Addio a Wendell Berry, contadino e poeta
È morto a 92 anni Wendell Berry, contadino, scrittore e docente americano. Per tutta la sua vita si è impegnato a favore di un’agricoltura e uno stile di vita più sani, più naturali e più legati alla terra.
Wendell Berry è stato poeta, saggista, docente universitario e agricoltore. Anche se fra questi titoli quello a cui teneva di più, quello in cui si identificava davvero, era quello di contadino. Nato nel 1934 in Kentucky, negli Stati Uniti, proveniva da una famiglia di piccoli agricoltori, dalla quale ereditò la passione per la terra ma anche quella per la cultura, per i libri, per le parole e le rime.
La sua produzione letteraria conta più di cinquanta pubblicazioni, fra cui i programmatici La rivoluzione del contadino impazzito, Mangiare è un atto agricolo e Pensare in piccolo, in cui ha riversato le sue posizioni per una società più legata alla terra e meno preda di consumismo, produttivismo e alienazione. Uno dei concetti chiave che emergono dai suoi scritti – e che applicava coerentemente anche nella sua vita quotidiana – è quello della husbandry, la cura della terra.
Wendell Berry era diretto e pragmatico, non dogmatico. Un approccio che pescava a piene mani dal mondo in cui si muoveva, quello agricolo, e che al tempo stesso lo ha sempre mantenuto un punto di riferimento neutrale e accogliente, fondato sulle idee più che su sigle, etichette e posizionamenti spesso divisivi, da cui prendeva le distanze.
Qualche anno fa, durante una conferenza in Italia, a una giornalista che gli chiese cosa pensasse del Movimento per la Decrescita Felice – happy degrowth movement in inglese – lui rispose stralunando gli occhi e ridendo: “Happy what!?!?”. Una reazione spontanea che chiariva come il suo approccio semplice, diretto, pragmatico, proprio di chi è abituato a lavorare tanto con le mani, fosse refrattario alle etichette.
Le istanze portate avanti da Wendell Berry riguardavano anche il modo di fare agricoltura e le politiche agricole, che lui – sempre in quel modo dolce ma fermo che lo contraddistingueva – cercò di influenzare, contrastando la deriva produttivistica delle grandi pianure del mid-west americano, macchiata da migliaia di ettari di monocolture intensive. “Erosione, tossicità e distruzione della cultura contadina locale“, erano queste le tre grandi minacce per l’agricoltura tradizionale secondo il contadino-poeta.
“Non ho in tasca un piano per cambiare il mondo, ma penso che bisogna partire prima di tutto dalla propria concezione“, diceva. E per farlo suggeriva di partire dalle cose semplici, come riappropriarsi delle ritualità legate al consumo di cibo, alla dimensione comunitaria del pasto, alla riduzione della distanza – fisica ma anche economica e culturale – fra chi coltiva i prodotti della terra e chi li mangia. Un tema di cui Wendell Berry aveva fatto anche una battaglia politica.







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