Ceuta: ecco qual è la situazione dopo l’allarme “invasione” lanciato dall’Italia
Poco più di una settimana fa la crisi di Ceuta ha innescato un allarme che ha portato l’Italia a reagire con la sospensione del Trattato di Schengen. Ma cos’è realmente successo?
Fra il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone – si parla di circa 50.000 – hanno attraversato la frontiera fra il Marocco e Ceuta, l’exclave spagnola in Africa, aggirando a nuoto le barriere che separano i due territori ed entrando su suolo europeo. Nel farlo, 84 hanno perso la vita fra i flutti. Dopo due giorni, il Governo spagnolo ha annunciato che la stragrande maggioranza dei marocchini e delle marocchine entrate a Ceuta – circa 48500 – era stata rimpatriata.
A poche ore di distanza dalla crisi migratoria, il Governo Meloni ha lanciato un allarme, temendo che molte delle persone entrate illegalmente a Ceuta potessero raggiungere, altrettanto illegalmente, l’Italia. Per questo motivo ha paventato la sospensione del Trattato di Schengen, mettendo poi in atto la decisione e motivandola con una “minaccia immediata per la sicurezza nazionale”, che è una delle condizioni previste dal Trattato stesso. Poco dopo la stessa iniziativa è stata adottata anche dal governo danese e da quello finlandese.
Va sottolineato che tecnicamente non si tratta di una vera e propria sospensione, ma dell’applicazione del Codice Frontiere Schengen, che prevede il ripristino per un periodo massimo di un mese – nel caso italiano dunque la misura è applicabile fino al 1° settembre, essendo stata effettuata la comunicazione il 1° agosto – delle procedure di controllo frontaliero. Il paradosso è che, sempre in base al Codice Frontiere, il regime di controllo applicato in via transitoria ed eccezionale dall’Italia al confine – virtuale e non fisico – con la Spagna corrisponde a quello che già si applica in maniera permanente al confine fra Ceuta e Spagna continentale.
Nella pratica infatti gli effetti sono stati praticamente nulli, visto che Italia e Spagna non confinano e sono reciprocamente raggiungibili solo in aereo o – con un volume di traffico minore – in nave. Ma soprattutto va sottolineato che Ceuta stessa non condivide confini di terra con la Spagna, essendo un territorio fisicamente ubicato in Africa. Per viaggiare dall’exclave alla Spagna bisogna, anche qua, muoversi via aria o via mare. Inoltre questa tratta prevede già un regime di controlli più rigido di quelli imposti dal Trattato di Schengen.
Tre giorni fa, martedì 4 agosto, si è tenuta una riunione straordinaria dei Ministri degli Interni dei membri dell’Unione Europea sulla crisi crisi migratoria di Ceuta. La posizione espressa ufficialmente dal consesso è stata di “unità e forte solidarietà alla Spagna e apprezzamento per la rapidità e l’efficacia degli interventi delle autorità spagnole nella gestione della situazione a Ceuta“. Il rappresentante spagnolo ha aggiornato i numeri, dichiarando che circa 72.000 persone hanno raggiunto Ceuta e 70.000 sono quelle che sono state già rimpatriate.
Il vertice ha affrontato in maniera prioritaria il tema della sicurezza delle frontiere, evidenziando la necessità di mettere in campo azioni preventive efficaci e non rincorrere le emergenze. Per l’Italia c’era il ministro Piantedosi, che ha sottolineato come la decisione di sospendere Schengen non sia da leggere come un attacco politico alla Spagna ma come un atto di auto-tutela, anche se il suo omologo spagnolo ha ribadito che “non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio“.
Proprio i dati Frontex sugli attraversamenti delle frontiere europee saranno un elemento importante nella valutazione della congruità del provvedimento. Essendo rilasciati con cadenza trimestrale bisognerà aspettare ancora qualche settimana, però i report disponibili sinora – aggiornati a giugno 2026 – restituiscono un elemento significativo: solo 1,2% dei migranti giunti in Italia nel 2025 arrivava dal Marocco, facendo di questa rotta una delle meno battute. Lo stesso ministro Tajani ha recentemente ammesso che per ora non risulta alcuna persona proveniente da Ceuta intercettata mentre tentava di entrare illegalmente in Italia.
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