finanziari legati all’indebitamento del settore.

Un secondo capitolo analizza le pressioni politiche di stampo autoritario esercitate da figure della tecno-finanza statunitense, da Elon Musk a Peter Thiel e Alex Karp di Palantir, anche attraverso i loro manifesti ideologici. Il dossier documenta inoltre i passi indietro dell’Unione Europea sulle regole di sostenibilità per le imprese, a partire dal pacchetto Omnibus, che ha ridimensionato gli obblighi di rendicontazione e di controllo sulle filiere.

Un capitolo è dedicato alla nuova proprietà di Repubblica, ceduta nella primavera 2026 dalla famiglia Agnelli-Elkann ad Antenna Group. Il CNMS ricollega questo gruppo mediatico con sede ad Atene al conglomerato della famiglia Kyriakou, che ha società domiciliate in diversi paradisi fiscali e partecipazioni dei fondi sovrani saudita e qatariota. Chiude la sezione un bilancio su vincitori e perdenti di quattro anni di guerra in Ucraina. Secondo l’analisi hanno guadagnato le imprese degli armamenti, del gas e dei cereali. A pagare sono stati invece i soldati sui due fronti, la popolazione ucraina, i cittadini europei alle prese con i rincari energetici, i più poveri del Sud del mondo e l’ambiente.

Il dossier non si limita però alla denuncia. Nel capitolo sull’IA il CNMS dà conto della crescente opposizione ai data center. Negli Stati Uniti, secondo i dati di Data Center Watch riportati nel documento, sono attivi 833 comitati di base in 49 stati. Nel primo trimestre del 2026 almeno 75 progetti sono stati bloccati o rallentati dalle mobilitazioni locali, e decine di amministrazioni hanno varato divieti o moratorie, da Seattle allo stato di New York. Anche in Italia Lombardia e Piemonte stanno lavorando a regole più restrittive. In Irlanda associazioni come Friends of the Earth si sono rivolte ai tribunali. Il dossier segnala inoltre realtà come AlgorithmWatch, la coalizione People vs Big Tech e la campagna Stop Killer Robots, impegnate per un uso della tecnologia al servizio dei diritti.

Come tutte le pubblicazioni del CNMS, Top 200 è distribuito gratuitamente con licenza Creative Commons ed è realizzato in gran parte su base volontaria. Il Centro invita a diffonderlo e segnala fra i propri lavori recenti il dossier Dal militare al sociale, dedicato alla riconversione della spesa militare in investimenti sociali e ambientali.

Vuoi approfondire?

Scarica il dossier Top 200 – Edizione 2026

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