Educazione sessuo-affettiva: più di 500.000 firme per reintrodurla nelle scuole
In appena un mese la campagna referendaria sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole ha superato il mezzo milione di firme richiesto.
551.755 sottoscrizioni. È questo il numero raggiunto dalla campagna referendaria che chiede ricominciare a parlare di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Un risultato eccezionale che riveste molteplici significati. Ma tecnicamente cos’è successo? Il quesito ufficiale che viene chiesto a chi firma è: “Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026 ?”.
Abbiamo usato il presente perché è ancora possibile firmare – lo potete fare cliccando qui – e lo staff che ha promosso l’iniziativa incoraggia chiunque a continuare a farlo anche se la soglia del mezzo milione di sottoscrizioni è stata superata “per assicurare alla campagna tutto il sostegno possibile, in vista del giudizio della Corte Costituzionale”. Tanto maggiore è il numero di firme rispetto a quelle richieste, quanto minore sarà il rischio che, nel caso in cui ne venissero dichiarate alcune non valide, il computo totale scenda sotto la soglia prevista.
Cosa dice la legge
L’attuale legge, derivata dal cosiddetto DDL Valditara, impone il divieto assoluto di trattare qualsiasi tema legato alla sessualità alla scuola d’infanzia e alla primaria, quindi fino ai 10 anni. È possibile farlo solo a partire dalla scuola media, non senza però il consenso scritto e preventivo dei genitori. Non sono oggetto di queste restrizioni iniziative che riguardano relazioni e discriminazioni, l’educazione sessuale in senso biologico e la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili – quest’ultima però solo dalle medie.
Qualche dato
Già durante il percorso di discussione del disegno di legge tante realtà avevano sottolineato il carattere ideologico del testo e la sua discrepanza con i dati e le reali esigenze della comunità studentesca, delle famiglie e della società in generale. Fra esse Save The Children: “La nostra ricerca sull’educazione sessuo-affettiva mostra che solo il 47% degli adolescenti ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola. Questa percentuale scende al 37% al Sud e nelle Isole. La stessa indagine ha evidenziato inoltre che il 91% dei genitori ritiene utile l’introduzione di questi percorsi obbligatori a scuola”.
L’associazione richiama inoltre le linee guida UNESCO e gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, universalmente approvati a applicati. Ad esempio, pur con le dovute differenze di modalità e contenuti, nell’Unione Europea sono 19 i Paesi in cui l’educazione sessuo-affettiva è obbligatoria e solo 8 quelli in cui è facoltativa, fra cui appunto l’Italia, che con il DDL Valditara la vieta addirittura sino ai 10 anni di età.
Il significato del successo del referendum sull’educazione sessuo-affettiva
Secondo l’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi di Non Una Di Meno, nel 2026 sono stati commessi 56 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 1 omicidio di un ragazzo, 1 suicidio di una ragazza trans, 8 casi in corso di accertamento. Tutti questi delitti sono riconducibili alla violenza di genere e eterocispatriarcale. A essi vanno poi aggiunti 92 tentati femminicidi e 12 casi di omicidi correlati, di persone che sono rimaste coinvolte, cercando di fermare il femminicida o l’aggressore di donne e altre persone familiari e amiche.
Pur con un leggero miglioramento rispetto ai numeri degli anni scorsi, la violenza di genere continua a essere un problema che va risolto in maniera sistemica e la cui soluzione non può essere affidata alle sole politiche securitarie. È per questo che l’educazione sessuo-affettiva riveste un ruolo cruciale nel sensibilizzare la giovani generazioni. In quest’ottica il successo del referendum abrogativo della legge sulle Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico rappresenta un passaggio di cruciale importanza.
Inoltre è un riuscitissimo esperimento di mobilitazione dal basso. La finestra temporale per raccogliere un numero di firme considerevole – più di mezzo milione – è stata molto ristretta e ha coinciso appieno con il periodo feriale di agosto. La campagna infatti è stata lanciata il 6 agosto scorso e ha raggiunto due giorni fa l’obiettivo prefissato. C’è stata una grande mobilitazione trasversale a cui hanno partecipato sindacati, associazioni, ONG, personaggi della cultura e dello spettacolo e migliaia e migliaia di cittadini e cittadine.







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