Ddl caccia, la riforma corre in Parlamento: l’appello delle associazioni per fermarla
Il DDL Caccia, approvato dal Senato a giugno, è atteso in Aula alla Camera a novembre: la maggioranza vuole accelerare i tempi mentre la Commissione Agricoltura è ancora al lavoro sugli emendamenti.
Il disegno di legge che riscrive la legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio ha superato il primo passaggio parlamentare lo scorso 23 giugno, quando il Senato lo ha approvato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti, fra le proteste. Da allora il testo è all’esame della Commissione Agricoltura della Camera, che ha ripreso la discussione sugli emendamenti il 16 settembre.
La maggioranza, però, sembra intenzionata ad accelerare i tempi. Punterebbe infatti, secondo alcune associazioni ambientaliste fra cui WWF e Greenpeace, a portare il provvedimento in Aula già a novembre, senza attendere la conclusione dell’esame della Commissione. Un’accelerazione contestata da opposizioni e associazioni ambientaliste, che chiedono invece tempi più lunghi e un ciclo di audizioni più ampio.
“Una riforma tanto controversa – scrive WWF in un comunicato – avrebbe richiesto il massimo livello di confronto e partecipazione. Al contrario, la maggioranza sceglie di accelerarne l’iter sottraendo spazio alla discussione degli emendamenti e al necessario approfondimento delle numerose criticità evidenziate nel corso dei lavori parlamentari”.
Anche la scelta di affidare il provvedimento alla sola Commissione Agricoltura, escludendo quella Ambiente, è fonte di dibattito: per le opposizioni e parte del mondo ambientalista significa trattare la riforma come una questione produttiva, mentre il testo stesso rivendica un impatto diretto su biodiversità ed ecosistemi. Restano aperti anche i dubbi sulla costituzionalità, sulla compatibilità con le direttive europee Habitat e Uccelli, oggetto di una procedura d’infrazione già avviata dalla Commissione UE, che secondo fonti di stampa starebbe seguendo il dossier insieme agli uffici giuridici del Quirinale.
Il ddl caccia riforma la legge che dal 1992 regola la caccia in Italia, intervenendo su tre fronti principali: regolarizza una serie di pratiche che i cacciatori già portano avanti da tempo, finora tollerate solo in deroga alle regole vigenti; rimuove alcuni divieti e vincoli, a vantaggio di chi trae un guadagno economico dall’attività venatoria; e ridimensiona il ruolo dell’ISPRA, l’ente pubblico che, tra le altre funzioni, fornisce ai ministeri il supporto tecnico-scientifico sulle questioni ambientali.
Il governo sostiene che la riforma renda più efficace la gestione della fauna selvatica, riducendo i danni causati da specie in sovrannumero ad agricoltura e sicurezza pubblica. Anche dentro la maggioranza, però, non mancano le distanze: alla Camera si sono già registrati voti contrari in commissione da parte di deputati di Forza Italia e Noi Moderati, segno che il confronto sul merito non segue rigidamente gli schieramenti.
Greenpeace, WWF e altre sigle ambientaliste chiedono invece al governo di frenare la corsa verso novembre e di attendere la fine dell’esame in commissione. Chiedono inoltre una discussione più ampia e trasparente su un provvedimento che, sottolineano, riguarda fauna selvatica, ecosistemi e l’interesse di tutti i cittadini, non solo quello del mondo venatorio.
L’iter parlamentare resta comunque aperto: le audizioni, il termine per gli emendamenti e l’eventuale valutazione di compatibilità europea sono passaggi su cui associazioni, esperti e cittadini possono ancora far sentire la propria voce prima del voto in Aula atteso a novembre.








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