“Ci hanno puntato le pistole in faccia”. La denuncia degli studenti all’Agrario di Firenze
Studenti e studentesse che stanno occupando l’Istituto Agrario di Firenze denunciano le modalità con cui è stata gestita l’occupazione in occasione di un intervento dei carabinieri lunedì notte. Oggi previsto un picchetto di protesta.
“Siamo gli studenti occupanti dell’Istituto Tecnico Agrario a Firenze. Scriviamo questo comunicato per fare chiarezza sui fatti dell’occupazione di lunedì notte, raccontata dal preside in modo incompleto ed errato”. Comincia così il documento diffuso dai ragazzi e dalle ragazze che stanno occupando l’agrario fiorentino, all’interno del quale lunedì sera si è svolta un’operazione di polizia dalle dubbie modalità.
Secondo la ricostruzione, le forze dell’ordine sarebbero intervenute in seguito a una segnalazione di un furto in corso presso l’istituto. Gli occupanti sgombrano il campo da ogni equivoco spiegando che fuori dalla scuola era stato appeso un grande striscione con scritto “agrario occupato” proprio per chiarire il motivo della loro presenza a scuola fuori dall’orario delle lezioni. Inoltre le versioni fornite dal preside e dagli studenti non combaciano.
“L’allarme è scattato subito e ha catturato immagini di persone incappucciate“, sostiene il dirigente scolastico Andrea Marchetti, precisando che gli ingressi erano stati bloccati da cataste di banchi tanto che, al loro arrivo, le forze dell’ordine hanno dovuto chiamare i pompieri per liberare gli accessi ed entrare nell’edificio. L’operazione ha portato al fermo di sette persone, che sono state portate in caserma per poi essere riaffidate ai genitori.
Diversa la ricostruzione degli occupanti: “Abbiamo chiuso tutti i cancelli per evitare l’eventuale incursione di persone esterne. Le persone esterne e non autorizzate però sono stati i carabinieri, che hanno deciso di scavalcare la recinzione occupando il giardino e poi hanno iniziato a prendere a calci i portoni creando tensione e paura. Abbiamo cercato più volte una mediazione che ci è stata sempre negata fino a che i carabinieri sono riusciti a sfondare una porta minacciandoci di prenderci e insultandoci”.
Non finisce qua: al momento dell’ingresso, gli agenti avrebbero puntato le pistole in faccia agli studenti e alle studentesse, perquisendoli con metodi violenti e chiamandoli “terroristi”, facendo anche alcune foto con i loro telefoni personali. “Siamo stati trattati come persone che volevano recare danno alla comunità scolastica, mentre vogliamo solamente esercitare il nostro diritto al dissenso. Gli studenti sono stati offesi, spintonati, le perquisizioni sono state poco caute, un ragazzo si è sentito male e non gli è stato prestato soccorso e sono cose che, soprattutto se i ragazzi sono minorenni, sono inaccettabili”, spiega uno degli studenti protagonisti del fatto.
“Noi abbiamo visto le pistole puntate con le dita sul grilletto mentre eravamo dietro ai banchi con le mani alzate”, racconta ancora il giovane, che riferisce anche di atteggiamenti razzisti nei suoi confronti da parte dei carabinieri, per via delle sue origini etiopi. Anche le modalità con cui gli studenti sono stati trattati prima di essere portati in caserma sollevano molti dubbi: alcuni di loro sarebbero stati convocati individualmente, senza testimoni, e avrebbero ricevuto offerte di vantaggi scolastici e lavorativi in cambio di informazioni sull’organizzazione dell’occupazione.
“La questione politica non può essere ridotta alla regolarità o meno di un’occupazione”, scrive l’Osservatorio Repressione commentando l’accaduto.”La presenza di studenti all’interno di una scuola non giustifica automaticamente qualsiasi modalità di intervento coercitivo. Se davvero sono state puntate armi da fuoco contro ragazzi seduti a terra con le mani alzate, occorre conoscere quali circostanze abbiano motivato una decisione tanto pericolosa, chi l’abbia assunta e se siano stati rispettati i criteri di necessità e proporzionalità”. Intanto proprio in questo momento è in corso un picchetto di fronte all’agrario per manifestare solidarietà alle persone coinvolte e chiedere che venga fatta chiarezza sui fatti.
Vuoi approfondire?
Ascolta la puntata di Io non mi rassegno dedicata alle proteste di questi giorni.




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