Caccia in Toscana, apre la finestra per chiederne il divieto sul proprio terreno
Con la pubblicazione del nuovo piano faunistico venatorio toscano si apre una finestra di trenta giorni per escludere il proprio terreno dalla caccia senza recinzioni. Ma sul piano restano le critiche di ambientalisti e Wwf.
Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato il 30 luglio 2026 il primo Piano faunistico venatorio regionale, lo strumento che stabilisce per i prossimi cinque anni le regole dell’attività di caccia sul territorio. Con la sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione, attesa nei prossimi giorni, si aprirà una finestra di trenta giorni entro cui proprietari e conduttori di terreni possono chiedere l‘esclusione della caccia dal proprio fondo, senza dover ricorrere alle costose recinzioni perimetrali altrimenti previste dalla legge.
La possibilità è prevista dall’articolo 15, comma 3, della legge nazionale 157/1992, che consente a chi possiede o conduce un terreno di inoltrare al presidente della Giunta regionale una richiesta motivata di divieto dell’attività venatoria, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano. La domanda deve contenere i riferimenti catastali e anagrafici del richiedente, ed è utile corredarla di ulteriori motivazioni, non solo etiche ma legate anche alla tutela delle produzioni agricole, delle attività agrituristiche, della pubblica incolumità o della fauna selvatica presente nell’area.
A segnalare l’opportunità, subito dopo l’approvazione del piano, è stata l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che invita chi è interessato a non lasciarsi sfuggire l’occasione: la prossima finestra utile si riaprirà solo fra cinque anni, alla scadenza del piano.
Per presentare la domanda occorrerà attendere la pubblicazione, sul sito della Regione Toscana, di un’apposita pagina web dedicata alla procedura online, che al momento della pubblicazione di questa notizia non è ancora online.
In alternativa, la Lega Abolizione Caccia (LAC) mette già a disposizione un modulo da inviare via posta elettronica certificata o con raccomandata con ricevuta di ritorno alla Presidenza della Regione Toscana. L’esclusione, una volta accolta, resterà valida per tutta la durata del piano.
Il testo definitivo del Piano non è ancora noto, e potrebbero esserci importanti limitazioni alla possibilità di escludere terreni. Già durante la discussione del piano, il WWF aveva segnalato che il testo introduce una soglia dimensionale di 200 ettari: salvo il caso di colture o allevamenti sperimentali, la richiesta di esclusione può essere presentata solo se un proprietario, o più proprietari associati con fondi confinanti, possiedono complessivamente almeno quell’estensione di terreno.
Una restrizione che, secondo il Wwf, non ha base nella legge nazionale 157/92 e che rischia di escludere di fatto la maggior parte dei piccoli e medi proprietari toscani dalla possibilità di dire no alla caccia sul proprio fondo, indipendentemente dalle motivazioni addotte. Dopo l’approvazione definitiva del piano, sembra che questa limitazione sia rimasta invariata. Se così fosse, l’unica opzione per i proprietari di terreni più piccoli sarebbe associarsi con i vicini.
Il piano è stato approvato con i voti favorevoli di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Casa Riformista, mentre hanno votato contro Alleanza Verdi-Sinistra e l’intero centrodestra, sia pure per ragioni opposte. Il presidente Eugenio Giani lo ha definito un “piano dell’equilibrio”, capace di tenere insieme agricoltori, cacciatori e associazioni ambientaliste, sottolineando il ruolo dei cacciatori nel contenimento della fauna selvatica (affermazione che non trova riscontro nella letteratura scientifica).
Di segno diverso il giudizio del Wwf Toscana e di altre realtà come Tutela Fauna Toscana, secondo cui il piano non aumenta le superfici sottratte alla caccia né introduce misure sufficienti per le specie più vulnerabili, e continua ad affidare la gestione dei conflitti con l’agricoltura soprattutto agli abbattimenti anziché a prevenzione e monitoraggio faunistico.
Nel frattempo, chi vuole avvalersi della possibilità prevista dalla legge può già raccogliere la documentazione necessaria e informarsi presso le associazioni ambientaliste attive sul territorio, mentre diverse realtà toscane annunciano di voler monitorare l’attuazione del piano nei prossimi mesi.







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