Addio Mercatore: l’ONU approva la mappa che restituisce all’Africa le sue reali dimensioni
L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione, promossa da Togo e Unione Africana, per superare la proiezione di Mercatore e adottare mappe che rispettino le vere proporzioni dei continenti.
Venerdì 4 settembre 2026 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che invita governi, scuole e aziende tecnologiche ad abbandonare progressivamente la proiezione di Mercatore nelle mappe del mondo, a favore di rappresentazioni cartografiche che rispettino le reali proporzioni tra i continenti.
Il testo, presentato dal Togo a nome dell’Unione Africana, è passato con 164 voti favorevoli, un solo voto contrario – quello degli Stati Uniti – e sei astensioni (Ucraina, Serbia, Estonia, Lituania, Georgia e Moldavia).
La proiezione di Mercatore, ideata nel Cinquecento dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator per facilitare la navigazione a bussola, è ancora oggi la più diffusa nei planisferi fisici e nelle mappe digitali come Google Maps e OpenStreetMap. Il suo limite è noto da tempo: allontanandosi dall’equatore la scala aumenta, “gonfiando” visivamente le terre a nord e a sud a scapito di quelle vicine all’equatore.
Ne è un esempio la Groenlandia, che sulla mappa di Mercatore appare più grande dell’Africa pur essendo, nella realtà, quattordici volte più piccola. Per i sostenitori della risoluzione, questa distorsione ha contribuito per secoli a una visione eurocentrica del mondo, sminuendo il peso reale di Africa, America Latina e Sud-est asiatico nell’immaginario collettivo e, di riflesso, nei contesti diplomatici internazionali.
Non è la prima volta che si tenta di correggere la rotta: negli anni Settanta lo storico tedesco Arno Peters propose una proiezione alternativa, la Gall-Peters, che rispettava le proporzioni tra le superfici ma deformava vistosamente le forme dei continenti, e non si affermò mai su larga scala. La risoluzione approvata a New York punta invece sulla proiezione Equal Earth, elaborata nel 2018 apposta per coniugare proporzioni corrette e un aspetto dei continenti più familiare, con bordi curvi che richiamano la forma sferica della Terra.
Il caso della proiezione di Mercatore rientra in un dibattito più ampio sul potere delle mappe di orientare la percezione collettiva del mondo. Il geografo britannico Brian Harley, tra i primi a teorizzare una critica della cartografia, sosteneva che una carta non è mai neutrale: seleziona cosa mostrare e cosa omettere, e così facendo non si limita a descrivere la realtà ma contribuisce a costruirla, agendo direttamente sull’immaginario di chi la guarda.
La storia offre diversi esempi di questo potere: la Conferenza di Berlino del 1884-85 tracciò sulla carta i confini dell’Africa coloniale senza tener conto delle comunità che vi abitavano, mentre la sostituzione di toponimi locali con nomi imposti dai poteri dominanti — da Niew Amsterdam a New York — ha spesso accompagnato conquiste e cambi di sovranità.
In questo senso, decidere quale proiezione usare per rappresentare il pianeta non è mai una scelta puramente tecnica: definisce quali Paesi appaiono centrali e quali marginali, e può rafforzare, o mettere in discussione, una gerarchia tra Nord e Sud del mondo che nella realtà non esiste. Anche per far riflettere su questi aspetti su Italia che Cambia abbiamo deciso di ribaltare la nostra mappa.
La mozione non è vincolante, ma apre la strada a una sua adozione nei programmi scolastici e nei servizi cartografici digitali. Il governo del Togo ha annunciato un evento a Lomé a inizio 2027, in collaborazione con l’Unesco e alcune aziende tecnologiche tra cui Google, per pianificare l’attuazione della risoluzione; entro fine 2026 intende inoltre aggiornare i libri di testo scolastici del Paese. L’iniziativa arriva dopo che, nel 2025, l’Unione Africana aveva scelto di promuovere la proiezione Equal Earth in tutte le scuole degli Stati membri. Gli Stati Uniti, unico voto contrario, hanno sostenuto che la risoluzione promuova posizioni ideologiche e distragga dai reali ostacoli alla pace internazionale.
Il voto segna più un segnale politico e culturale che un cambiamento immediato: la transizione dipenderà ora dalle scelte di governi, case editrici e piattaforme digitali nei prossimi anni. Ma per i Paesi africani, che negli ultimi anni hanno guadagnato peso demografico ed economico globale, restituire all’Africa le sue reali proporzioni sulla carta è anche un modo per rivendicare un posto più centrale nelle rappresentazioni e nelle decisioni internazionali.







Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi