Ponte sullo Stretto, migliaia in piazza a Messina: nasce il “decreto popolare” per chiudere la società concessionaria
Migliaia di persone hanno manifestato contro il Ponte sullo Stretto. Dalla piazza un “decreto popolare” simbolico per chiudere Stretto di Messina Spa, mentre pesano i rilievi della Corte dei Conti e della Commissione VIA-VAS.
Questo fine settimana Messina è tornata a riempirsi di manifestanti contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Al corteo, organizzato dall’Assemblea No Ponte, hanno preso parte cittadini provenuti in gran parte da Calabria e Sicilia, insieme ad associazioni, comitati territoriali e sindacati.
Dalla piazza è arrivata una richiesta che va oltre il blocco dei lavori: l’Assemblea ha presentato «decreto popolare» di chiusura di Stretto di Messina Spa, la società incaricata della realizzazione dell’opera, sottoscritto simbolicamente dai partecipanti come gesto collettivo di opposizione.
Si tratta di un documento scritto dagli organizzatori che dichiara la richiesta di chiusura di Stretto di Messina Spa, “sottoscritto” collettivamente dai manifestanti presenti in piazza come forma di pressione dal basso, come una sorta di petizione pubblica in forma di manifesto. Il “decreto” non ha alcun valore legale, ma serve a dare peso politico e visibilità mediatica alla richiesta, mettendo in scena un “atto popolare” contrapposto alle decisioni istituzionali che il movimento contesta.
Sul numero esatto dei presenti non esiste un dato ufficiale verificabile: le stime circolate tra gli organizzatori e riprese da diverse testate parlano di circa 2000-5000 persone, mentre altre valutazioni indicano cifre più contenute. In assenza di un conteggio istituzionale, resta comunque il fatto che a Messina sono scese in strada migliaia di persone, in un fine settimana caratterizzato anche da un campeggio per chi arrivava da fuori città e da un dibattito pubblico organizzato alla vigilia del corteo.
La mobilitazione arriva in un momento delicato per il progetto. Pochi giorni prima il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha espresso un parere tecnico favorevole alla prosecuzione della progettazione, pur specificando che restano necessarie ulteriori verifiche. Un via libera che si scontra con le criticità già messe nero su bianco dalla Corte dei Conti, che alla fine del 2025 aveva bocciato il progetto per violazioni delle normative nazionali, costi ritenuti eccessivi e impatto sugli habitat naturali.
A pesare c’è anche il parere negativo della Commissione tecnica VIA-VAS sull’incidenza dell’opera su tre siti protetti della rete Natura 2000, superato dal governo attraverso la direttiva IROPI (motivi imperativi di prevalente interesse pubblico), definita dalla stessa Corte dei Conti «viziata alla base». Nell’ultimo Consiglio dei ministri l’esecutivo ha annunciato l’intenzione di ricorrere a misure di compensazione ambientale per bilanciare l’impatto sui siti coinvolti.
Secondo L’Indipendente, Gino Sturniolo, rappresentante dell’Assemblea No Ponte, ha definito le decisioni del governo «meramente politiche», sottolineando la necessità di mobilitarsi e agire ora, prima che vengano prese decisioni potenzialmente vincolanti.
Da qui la scelta di spostare l’obiettivo della protesta dalla sola opera alla società che la gestisce: chiudere Stretto di Messina Spa «dal basso», per interrompere quello che l’Assemblea No Ponte definisce «un meccanismo che da decenni consente di spendere risorse pubbliche per mantenere in vita un’opera che non risponde alle priorità dei territori».
Lo stesso Sturniolo, interpellato da Antimafia Duemila, ha spiegato il cambio di strategia del movimento: il problema, oggi, non sarebbe più la sola costruzione dell’infrastruttura ma l’intero sistema economico e amministrativo che si è sviluppato attorno al progetto nel corso degli anni. Un sistema che avrebbe sottratto risorse (quantificate in 13,5 miliardi di euro) ad altre necessità di Sicilia e Calabria.
Una strategia che punta a costruire, attraverso la partecipazione diretta e il coinvolgimento di realtà sociali e sindacali del Sud Italia, una pressione dal basso capace di incidere sulle decisioni istituzionali nei prossimi passaggi dell’iter.







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